L’unicorno

Che luna piena di merda.

Sarà per le offese che gli ho tirato l’ultima volta? Non saprei. Certo che la luna non è più quella di una volta. Navigo in alto mare, ho perso i remi, ho perso pure la barca. Almeno io sono uno che continua a navigare. Con la luna avversa e in un mare buio senza remi e barca. Almeno io sono qualcosa e mi conosco, un pò.

Non sono figlio di nessuno io e vivo la mia vita nel bene e nel male.

C’è chi dice che non faccio nulla. C’è chi dice che non lavoro e non faccio nulla. Ci sono universi diversi dai miei che dicono questo. Universi chiusi. Limitati.
Vorrei sfondarli, entrarci da un buco nero creato nel mio Multiverso. Vorrei sfondarli per permettergli di osservare cosa si trova in fondo a quel buco nero. Un bel salto. Si chiama ibridazione.
Dicevo di allargare il recinto. C’è chi si accontenta del suo recinto pieno di topi. C’è chi ci mette qualche pesce. Chi cinghiali e fagiani. Io ero già orgoglioso di averci messo qualche cavallo insieme ai topi e agli scarafaggi.
Ma adesso allargo perchè i cavalli li ho trovati. La fenice è riuscita a entrarci sgorgando dal fondo di quel lago che era ghiacciato. Ha lasciato una bella scia infuocata alle sue spalle e adesso ammira gli altri animali.
Ho lavorato in ufficio, mi sono buttato da un ponte nel fiume sporco della mia città. Ho lavorato con un trombaio e acceso un piccolo fuoco sereno in una Piazza che è degenerato in un fuoco disagiato. Ho camminato nella valle buia oltrepassando quelle colonne, ho partecipato al progetto Arcobaleno cercando di colorare gli spazi che vedevo grigi. Ho fatto l’operaio riempiendo migliaia di bottiglie con olio extravergine di oliva e ora sto costruendo zaini che portino musica ovunque ce ne sia il bisogno. Ho sofferto per amore, sono stato preso a cazzotti per amore, me li sono dati da solo e l’ho aspettato fino alla luna piena sopra un altro ponte della mia città. Ho visto mia madre con il cortello alla gola e mio padre mangiare formiche dopo essersi fatto una pera.  Ho giocato con mia madre una marea, rubando figurine nei negozi, l’ho aiutata a crescere e mi ha fatto diventare un uomo prima del tempo, poi mi sono scordato tutto trivellandomi l’esistenza con migliaia di centilitri di superalcoolici. Ho conosciuto due fratelli lontani figli di mio padre, di un’altra famiglia e ho conosciuto un pò la Bibbia. Sono stato con uomini e donne bellissime. Con donne brutte e con più donne. Ho ammirato mio padre poi. Ho sorvolato sull’oceano del Brasile appeso per kilometri ad un telone gonfiato dal vento. Ho giocato con il fuoco. Ho toccato il fondo e mi sono sempre rialzato. Mi sono sposato in una chiesetta sconosciuta con una donna quasi sconosciuta ma dio mio che bel seno e che sorriso che aveva. Ho perso amici, ho abbandonato un gatto e sono stato al cento di complotti militari. Ho imparato a sorridere bene e a piangere. Ho visto un bambino scraccare cocaina dentro un cassonetto. Ho un cane nero e ho letto qualche libro. Ho dato un cazzotto sulla cattedra di un professore abbandonando l’università. Ho chiamato per ore una donna sapendo che non mi avrebbe risposto, sapendo che non era la mossa giusta, ma l’ho fatto. Ne potrei raccontare tante altre. Ma adesso sono stanco.

E ora sono cazzi perchè allargo il recinto e vado a prendere l’unicorno.

Per lei lo vado a prendere.

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