I Bimbi Sperduti – Giorno 5

Il caffè stava salendo dalla macchinetta, diffondendo per tutta la cucina l’aroma di chissà quale segreta miscela, come appunto informava il pacchetto, amalgamandosi dolcemente col fumo di una sigaretta accesa che lentamente si consumava sul bordo del tavolo. Nel lavandino, una pila di piatti sporchi e una pentola piena di roba ormai andata a male.
Una figura alta, spettinata e dal lungo naso, guardava dalla finestra delle nuvole nere che arrivavano da lontano. Qualcuno suonò alla porta – Chi è? – Chiese Blu – Siamo noi! – Risposero Verde e Giallo.
Blu, chiaramente, non si ricordava di aver fissato con loro, ma non si poneva questo problema. Tanto non se lo sarebbe ricordato comunque.. Quindi aprì e si preparò a qualsiasi evenienza – Allora? Che ci fate qui? – disse Blu – Ma come? Non te lo ricordi? – domandò Verde. Blu rimase in silenzio, spostando gli occhi in alto come per ricercare nella sua memoria un qualsiasi appiglio. Allora Verde sorrise, e disse – Dai scherzo. Tanto non te lo ricorderesti comunque.. Ci serve una mano. O meglio, ci serve la tua attrezzatura per un evento -, – E di cosa avete bisogno in particolare? – chiese Blu – Della consolle, della telecamera, del computer e dei microfoni – lo informo rapidamente Giallo. Gli spiegarono anche che era un evento organizzato dalla Mamma.
Lei era la madre di tutti i bimbi sperduti. Li aveva da sempre coccolati e aiutati, sia a parole che coi fatti. E ogni volta che c’era un problema, la Mamma era sempre pronta ad ascoltarli, e loro sempre pronti ad aiutarla tutte le volte che lei ne avesse avuto bisogno.
Dopo un paio di battute sui capelli di Blu, andarono nella sua stanza, che appariva come la stanza di un vecchio jazzista pazzo, troppo pazzo per poter diventare famoso, e cominciarono a radunare in bustoni quello che gli sarebbe servito. Passò diverso tempo, prima che potessero riuscire nel loro intento. Trovare tutto quanto in quel casino infatti non fu facile. E non è che Blu fosse disordinato, è che aveva troppo stile..
Caricarono tutto sul furgoncino e partirono insieme per raggiungere la Mamma, che si trovava in uno stabilimento abbandonato sulla via principale. Lei era più grande dei Bimbi sperduti. Di età, dato che l’altezza non era proprio il suo punto forte. Una donna punk, forte e decisa, che aveva realizzato migliaia di cose per se e per tutti, e che adesso stava costruendo il suo ultimo progetto, e i Bimbi Sperduti non l’avrebbero certo lasciata da sola.
Nel furgone, Giallo accese uno spinello, mentre dell’hip hop di vecchia scuola fuoriusciva violento dallo stereo, e disse, riferendosi a Blu – Gli altri mi hanno raccontato che ne avete combinate delle belle ieri.. -, – Beh, si.. Abbiamo fatto un po’ di danni.. Siamo stati quasi tutta la notte in giro a portare disagio. Piazze, case e locali. Giusto per interrompere il normale flusso quotidiano di questa ridente cittadina. Turbare un po’ gli animi. Poi il tutto è degenerato quando gli altri si sono messi in testa di convincere le persone a togliersi le mutande, e qualcuno lo hanno convinto. Poi però qualche tipo si è rigirato male ed è partita una specie di rissa tra chi portava ancora le mutande e chi se le era tolte. E mentre ragazzi e ragazze litigavano, gli altri si rotolavano per terra dalle risate. Andavano ad abbracciare tutti, ma ormai il danno era fatto. Allora siamo andati a mangiare qualcosa, ma anche li siamo scappati rincorsi dal proprietario di un forno dopo aver provato a farci dare dei panini senza pagare e gli gridavamo “Però i campi di grano non ti chiedono soldi!”. Alla fine albeggiava e siamo andati ognuno a casa sua – raccontò Blu.
Giallo e Verde risero rumorosamente. Si immaginavano la scena e le facce felici di Rosso, Arancione e Violetto. Facce comuni, con occhi scintillanti..

