Condizionale presente del verbo volere

 

Quello che vorremmo. Vorremmo, perchè tutti vorremmo qualcosa.

Ed è una legittima questione. Che cosa vorremmo che invece così non è?

Non lasciarti prendere da facili speculazioni che i pensieri fanno automaticamente, quei pensieri che esistono solo perchè non gli si presta attenzione.

Non pensare alla situazione sociale, o ai soldi, o all’amore, o a ciò che ti farebbe comodo per vivere, non meglio, ma più comodamente. E bada bene, nessuno vuole che tu non abbia ciò che potresti avere. Un po’ contorto vero? Ma entrambi sappiamo che quel breve elenco di cose o emozioni ottiene senso solo in questo momento, in questo stato, in questa morale, in questo normale buon senso comune che attanaglia da troppo tempo. Non all’amore, ne al denaro, nel al cielo, qualcuno potrebbe ricordare. E’ ovvio per tutti, guardandosi dentro e intorno, che questo non è quel che vorremmo, non è questo quello che aspettavamo da piccoli, non è questo ciò dovremmo lasciare a chi è dopo di noi.

 

C’è un modo in cui le cose non dovrebbero andare, come direbbe il fratello, ma guarda caso è proprio quello stesso modo in cui le cose stanno andando. Le utopie negative passano sempre inosservate.. Credo però che esistano mille modi in cui le cose potrebbero andare, e forse mille altre ancora. E penso anche che ci sia una precisa volontà nel fare andare le cose nel modo in cui non dovrebbero andare. Ed è una volontà meschina, vigliacca e infantile, ossia, la nostra. La volontà di ridurre uomini, piante, animali, un pianeta intero, l’universo, a un mezzo per arrivare alla propria soddisfazione, qualunque essa sia.

Ho già detto altre volte che questa parola non esiste e mai esisterà, poiché è necessario non soddisfarsi per potersi soddisfare. Contorto di nuovo? Immagina.. Prima di tutto, sempre, immagina..

 

Vorrei mi dicessi come ti immagineresti il mondo, un mondo, come vorresti che le cose vadano. Prendi una tela bianca e comincia a dipingerla. Usa pure tutti gli stili che vuoi. Olio, tempera, acquerello. Sono assolutamente sicuro che ciò che ne uscirà fuori non sarà del tutto simile a questo. Sono assolutamente sicuro che nessuno lo dipingerebbe come è adesso. Sono sicuro che ogni dipinto sarebbe privo di ciò che chi lo ha dipinto non vorrebbe. E allora come mai è così? Come mai non è come vorremmo, se proprio noi lo abbiamo creato e continuiamo a crearlo? Esistono molte, e troppe risposte a questa domanda, e tutto andrebbe perduto in considerazioni vane sul chi, quando e perchè. Ma una su tutte è quella che più mi ha colpito e più ho trovato interessante. E’ necessario che le cose vadano come non dovrebbero andare per farle andare come vorremmo. Ancora contorto?

 

Aggiungo a riguardo, come nota a piè pagina, anche se in mezzo alla pagina, che tutto ciò di cui ci si lamenta, anche se in silenzio, è matematicamente certo che lo si stia facendo al mondo che ci circonda, su un altro livello, in un altra metafora, solo che sei distratto e troppo orgoglioso per ammettere che sei una testa di cazzo egoista come tutti quanti noi. Troppo infantile per accettare che la tua vita è così solo per colpa tua. Troppo coglione per comprendere che sei tu l’unico tuo nemico. Siamo psicopatici, e il bisogno di proiettare il nostro male ovunque esso possa prendere forma all’esterno di noi è evidente, e ciò non significa che là fuori non ci sia niente di male per noi. Non farti fregare da quegli stupidi sillogismi di aristotelica matrice che il cervello intreccia automaticamente senza il tuo permesso.. Fine nota in mezzo alla pagina.

 

Ma ditemi invece, com’è venuto fuori il vostro dipinto, o acquerello? Mi piacerebbe vederlo.

Vi dirò come ho dipinto la mia di tela, e vorrei sapere se si avvicina alla vostra.

 

Un orologio rotto, una cravatta in fiamme e una bomba senza timer.

Un tribunale vuoto e sbarre segate, e cumuli di chiavi abbandonate davanti a fabbriche lente.

File di grattacieli distesi di fianco, e spazio, e tempo, tutto intorno.

Le idee migliori che prendono forma, miliardi di banconote scaricate in un vulcano.

Luoghi dove poter imparare, e dove se vuoi puoi anche non andare.

Luoghi dove nessuno abbia bisogno di giudicare, e da dove dio possa evadere e nei cuori ritornare. Dove tutto ciò di cui hai bisogno non è tuo, e ciò di cui non hai bisogno te lo puoi tenere.

Dove la qualità della vita di ognuno incide positivamente sulla qualità della vita di tutti gli altri. Dove non puoi ottenere niente, poichè, naturalmente, non c’è niente da ottenere.

Altre regole, basate su come la realtà è e non su come si pretende che sia.

Un grande falò di mediocrità in pila, e onde giganti su chi ha pensato questo mare è mio.

La paura non più negli occhi e non più nel cuore, vederla scorrere e scomparire.

Nessuno che ti comanda, perchè non ha nessuno che lo può comandare.

Nessuno da ammazzare, nessuno da perdonare. Nessuno da premiare, nessuno a cui dare buon esempio..

 

Questo dipinto non è solo il mio, l’ho già visto tante volte, e so, o credo, poco cambia, che sia inevitabile, poiché è un dipinto antico, e sta già accadendo, e due sono i modi possibili in cui ciò può avvenire. Considera però, amico o nemico o qualunque cosa tu sia, che in uno di questi, tu, io, non saremo compresi. Scegli bene..

 

Il mio dipinto. Strano. E’ venuto fuori un quadro quasi come quello esistente. Stessi prati, stessi cieli. Stesse montagne, stessi cuori, stessi occhi, stessi colori. Manca solo una cosa, soltanto una.

 

Uno per uno, tutti per tutti!

 

 

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