I Bimbi Sperduti – Giorno 2

 

Giorno 2

 

Si risvegliarono entrambi per via del sole che splendeva in quella tarda mattinata di un Aprile stupendo. Faceva troppo caldo per restare a dormire.. Così Rosso e Arancione si alzarono, spinti dalla voglia di refrigerio e cibo. Erano in mezzo alla vegetazione, lungo una strada secondaria, non lontano dalla città. Scesero dal furgone per intercettare un po’ d’aria fresca e riprendersi da quel faticoso risveglio. Rosso si accese una sigaretta, con gli occhi al cielo e le braccia incrociate – Come cazzo fai a fumare ora? – Disse Arancione. Rosso sorrise, e con voce roca rispose – Senti, andiamo a cercare qualcosa da mangiare, abbiamo un po’ di soldi? – , – Mah, qualche spicciolo forse.. Do un occhiata nel furgone.. – Precisò Arancione. Erano gonfi, sporchi e malconci. Ma felici. Sopravvissuti anche questa volta al giorno precedente. Ripartirono verso la città, per cercare un bar, o un forno, o un luogo dove potessero con calma rielaborare tutto quello che era successo. In viaggio non si dissero niente. Entrambi erano immersi nel digerire i recenti avvenimenti prima di confrontarli con l’altro. Trovarono un bar in collina, un posto tranquillo. Zero rumori, niente frenesia, solo la quotidianità degli anziani – Allora, due caffè e due di quelle pastine là per favore – Annunciò Arancione alla banconista castana – Ecco ragazzi, sarebbero tre e quaranta – Esclamò lei – Ehm, facciamo tre? – propose Rosso. La banconista annuì, accennando un sorriso materno. Ringraziarono, presero i caffè e si misero a sedere a un tavolino fuori. Sopra di loro nemmeno una nuvola, ma solo stormi di rondini affamate – Dunque si comincia? – Chiese Rosso – Pare di si – Rispose Arancione..

Si era cominciato a parlare di loro già da tempo. Per la strada, negli uffici, nei parchi. Tutti ne avevano sentito parlare. Le loro avventure, le loro storie, erano come leggende metropolitane. Se ne parlava, ma in pochi sapevano qualcosa a riguardo. Era solo una diceria. Poi un giorno, sul muro di un palazzo, in una via molto trafficata, apparve una scritta, non tanto grande, ma ben visibile, che più o meno recitava:

Noi siamo quelli che di questo mondo non hanno capito nulla, in quanto gli unici che hanno provato a farlo.

Quelli che continuano a fare i propri sbagli invece di arrendersi agli sbagli degli altri.

Quelli che passano le notti svegli quando devono alzarsi troppo presto.

Quelli che ridono anche se trafitti e che sanno piangere il dolore altrui.

Quelli che infestano le strade di storie assurde e sogni impossibili.

Quelli che vagano di porta in porta, poichè non appartengono a nessuna di esse.

Quelli che hanno odiato solo con amore e che amano perchè quel che qui manca è proprio amore.

Quelli che hanno scelto di vivere invece che aspettare la morte.

Quelli che nessuno mai potrà fermare.

Noi siamo i bimbi sperduti..

 

Da quel giorno nessuno più dubitò della loro esistenza. E quel giorno fu non molto tempo fa. Quel non molto tempo fa che precedette la mattina in cui Rosso e Arancione si fermarono a un bar in collina a prendere un caffè, seduti a un tavolino, a rimuginare su cosa era successo il giorno prima. Il giorno in cui, i bimbi sperduti, si ritrovarono insieme.. E successe in una piazza, o in una via, per caso, o forse no. Tutti nello stesso luogo, come se avessero sentito un richiamo, o seguito un ricordo dimenticato. Ma nel momento in cui si videro, si riconobbero subito. Gli occhi non mentono mai.. Sorrisero, stupiti del fatto di non essere più soli. Tutti diversi, e di nuovo insieme, dopo tanto tempo. Ognuno di loro sentì dentro di sé una voce – Da qui, non si torna indietro, dato che un indietro, non c’è più.. – poi si guardarono, in quegli occhi che non mentono mai, e il silenzio divenne automaticamente assenso.. La luna brillava alta nel cielo, unica testimone, unico faro del tacito patto di piccoli demoni – E ora? – Chiese Giallo – Ora, andiamo a fare casino – Disse Rosso a bassa voce..