Erano già passati cinque giorni. Cinque giorni di gioia intensa per i Bimbi Sperduti. Una gioia che non è né felice né triste, ma che accetta tutto come naturale, dato che solo ciò che è naturale accade. E ovviamente, nell’universo, accade di tutto. Anche quando non lo guardi. Anche quando te ne resti fermo a guardare il fiume che scorre dall’altezza di un ponte. E quel fiume scorre sempre, ed ogni volta che lo guardi, in realtà non stai mai guardando la stessa cosa.. Il fiume scorre, e l’acqua non è mai la stessa dell’attimo prima. Assurdo no? Dare nomi fissi a ciò che cambia forma continuamente..
Comunque, Verde, Giallo, e Blu, raggiunsero la Mamma allo stabilimento abbandonato, pronti a mettersi all’opera – Amori miei! – Disse la Mamma – Come state? Avete portato tutto? -, – Noi stiamo bene, quello che ci avevi chiesto è tutto nel furgone. Tu invece? Che combinate qui? – Chiese infine Verde – Stiamo organizzando una serie di incontri con degli inventori mezzi pazzi che presentano le loro scoperte. C’è della roba incredibile! Uno, ad esempio, porterà un aggeggio che prende forme differenti a seconda delle frequenze sonore da cui viene colpito.. – Spiegò entusiasta la Mamma.
Blu adorava questo genere di cose, le nuove frontiere della tecnologia, i rapporti tra scienza e coscienza. Fin da piccolo aveva assistito a fenomeni ai limiti della fisica, e nella sua famiglia, tutti quanti avevano un’esperienza poco comune da raccontare. La nonna di Blu, tanto per dirne una, si ritrovò delle sfere di metallo che svolazzavano nel giardino di casa e che all’improvviso presero il volo, scomparendo nell’azzurro del cielo. Blu le disse che secondo lui erano delle sonde che appartenevano a chi stava sopra gli Architetti, e che sicuramente non avevano buone intenzioni. D’altronde chi ti spia raramente lo fa per il tuo bene..
– Mettete tutto su questo pancale, tanto c’è molto altro da fare prima di metterci a montare audio e video! – Disse poi la Mamma – Ah ragazzi miei, sto diventando vecchia! Dovrei anche smetterla di abusare di certe cosa la sera. Ma come si fa? Come ti giri attorno è tutto uno schifo. E si chiedono perchè le persone si drogano o si annientano.. E’ così bello quello che ti offre questa società!! Ah, lasciamo stare.. Comunque se volete potete andare, casomai se qualcuno di voi vuole ripassare dopo mettiamo un po’ di musica, tanto per divertirci tra di noi, ditelo anche a gli altri! Niente di che, due birre e due chiacchere.. -, – Va bene tesoro, allora vedrai che ci vediamo dopo! – La interruppe Giallo con la sua voce squillante.

I tre risalirono sul furgone, spintonandosi per chi sarebbe stato a sedere accanto al posto di guida, e ripartirono verso ignote destinazioni – E ora che si fa? – chiese Verde – Ah boh, se volete si può fare un salto a casa mia intanto, sembra che metta a piovere – rispose Blu. E così fu.
A casa di Blu il tempo si muoveva più lentamente, forse a causa delle canne che venivano fumate come quasi per dovere in quel luogo, e ciò rendeva ogni parola molto più leggera di quanto in realtà fosse – Sapevate che ogni fotone che colpisce la retina viene poi trasformato in un segnale bioelettrico per essere poi interpretato dal cervello? Buffo no? I nostri occhi agiscono come convertitori di segnali analogici in segnali digitali.. Come una telecamera! E quello che vediamo è un modello digitale di ciò che ci sta attorno – Disse Blu scherzosamente -, – Si, ma mica vale solo per gli occhi. E’ così anche per tutto il resto – Precisò Giallo.
