Il dio ragno dei ragni

 

 

Quella ragnatela nel bidone arrugginito dietro il magazzino dei macchinari. Studiare a quell’età non era certo importante. Sicuramente meno importante di un bidone arrugginito. E il ragno la dentro non ha mai studiato geometria, eppure tesse forme complesse, ordinate e armoniche. Non sa nulla di chimica o fisica, ma nonostante questo, quei fili sottili sono più elastici e resistenti dell’acciaio. E ho sentito che ce ne sono alcuni che sfruttano le proprietà del quarzo per individuare esattamente dove si trova la loro preda. Ma da dove ha preso tutte queste informazioni?

 

E’ molto difficile immedesimarsi in un ragno. Prima cosa ha sei o otto occhi. Come si vede con così tanti occhi? Sono concentrati sul solito punto? Se si, a che gli servono tutti quegli occhi quando di solito ne bastano due per questo? Oppure ognuno vede per fatti suoi.. Poi, otto arti. Otto arti! Il doppio di me. E neanche so coordinarli troppo bene. Forse, con un po’ di allenamento.. E con queste otto zampe, vai ovunque. Sopra, sotto, salita, discesa. E’ uguale. Stessa storia per lui. Infine c’è il fatto di produrre fili dal sedere. Calarsi da cento metri d’altezza appeso ad un filo prodotto dal tuo culo. Questo mentre guardi da sei occhi, librando nell’aria otto zampette, con lo scopo di creare una trappola sospesa grande come casa tua. Beh si, molto difficile da fare..

 

Ma dove ha imparato a fare tutte queste cose il ragno?

E dove lo imparano tutti i ragni quando nascono?

Quelli si divorano anche la mamma appena nati, di sicuro non è una cosa che si insegna da madre a figli a otto zampe. Però, non ho mai incontrato un ragno che non sapesse fare una ragnatela decente.

Certo, ce ne sono alcuni che non la fanno, ma sembra che sia più per un fatto che non si applichino. Se vogliono la sanno fare, ma gli interessa altro.

Comunque, quelli aprono gli occhi la prima volta e sanno già comporre intrecci luminosi dal di dietro.

 

Qualcosa mi sfugge..

 

Mi chiedo se fu il primo ragno a passare a tutti questa passione. Il dio ragno dei ragni. Dio chiaramente perché a propria immagine e somiglianza. Non crederete che il dio dei ragni non abbia almeno otto zampe. Un ragno non crederebbe a un dio così. Un po’ come per noi in occidente credere a Shiva con sei braccia. Non è possibile, il nostro deve essere bianco, con due braccia e con la barba perchè è saggio. Potremmo star qui a divertirci su come lo stesso archetipo prenda forme differenti per spiegare concetti lontani coi quali abbiamo perso il contatto, ma non siamo qui per divertirci. La vita è soprattutto sofferenza, mi disse una volta un tipo in macchina. Non scriverò cosa gli ho risposto. Anche se prima o poi, o forse l’ho già fatto, ce lo infilo in questo discorso.

Dicevamo. Il dio ragni dei ragni. Una Prometeo che portò la ragnatela ai ragni. E poi gli altri dei alati lo punirono per questo, incatenandolo ad una roccia, a farsi succhiare il sangue da una zanzara enorme per tutta l’eternità. Con tutto quel prurito.. Povero dio ragno. Il dio unico ha spazzato via anche te. Ma i tuoi seguaci continuano fedeli a tessere tele grazie al tuo insegnamento. E ciò gli procura il loro cibo e la loro speranza. Lode a te.

 

Davvero, qualcosa mi sfugge..

 

In ogni forma, c’è un codice, e quel codice presenta già in sé le istruzioni che il programma dovrà eseguire. Il ragno, attraverso le capacità definite dal programma, si muove e si manifesta nel mondo manifesto come ponte e lascia fluire l’esistenza in sé come un fiume in piena. Per il ragno è facile, non è mai stato disconnesso dalla sua natura. Non la nega. Non se ne separa. Non vede differenza tra l’albero e quel bidone. Poichè egli è la sua natura. E coi pochi mezzi che ha, crea..

Noi abbiamo molti più mezzi di un ragno. E al contrario del ragno, ci si può addirittura elevare dalla nostra natura, restandoci comunque connessi. Ed elevarsi significa solo smetterla di immedesimarsi in questa mente aliena ed alienata. Come fa, e non ha mai non fatto, il ragno, aggrappato su tele sospese a mezz’aria, con una sacca di veleno quando serve. Poche pretese, tanto da soffrire, tanto da vivere. Invece ci siamo elevati sradicandoci dal nostro ambiente. Ci siamo lasciati strappare dal terreno, sporco, umido e caldo. E per essere sicuri di non doverci avere più a che fare, distese di isolotti galleggianti di cemento, collegati l’un l’altro da strisce di catrame, sopra la terra. Ormai siamo strane bestie, che se vedono un ragno, lo schiacciano, e dicono poi che lo han fatto per paura. Sessanta chili contro meno di un grammo, se va bene. E’ rimasto ben poco di noi. Perenni adolescenti in attesa di istruzioni. Non come il ragno che sa già cosa fare. Sa che è un ragno e da tale si comporta. E come raccontava una storiella antica, anche se salvi dalla morte il serpente, egli ti morderà, poiché non puoi impedire al serpente di essere serpente. E’ la sua natura. Nessuno gli ha detto di fare così, o meglio nessuno in particolare. E’ il continuo interscambio fra intelligenze diverse di diversa natura che suggerisce ad ogni creatura come divenire. Dato che esistono mosche e farfalle, allora esiste anche il ragno. Dunque ci siamo. Siamo arrivati al punto.

 

In relazione a cosa noi esistiamo?

 

Non abbiamo antagonisti, nessuno ci caccia, mangiamo tutto ciò che possiamo. Possiamo costruire qualsiasi cosa. Nessuno ci è sopra. Quindi?

Esatto, esistiamo in relazione solo a noi stessi.

Difatti siamo gli unici nostri nemici, gli unici che si completano in sé stessi, gli unici che possono vivere anche in astronavi nello spazio, senza aria fresca e alberi, mangiando cibo liofilizzato, aggiungendo l’acqua a parte. Gli unici che hanno smesso di essere parte di qualcosa di eccessivamente complesso. Questi sono gli alieni. Distanti anni luce dal proprio pianeta. Ignoranti transumanisti, con la speranza di vivere per sempre. E a costo di ottenerla, rovinerebbero qualunque vita, da bravi codardi, colmi di desideri infantili, totalmente incentrati su una falsa proiezione di se stessi. E sono certo che nessuno di questi alieni mai permetterebbe l’esistenza del dio ragno dei ragni. Nessuno vuole altre divinità fra le palle oltre se stesso. Non avrai altro dio all’infuori di me. Lamentele adolescenziali. Credo che il dio ragno non parlerebbe così alle sue creature. Non è arrogante come noi. Penso che ai suoi ragni direbbe: Fate ciò che volete, e assecondate ogni dubbio, capite chi siete e capirete il mio amore, amici miei..

 

Giusto per dirne una..

 

Saggio dio ragno, ma quand’è che ritornerai da noi che da tanto tempo ti aspettiamo?

Quando vorrai uscire da quel bidone arrugginito dietro il magazzino?

 

 

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