Per prima cosa si fermarono a comprare una boccia di vodka e una di rum, e una paio di doppio malto per Verde. Poi a prendere dell’erba da un tipo che conoscevano. E infine salirono sul furgone, sparpagliandosi qua e la, stappando bottiglie brindando al niente. Direzione? Nessuna. Tanto ne esiste una sola.. Blu disse, mentre il furgone proseguiva la sua marcia – Oh, mi sa che c’è una mega festa stasera.. Sai, in quel posto grande che sta in periferia. Andiamo a vedere? – e Verde rispose – Si cazzo, è vero, costa un decino però – , – Mmm.. Mi sa che non abbiamo soldi per tutti – Disse Azzurro – Se vogliamo entrarci, entreremo comunque. Intanto passiamoci – Vociò infine Arancione dal posto di guida. Il furgone fece inversione, goffamente, verso la zona industriale e quindi verso la meta. I lampioni ai lati della strada, uno ad uno, scorrevano dai finestrini, creando una strana alternanza di buio e luce sul loro cammino – A me fanno proprio schifo queste doppio malto – Si lamentò Azzurro – Perché sei una ragazzina – rispose Verde – Dalle a me vai – Si sentì da davanti, mentre la mano di Violetto spuntava dal sedile – Col cazzo, hai voluto il rum, e ora te lo bevi. Prima hai fatto tutte quelle scene perché ho preso due birre.. – disse Verde – Sapete una cosa? Si fa così – e Rosso strappò via la bottiglia di mano a Verde. La festa era ormai vicina, e le due bottiglie di alcolici si facevano sempre più vuote. L’alcool aiuta sempre quando devi aver a che fare con degli sbronzi.. Una volta giunti a destinazione, Arancione disse, riferendosi alle bottiglie quasi vuote – Queste teniamole qui, le veniamo a prendere più tardi, ci faranno comodo – mentre gli altri scendevano uno ad uno, ridendo o canticchiando, ansiosi di vedere cosa l’universo avesse riservato per loro quella notte. Il posto era un locale semi legale in mezzo ad un nulla di cemento e ferro nella zona industriale. All’entrata c’era un sacco di gente, e dalle facce si poteva capire quali fossero le sostanze in circolazione. Sicuramente quantità eccessive di alcool scadente – Guarda chi c’è alla cassa – Disse Rosso ad Arancione – Non mi dire, lui mi deve un bel po’ di soldi.. – Rispose – Siamo a cavallo – e si diressero così verso l’Olifante.