In quel momento però, un fischio pesante alle orecchie colse tutti e tre. Un fischio strano, che tutto intorno all’orecchio creava una particolare sensazione di vuoto. Sapevano di cosa si trattava – Gli Architetti ci ascoltano – Disse Blu. Ed era vero. Gli architetti stavano sempre sulle tracce dei Bimbi Sperduti, e di tutti gli altri Bimbi Sperduti che c’erano nel mondo. Raccoglievano informazioni su quello che loro non erano in grado di capire. Si sa. Per diventare Architetti bisogna studire molto. Edificare non si impara dall’oggi al domani. Ma i Bimbi Sperduti invece costruivano così, all’istante, nel momento, senza libri o formule, e questo rendeva furiosi gli Architetti. Tentavano di imparare e capire da loro, invano, dato che non si può imparare qualcosa che non è mai stato insegnato, e per far ciò utilizzavano le più avanzate tecnologie per poter riuscire a carpire i loro segreti. Ma i Bimbi Sperduti non avevano segreti, e sapevano che non dovevano preoccuparsi di questo, anche se in effetti non c’erano molte cose di cui si preoccupassero in generale. Raramente si impaurivano di qualcosa, e accettavano qualsiasi sfida come un gioco.
Blu conosceva come riuscivano ad ascoltarli, e la cosa lo divertiva. Tutta quella fatica tra studi e chissà cos’altro per ritrovarsi a monitorare un ragazzo che tenta di vivere appieno la sua vita tra gioie e dolori. Deve essere frustrante.

Lasciarono che gli Architetti potessero invidiare le loro vite ancora per un po’, dopodichè uscirono per riaccompagnare Giallo a casa, anche se Verde non avrebbe voluto, ma pioveva, e quando Giallo ci si metteva sapeva insistere fino allo sfinimento.
Le luci dei semafori, e dei fari delle macchine sull’asfalto bagnato davano la sensazione di stare a condurre un vascello in un calmo mare colorato, cosa che gli altri automobilisti, dal suono dei loro clacson, parevano non apprezzare. Eppure la pioggia ha sempre unito. Ed infatti unì anche quella volta – Ragazzi! Ragazzi! – si udì dalla strada mentre il furgoncino era fermo ad un incrocio – Ehi, accosta, accosta, guarda chi c’è là! – Gridò Giallo. Era Pollicina, sorella dei Bimbi sperduti. Li seguiva sempre, se poteva. Era sempre stata per loro un sicuro abbraccio caldo ogni volta che ne avessero avuto il bisogno. Diciamo che seguiva le briciole che loro lasciavano dietro di se. Briciole roventi, capaci di rovinarti la vita o di elevartela. Pollicina era felice però di questo – Non vi hanno detto niente gli altri di due giorni fa? – disse – No, di cosa parli? Salta su intanto – rispose Blu – Accidenti, eravamo a dormire a casa mia tutti insieme quando è successo qualcosa di incredibile! Gli altri due erano sul soppalco, quando ad un certo punto è comparsa sul muro un’a figura nera gigantesca che ci fissava. Io mi sono impaurita terribilmente e ho cominciato a scalciare e a gridare aiuto, ma dalla mia bocca non usciva nessun suono e non riuscivo a muovermi. Allora l’ombra si è trasformata in un essere luminoso, ancora più terrificante. Gli altri non dicevano niente, erano come incantati, e questo coso continuava a guardarci con uno strano sorriso. Poi, così come era arrivato, scomparì dal nulla. E’ stato impressionante, e gli altri non si sono accorti di nulla, ma mi hanno spiegato che può succedere e che non dovevo averne paura. Ciò che era accaduto si stava svolgendo su un altro piano sul quale loro non potevano agire, almeno così mi hanno detto. Sai come sono quei due, loro sono abituati a queste cose, viaggi, entità, forze, ecc.. Ma io no!! Sono ancora turbata – raccontò Pollicina.
Verde, Giallo e Blu si guardarono. Sapevano che Rosso e Arancione erano esperti di queste vicende, e non solo. Loro due erano stati i primi, e i loro racconti a volte sembravano pura fantasia. Per certe cose facevano paura alle persone, e molte volte successe che qualcuno scappò via da loro bianco in volto. La loro potenza era conosciuta, ma non erano pericolosi, anzi, averli accanto garantiva sempre l’aiuto dell’impossibile, sebbene non avessero un carattere facile. Ciò che aveva raccontato Pollicina però poteva significare molte cose. Forse qualcuno o qualcosa stava cominciando a perdere la pazienza riguardo alle azioni dei Bimbi Sperduti – Tu che fai? Vieni con noi? Stasera andiamo in un posto abbandonato che stiamo allestendo, vedrai che ci saranno tutti. Però andiamo prima a mangiare qualcosa – disse Blu – Certo che vengo con voi. Potremmo andare a riempirci la pancia in un caffè dove lavora una mia amica. Di sicuro spendiamo poco – rispose Pollicina.

