Cactus di notte

Così come stanotte, tante notti.

un fischio perenne nelle orecchie. E solo la luna di bello nel cielo.

Mi spunta lassù, fra i palazzi. Mi racconta quel che non mi va di sentire.

Ma è tardi. E ormai la strada è imboccata, e i cartelli riportano tutti la stessa scritta: Non andare di là..

Vagli a spiegare alla luna che avevo le migliori intenzioni, vagli a spiegare che il risultato è tremendo.

Mi riesce sempre meglio il durante che il prima e il dopo. E per meglio non ho mai inteso bene..

E mi rendo conto che anche mi avessero dato u manuale lo avrei stracciato, come un romanzo rosa, come le istruzioni del frigo.

Diamine, è un frigo. Quato mai dovrei impegarmi a carprne i suoi segreti?

Che dire.. Che fare semmai, semmai dovessi incrociare anche solo l’ombra della mole di ciò che è importante e che per me non lo è mai stato.

Pochezza. La preferisco al rammarico di quei gesti che non so perchè non fanno più parte di me, e nemmeno di te.

Fingiamo insieme, che tanto so che verità non sarà mai nostra virtù.

Verità. Virtù. Un insipida violenza. Un macabro banchetto, cannibali, masticatori di carne amica, vegetariani col nemico più duro.

Lasciaa che sia la distanza a colmare quel che non siamo in grado di ingoiare.

Mastica meglio, e non ti strozzare. Bevi quel vino. Abbatti questa tenia.

Perchè davvero stasera solo la luna è bella da vedere.

Quegli occhi vispi, che pensavo avessero molto da dire.

Perfino questo cactus nel suo vaso ha di più da raccontare..

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