Hei – Disse Arancione – Oh grande, è un sacco di tempo che non ci vediamo, che fine avevi fatto? – Rispose l’Olifante – Sono stato via da qui per un po’, e tu? Sempre a spillare soldi ai pischelli? – He he, non è colpa mia se ce li spendono.. – Poi l’Olifante aggiunse – Senti, per i soldi.. Dai te li do ora almeno chiudiamo – e si mise a frugare dietro la cassa. Arancione si girò verso gli altri e alzò le sopracciglia accennando un sorriso – Tieni.. Ti faccio anche il timbro per entrare – disse l’Olifante – Però noi saremmo insieme – precisò Arancione indicando gli altri – Dai, non posso farvi entrare tutti –, – Nemmeno se dopo ti porto un colpino? – Insistette Arancione – Ehm.. Dai.. Però di roba buona eh! –, – Affare fatto – Disse infine Arancione allungando il dorso della mano per farsi fare il timbro. Una volta entrati tutti, Arancione disse ridendo – E’ sempre importante conoscere qual è la debolezza del tuo avversario – e gli altri risero con lui. C’era musica elettronica che usciva da casse ormai distrutte, e ad ogni colpo di basso si sentivano le membrane dei coni lacerarsi sempre di più, mentre orde di mille volti già visti si dondolavano a suon di bevute. I bimbi sperduti si divisero per la grande sala, ognuno salutando i propri conoscenti, o amici, o probabili scopate o contatti preziosi, ma sarebbe poi bastato un pensiero felice per potersi rintracciare in mezzo a centinaia di persone ed iniziare a volare tutti insieme di nuovo. Blu, da viaggiatore del mondo, si era messo a discutere con Azzurro, e due tipe vagamente orientali, su entità parassite presenti nella mente, mentre Giallo e Verde, ormai muniti di negroni, ballucchiavano sotto cassa sparando cazzate. Violetto se ne stava in disparte a girare i suoi cannoni di fumo arrivatogli da chissà dove grazie all’intestino di qualche temerario spacciatore, raccontando ad amici di vecchia data le sue ultime avventure. Intanto Rosso tentava di districarsi dalle grinfie di una vecchia amante, per la quale non aveva più nessun interesse, anche se di interesse non si potrebbe parlare, specie dopo aver rivisto quella sera una ragazza bellissima che aveva conosciuto e di cui si era innamorato. Arancione invece, dall’alto del suo esperire, era indaffarato a cercare un po’ di coca da portare all’Olifante, senza però ancora ottenere risultati soddisfacenti. Insomma, non tutti hanno roba di qualità, soprattutto in questo posti dove in pochi si accorgerebbero di aver preso un pacco. Ma nei momenti di bisogno, se hai fiducia, l’universo sa come aiutarti.. Ed ecco che Arancione vide spuntare davanti a sé il Brucaliffo. Chi è il Brucaliffo? E’ una sorta di santone. Barba lunga, abbastanza alto, e amico intimo dei bimbi sperduti. Una persona importante, sia nel potere in alto che in quello in basso – Guarda chi c’è! Come stai caro? Che mi racconti? – Disse il Brucaliffo abbracciandolo – Dai, me la cavo bene, sono tornato in città da qualche giorno. Diciamo che ho dovuto risolvere un paio di problemi. Tu? Stai sempre sperduto tra i monti? – Rispose Arancione – No, mi sono trasferito dalla mia compagna, mi è più comodo. Sai, andare su e giù di continuo era uno sbattimento.. Vuoi un sorsino di md? Questa la fa un mio amico che fa il chimico, la devi provare! –, – Dai, fammi sentire – E Arancione prese la bottiglietta. Cominciò poi a spiegare al Brucaliffo la situazione che doveva risolvere – Tranquillo, andiamo insieme dopo.. Senti, tienimi sta bottiglietta che ne vado a fare un’altra, poi si va, ok? – E si diresse al bar saltellando. A quel punto arrivò Rosso, col suo sguardo dolce e maligno ad incrociare quello di Arancione, forse uno dei più potenti che si possa avere la fortuna di incontrare – Md? – Disse Arancione – Vai – Rispose Rosso.