Una volta accompagnato Giallo a casa, Verde, Blu e Pollicina si diressero a questo caffè dalle luci al neon, un po’ squallido e frequentato da facce non troppo raccomandabili. E che le facce non troppo raccomandabili non se ne offendano.
L’ora dell’aperitivo era appena iniziata. Il che significava mangiare e bere spendendo il meno possibile, fattore importante per le scarse finanze dei tre. Ma chi ha pochi soldi ha sempre più risorse. E non è difficile sfruttarle in queste occasioni. Intanto alcool, tabacco e cibo veniva consumato senza sosta da tutti i presenti, mentre mille conversazioni si sovrapponevano, formando una nube di parole indecifrabile per chiunque. Questi sono i luoghi ideali dove discutere di cose serie. Non se ne può parlare sempre. Comincerai altrimenti a vederti intorno occhi che ti guardano e orecchie che si orientano verso di te. Tutti cercano la verità, ma nessuno vuole fare il lavoro sporco per arrivarci. Così tentiamo di rubarla e di farla nostra ad ogni occasione. L’occasione fa l’uomo ladro, si sa, anche se è proprio l’uomo, in questi termini, a rappresentare l’occasione. Ma protetti dal caos della mente collettiva, i tre potevano parlare liberamente – Avete sentito degli attacchi agli architetti? Ve lo hanno raccontato gli altri? – disse Blu – Si, me lo hanno raccontato – rispose Verde – Che cosa? – chiese invece Pollicina – Praticamente alcune forze hanno sabotato diversi punti strategici, e hanno catturato le informazioni su dove si trovino le basi nascoste da dove lanciano ed elaborano i segnali -, – Cavolo, e di quali forze stai parlando? Chi sono? -, – Ah, non lo so, c’è talmente tanta roba nell’universo che vai a saperlo. Potrebbero essere nostri amici, o altri che hanno semplicemente lo stesso loro interesse degli architetti nel potere, ma sono solo ipotesi – rispose Blu – Ed è buffo sorseggiare questo vino da due soldi mentre qualcuno lotta tutti i giorni, con tutte le sue forze, per soggiogare od essere soggiogato, invece di fermarsi e prendere un sorso. Hanno ancora bisogno di qualcuno sotto e qualcuno sopra. A me ora basta questo vino, perfetto, perchè che mi sazia solo quando l’ho finito, così da potermene gustare un altro senza la sete di berlo – concluse.

L’aperitivo era ormai finito, la nube di protezione era scomparsa. L’ora di andarsene era arrivata.
Si diressero allora verso il fidato furgoncino, con Blu ancora col bicchiere in mano, e dopo una decina di manovre per uscire dal parcheggio si diressero verso il luogo abbandonato dove stava lavorando la Mamma, leggeri come il vino versato, appesantiti solo dal peso di una busta di plastica piena di birra..
Dovettero però fermarsi a riprendere Giallo, per i soliti motivi, a patto però che mettesse i soldi per la benzina. D’altronde anche un furgone deve bere ogni tanto. Non si scappa alle leggi della natura. E al distributore di vino per furgoni, Giallo scese per infilare dei preziosi pezzi di carta in un cassone di metallo con luci luminose – Ma guarda te – Disse – Nemmeno più con le persone ci tocca avere a che fare, la maggior parte dei miei rapporti deve avvenire attraverso macchine, fredde e antipatiche. Nemmeno questo discorso potrebbe capire -, – Dai smettila di litigare con quel coso, che dobbiamo andare – Gridò Verde dal finestrino – Poi ti dicono che non c’è lavoro. Mi chiedo quanto prende questo cassone al mese.. Vai ho fatto, andiamo – Borbottò infine Giallo – Aspettate, vado a pisciare – Disse Blu scendendo. E pisciando dietro un cespuglio pensava – Per quanto potere tu creda di avere o di essere, ti dovrai sempre abbassare i pantaloni di fronte alla pipì – mentre il suo bicchiere di vetro, appoggiato sulla pompa di benzina, se ne stava dove sarebbe rimasto tutta la notte, fino a quando l’inserviente, con le cispe ancora agli occhi, lo avrebbe tolto l’indomani mattina, probabilmente senza chiedersi niente, probabilmente scocciato dal fatto che la sera prima qualcuno aveva fatto baldoria, al contrario di lui che aveva la sveglia alle sette.