Quante cose possono accadere in due ore? Beh.. Facendo un rapido calcolo, direi tutte le possibili, per ogni istante, moltiplicato per il numero delle persone. Quando si è nel momento, ogni scelta è condizionata dalla quantità delle possibilità fra cui si può scegliere, ma la scelta è sempre una sola. E i bimbi sperduti, di quel momento, se ne intendevano, ognuno a modo suo. Ma il problema è sempre scegliere.. Come quando vai in gelateria e ci sono cento gusti differenti e non puoi provarli tutti prima di scegliere. O Come entrare in un supermercato e non sapere cosa prendere dato che tutto sembra dettato da un criterio di scelta. E se non c’è più un criterio? Che sono entrato a fare qui dentro? Questo il dilemma del vuoto. Comunque.. Blu continuava a spiegare che non si può dare per scontato che tutto quello che non si vede o si percepisce non esiste, altrimenti non si potrebbe nemmeno dare per scontato che l’acqua bolle a cento gradi. Ma i vari ascoltatori lo guardavano con aria assente, pervasi da un senso di inadeguatezza, dovuta alla loro incapacità di capire quello di cui si stava parlando. Non è vero? Allora Azzurro, che voleva a tutti i costi scoparsi una ragazzetta che li stava ascoltando, disse – Dai, andiamo a ballare invece di stare a dir cazzate! – Scortando così il gruppetto che si era creato in mezzo al delirio. Raggiunsero Verde e Giallo, salutandosi con abbracci e pacche sulla nuca. Tutto questo però accadeva mentre Rosso, Arancione e il Brucaliffo, se ne stavano nell’ufficio dell’Olifante a fare colpi e a parlare degli ultimi retroscena – Girano strane voci ultimamente – disse l’Olifante – Dicono che sta per succedere qualcosa di grosso.. Ma nessuno sa bene cosa. Però tutti sono d’accordo nel dire che accadrà presto, addirittura entro un anno – Ci furono un paio di secondi di silenzio, come se ognuno dei presenti sapesse benissimo di cosa si stava parlando.. Poi l’Olifante riprese – Ah, un secondo, passatemi quello specchietto.. Dunque, dicevo, gli Architetti sono sempre stati preoccupati di questo non si sa cosa, ma stavano abbastanza sicuri, dato che si erano attrezzati. Pochi giorni fa però, molte strutture di sicurezza hanno smesso di funzionare, e altre posizioni di potere si sono compromesse irrimediabilmente. Quindi hanno pensato bene di accelerare i tempi.. – Qui Rosso lo fermò – Ma forzare la mano andrà solo a loro svantaggio, sembrano proprio costretti allora! – Beh.. Lo faresti anche tu se avessi rinunciato alla tua anima.. Direi che non gli resta molto tempo. Comunque volevo dire che c’è da aspettarsi di tutto adesso, ne accadranno delle belle! Ehm.. Qualcuno ha una banconota da arrotolare? – L’Olifante era fatto così. Non gli fregava molto di ciò che non fosse soldi, coca e puttane. Non si potrebbe dire che era dalla parte dei buoni, ma neanche che fosse dalla parte dei cattivi. Se ne stava nel mezzo, godendo dei rispettivi benefici. Comunque era uno ben inserito, e Arancione lo sapeva bene. Perciò tentava, come sempre in queste occasioni, di unire l’utile al dilettevole.. E spesso è proprio l’utile a scaturire dal dilettevole. Il Brucaliffo rimise a posto le sue cose, e fece cenno a Rosso e ad Arancione di uscire fuori con lui – Poi ne riparliamo, adesso andiamo a divertirci un po’.. Ci sentiamo caro – disse infine all’Olifante.

Per il locale succedeva di tutto. Ma la cosa che più divertiva Verde e Azzurro erano i ragazzini strafatti che ballavano senza avere una minima idea del perché lo stessero facendo. Occhi persi, ma non persi nel senso di dispersi. Si vedeva solo il vuoto, di vuote esistenze in divenire.. Insomma, uno spasso. Giallo urlava di gioia in preda all’md, con due occhi talmente grandi da poter inghiottire tutta la sala – Siete già morti! Ahahaha! Di cosa vi lamentate?! Ahahahaha! – Gridava saltellando a ritmo di musica. Arrivarono anche Rosso e Arancione e il Brucaliffo, carichi di impressioni da riversare sulle moltitudini. Adesso iniziava il divertimento.. Ballare, muoversi, stringere, sfottersi. Ridere di qualcosa, conoscere, collegare, curiosare, osservare. Immergersi, lasciarsi andare, un bacio, uno spintone, un momento con se stessi.. Altrimenti che sei venuto a fare qua? Blu e Azzurro si misero a ballare come due idioti, facendo divertire tutte le persone intorno come due scimmiette ammaestrate. Erano maestri di demenza, quell’arte sottile che ti mette in un violento faccia a faccia con te stesso. Mai prendersi troppo sul serio..