Arrivati dalla Mamma, si misero a sedere su dei pancali di legno, accanto ad una pila di materiali raccattati per strada, per lo più metallo, plastica e legno. C’era un piccolo stereo al centro della sala, giusto per colorare le pareti con un po’ di jazz, e degli attrezzi di ogni tipo sparsi per tutta la sala che davano questo senso di lavorio continuo e frammentato. Poche persone facevano su e giù per lo stabile, spostando pacchi e avvitando viti, mentre altre si preparavano per andarsene – E’ molto bello questo posto – disse Pollicina alla Mamma – Eh si, e non puoi capire quanto è stato difficile ottenerlo. Insomma guardalo, sarà vent’anni che è abbandonato, e piuttosto che darlo a chi potrebbe renderlo un posto vivo, lo lasciano morire così. Sai quanti edifici come questo ci sono, non lo puoi nemmeno immaginare. Li tengono a marcire, se ne fregano, ma prova a volerci fare qualcosa ed ecco che ti vengono a dire che è proprietà privata e che non gli interessa. Non ti interessa? Hai tolto del verde ai bambini per piazzare la tua fabbrica, poi sei fallito, e ci lasci sto cumulo di macerie? No, no, o lo levi di torno e ci ridai il verde, o fai in modo che possa venir utilizzato da chi abita queste zone. Che gente. Oltre al “mio” non conoscono altro – raccontò lei mentre metteva le birre nel congelatore – Quindi l’unico modo con cui puoi dialogare con loro è in termini di profitto -, – E quindi quali sono le condizioni? – chiese Giallo – Vogliono metà degli introiti, in cambio sponsorizzano l’evento donando dei soldi che devono riciclare, così le donazioni non devono essere dichiarate. O così o nulla – rispose la Mamma con tono scocciato.

Giallo e Verde si misero a giocare e a rovistare tra il cumulo di materiali, pieno anche di giocattoli e arnesi adatti al divertimento di chi ha abbastanza alcool in corpo. Intanto Blu sfogliava una rivista che era su un tavolino. Sfogliava pagine per lo più degradanti per l’animo umano. L’attrice che s’è rifatta le tette, il politico che dice di tagliare le tasse, l’economista che riporta quello che ha imparato all’università. Il solito vuoto che avanza, ed il primo pensiero che assalì Blu fu – Galassie distanti anni luce, buchi neri, stelle che collassano, rivoluzioni civili, guerre, scoperte scientifiche, persone incredibili che hanno fatto cose impossibili. Accade di tutto ad ogni ora. Ma in effetti, con le tette un po’ più grosse sta molto meglio – ma ancora più interessante fu il suo secondo pensiero, scaturitosi dal primo – Sarà mai possibile un giorno leggere una notizia nella totalità dei suoi punti di vista? Sarà mai possibile sentirne tutta la storia? – e in quel momento iniziò a piovere, più forte, con tuoni roboanti e fulmini intrecciati nel cielo come rami secchi accecanti. Poi la luce nello stabilimento saltò – E che cazzo, è la quarta volta che succede, sto posto non ha nemmeno la messa a terra! Accendete qualche candela che vado a riattaccare la corrente – disse la Mamma.
Non siamo più abituati a vedere luoghi lugubri illuminati da candele, con quei giochi di luce che possono farti vedere mille cose che non ci sono. Immaginate di essere in un bosco di notte con una lampada ad olio, molti di noi si lascerebbero andare al panico e alla paura adesso. Eppure per millenni, miliardi di uomini hanno attraversato perfino oceani, illuminati dalla sola luce di alcune candele.