Ho un quartino di trip per voi – Disse Violetto a Rosso, Arancione e Blu – Che tipo sono? – chiese Arancione – Mi pare si chiamino Shamballa, ma non so neanche cosa sia –, – Che nomi assurdi gli danno – intervenne Blu – Però sono almeno due gocce – Precisò infine Violetto, distribuendo questi piccoli pezzettini di carta, piccoli biglietti per un comodo viaggio all’inferno. Intanto i bimbi sperduti proseguivano la loro ignara missione, attirando nuove o rinnovate creature del buio. Ma in quel luogo c’era solo un buio apparente, un buio modello, una moda da seguire. Non si sentiva un solo Io parlante. Solo la solita mente collettiva, ad uso e abuso di se stessa. La mente dell’esercito delle locuste, che tutto divorano e niente rendono. Dopo una quarantina di minuti il trip stava salendo, liberando all’interno di ognuno frammenti di esistenza al di la di questo regno. Blu disse a gli altri – Assurdo eh. Tutti qui a giocare con la realtà. A piegare suoni e colori al nostro volere. Ad ampliare la gamma delle allucinazioni possibili – e Rosso continuò – HeHe.. Quello che accade è una forzatura della visione interna. Uno sguardo attraverso il buco della serratura di una porta imponente che si affaccia sull’infinito. Ma è come guardare da uno spioncino col cannocchiale. Pochi si accorgono della porta, e se si accorgono normalmente si fermano li. Poi altri pochi danno un’occhiata dal buco. Pochissimi infine la aprono e sempre pochissimi infine la varcano – , – E noi siamo con un piede qui e un piede la, appesi a testa in giù tra due realtà – disse infine Arancione. Ci furono poi molte risate, momenti felici tra amici, momenti magici e intensi, dove il mondo circostante è solo un contorno modificabile a proprio piacimento. Poco più tardi la festa finì, ma dentro ai bimbi sperduti ne stava iniziando un’altra. Andarono a prendere gli alcolici rimasti nel furgone e si misero a bere e a combinare cazzate con chiunque passasse – Tieni, bevi – Disse Verde ad una ragazza dai capelli tinti e le calze tutte strappate che stava passando coi suoi amici – Oh, grazie. Ma che fate voi ora? Dove andate? – chiese la ragazza – Beh.. Si potrebbe andare in un parco enorme a rilassarci un po’. Abbiamo un po’ d’alcool e altro. Giusto per vedere l’alba – Rispose Violetto – Dai, si può fare, sento i miei amici se ne hanno voglia – disse poi lei. Il cielo andava schiarendosi, e le poche stelle che si potevano vedere iniziavano in quel momento a scomparire. Il furgone si accese, riverberando le sue meccaniche vibrazioni nelle orecchie dei presenti – Andiamo signorine! – vociò Verde dal posto di guida, e tutti salirono schiamazzando. Le strade vuote accorciano le distanze, così, in pochi minuti, alberi e cespugli cominciarono a colorare sempre di più il paesaggio. Un motore che si spegne, un cancello da scavalcare e un prato illuminato dalle tenere luci del mattino. Un noce, solitario, se ne stava in disparte ad origliare i discorsi di un pugno di ragazzi gettati li accanto come sacchetti di spazzatura sull’erba. E quante cose potrebbe raccontare adesso quel noce. Potrebbe raccontare di come pochi ragazzi insieme riescono così semplicemente ad ingannare il giorno. Di come si possa ascoltare i raggi del sole e dipingere mondi con pennelli fatti di vento. E soprattutto, di come si possa comunicare con ciò che muove questa giostra di terra, acqua e carne. Quel noce vide il ritorno un ritorno dell’Io, della volontà e dell’amore, nella forma di braccia e gambe di uomini ormai non più tali. Allora l’universo parlò alle orecchie aperte, e ciò che disse strappò via i bimbi sperduti dal relativo, scaraventandoli di testa nell’assoluto – Voi non appartenete, voi siete. Ciò che è nato gioco, è diventato adesso dovere. Il gioco è divenire. Ma in questo modo non si può più fare. C’è chi cerca di frenare questo continuo salire. Rendere immobile l’eternità, questo è il loro errore. Per paura di scomparire hanno rotto il gioco. C’è ora da ricordare che prima è necessario nascere per poi poter morire. Non vi è che esistenza, e sue creature dannate. Tutto il resto è credenza e libri da colorare. Questo voi lo avete visto e questo voi lo dite. Allora divenite ciò che siete, solo questo chiede il gioco per poter continuare. Non abbiate paura, non è possibile sbagliare. Tutto è a disposizione, e sta a voi farlo brillare – Una noce acerba cadde da un ramo, svegliando i ragazzi dalle luci del sogno con un terribile boato.. Ormai stanchi tornarono tutti a letto nelle loro case, tranne Rosso e Arancione che si fermarono a dormire nel furgone, troppo fatti per guidare. Un giorno nuovo li aspettava al loro risveglio. Un cielo sgombro, solcato da cinguettanti frecce nere – Dunque si comincia? – Chiese Rosso – Pare di si – Rispose Arancione.

 

 

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