Durante questa penombra, due figure si avvicinarono dall’entrata, con passo sicuro e il volto abbuiato dalla luce che non c’era – Ci siamo persi qualcosa? – dissero le ombre. Quella voce inconfondibile, pensò Blu. La luce tornò, e Rosso e Arancione comparvero nella stanza – Ben arrivati – disse Verde – Eh si, abbiamo avuto un po’ di problemi con questo temporale, ci siamo dovuti fermare, eravamo completamente bagnati. Abbiamo rubato un ombrello ad una signora tutta in tiro, un ombrello enorme. Senza di quello sarebbe stato difficile farsi tutto lungo muro per ripararsi -. – E’ dov’è l’ombrello? -. – Beh, lo abbiamo dato ad un vecchietto qua fuori che correva sotto la pioggia, a noi non serviva più – Disse Arancione. La luce appena tornata illuminava i sorrisi e gli abbracci di chi si vuole bene e non esita mai a dimostrarlo – Ma guarda questi pulcini bagnati e spelacchiati! – vociò la Mamma dall’atrio – Hehe, ciao bella. Come te la passi? -, – Piuttosto bene, e tu dove eri scomparso, sono mesi che non ti vedo -, – Beh, ho avuto da fare, niente di speciale comunque – Rispose Arancione.
La mezzanotte si faceva vicina, e non c’è mai abbastanza tempo per bere due birre con gli amici. Non basta mai. Specie quando sei felice o ti stai divertendo, il tempo comincia ad aumentare il passo. Un ora può diventare minuti, e quando si calcola il tempo in minuti vuol dire che ne è rimasto davvero poco, giusto il tempo per raccontare una storia breve, che breve ovviamente non è, ma per questioni di tempo va resa tale. E fu la storia di quando Blu trovò dei nastri in un vecchio baule, dove incisa c’era la voce di sua nonna, defunta da anni. Ciò che all’inizio passò inosservato a tutti, tranne che a Blu, fu però il fatto che quei nastri, sua nonna, non li aveva registrati da viva. Ebbene si, quelle cassette, sua nonna, non le aveva nemmeno mai viste, ma la sua voce era rimasta impressa in qualche modo. E quella dolce vocina raccontava non della sua vita passata di qua, ma della sua vita di là – No ragazzi, non potete capire – disse Blu – non so come sia potuto succedere, forse la sua energia è stata in grado di imprimere segnali elettromagnetici sui nastri, o il suo pensiero era così forte da registrarsi su ciò che poteva, non ne ho idea, ma fatto sta che ho ascoltato quei nastri, ed è stato una delle cose più belle che abbia mai ascoltato in vita mia – Che diceva la nonna? – chiese incuriosita Pollicina – Beh, le parole precise non le ricordo, ma raccontava di luoghi dove il semplice esserci è gioia immensa, di non preoccuparsi ne per lei per noi, perchè l’universo non è fatto per essere visto una volta sola. Diceva di poter toccare le stelle con dita che non aveva, e che nello spazio c’è musica, musica bellissima. Che non è ne in paradiso ne all’inferno, che niente di tutto questo esiste se non vuoi che esista. Parlava di amore, e che l’amore spesso prende forme incomprensibili che appunto non sono fatte per essere comprese ma vissute. Disse di stare bene, e che anche se fosse stata male, sarebbe stata bene comunque. Ci sono rimasto sotto per tre mesi dopo averli ascoltati. Adesso non so nemmeno che fine abbiano fatto – Difficile commentare quando qualcuno ti racconta storie del genere. Crederci o non crederci? Conta poco, ormai te l’hanno raccontata e il problema è solo tuo. Ma i bimbi sperduti sapevano che Blu stesse dicendo loro la verità. Si vede dagli occhi, non tanto se si dice cazzate o meno, ma se chi racconta crede a ciò che sta raccontando – Bene ragazzi, io ora devo chiudere il cancello, bisogna evacuare la zona – Disse la Mamma con tono ironico. Così, con andature sgraziate, i bimbi sperduti si scortarono fuori. La pioggia era finita, il traffico pure, ma la voglia di restare in piedi no. Le strade sono stupende quando tutti dormono. La notte mostra cose che di giorno non si vedono, proprio come le stelle, sempre presenti, ma non sempre visibili. Ci vogliono occhiali speciali per poter vedere ciò che normalmente non si vede, occhiali che non si comprano da nessuna parte. E indossati gli occhiali, i bimbi sperduti si recarono al furgone, pronti a curiosare tra gli strappi dei veli che coprono ciò che accade dietro le quinte della realtà. Incastrata tra il parabrezza e il tergicristalli splendeva qualcosa. Una carta. Non una carta normale. Quindici, il diavolo – Hmm.. Qualcuno vuole comunicare con noi – disse Arancione.

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