Ortica

E insomma adesso sono qui, sono arrivato. Qui.
Scrivo senza penna su questa merda di computer facendo attenzione a non appoggiare gli avambracci vicino la tastiera. Ho gli avambracci pieni di chiazzette rosse. Non sono malato di qualche malattia epica tropicale itacana.
Ho solamente nuotato nell’orto per la prima volta.
Anzi la seconda, ma la prima non vale perchè ero sbronzo un ‘dopo poco’ un alba al seguito di una festa quissù a Galiga, o quiggiù. Anzi no, doppio anzi.
Era un’alba al seguito di una nottata di violenza alcolica non superiore alla norma. La skill in più di quella notte era che la data coincideva con quella di nascita della mia fidanzata più di una ventina di anni fa.
Quella sera tornammo a casa in macchine diverse e io molto più tardi di lei. Il punto è che quella sera, che divenne mattina d’un colpo, non mi misi docilmente a dormire affianco della mia lady, ma seguii un affermato galighino nell’orto, per farmi mostrare come diavolo si manifesta il miracolo della natura. O almeno da dove si comincia.
Ma stavo raccontando altro, non queste storia harmony.
Insomma sono arrivato quiggiù, o quissù, e non posso appoggiare gli avambracci vicino alla tastiera per colpa di queste chiazzette rosse.
Non avevo mai nuotato in un orto, la prima volta che ho ‘accennato un là’ è stata roba da poco, un paio di mezze ore, giusto un assaggio. Giusto per assaporare il sapore di ortica, di un orto sinergico lasciato a se stesso con la sua vita che si autoalimenta, di lumache più grosse di un occhio e di una vanga tra le mani al limite del gestibile, con un occhio chiuso, cercando di prendere la mira per spaccare una grossa zolla da disatomizzare, e non il mio piede. A me sembrava romantico come regalo fare la prima lezione di nuoto proprio il giorno del compleanno di lei, prospettive rovesciate cantavano, a quanto pare ho peccato di egoismo. Ma è solo apparenza.
Ma stavo raccontando altro, non queste storie harmony.
Oggi invece, dopo la prima lezione della scorsa settimana, sono andato a fare una session per svariate ore di nuoto in stile libero. Volevo starci poco e invece ci sono rimasto fino al tramonto in quell’orto, usando macete, vanga, zappa, guanti e delle forbici simili alle tenaglie con cui la gente disgraziata va a rubare le biciclette in centro per poi ri-venderle a una decina di euro tirando a campare con catene spaccate, anche se detta così sembrano degli eroi: “Catene spaccate”.
Comunque usando macete, vanga, zappa, guanti e tenaglie al posto delle pinne, il boccaglio e il fucile.
Insomma sono lì che nuoto e penso di smettere perchè è la prima o la seconda volta che vado nell’orto con la vanga e oggi lei è partita. e vorrei chiamarla ma poi ci prendo gusto, piano piano l’orto sinergico compare: a colpi di macete compare..
Si inizia a vedere la spirale che lo forma. E allora non smetto, con la maglietta a maniche corte con dei guanti da meccanico, non da giardiniere, continuo contro piante alte più o meno come me. Continuo perchè si inizia a vedere la spirale e inizio a sudare e mi iniziano a bruciare gli avabracci, ma poi trovo grasse lumache anche loro con la loro spirale e mi asciugo la fronte e continuo, qualche pianta non so bene gestirla ma continuo a tagliare e a lanciare via il superfluo. Lancio anche le lumache enormi pensando che si mangino gli ortaggi prossimi alla crescita e poi penso all’altro nuovo galighino che dice “20 euro al kilo” e al fatto che stanno facendo le uova e che non voglio fare un lumachicidio così per sport. E insomma vado avanti finchè non faccio un centinaio di vasche e, stremato, non mi rendo conto che alla fine è arrivato il tramonto. Esco dall’orto allora e mi inizio a grattare, vado a prendere il cellulare pensando alle fragole di mia nonna e ai semi di fiori gialli che ho piantato per vedere come si aiuta la natura a fare il suo corso. Prendo il cellulare per chiamare lei e non risponde, mi continuo a grattare, non risponde e mi continuo a grattare. Poi la sento e non è allegra. Non è allegra perchè non l’ho chiamata dopo le discussioni che abbiamo fatto prima di partire e allora riattacco e continuo a grattarmi con il tramonto alle spalle.

Con una freddezza tale continuo a grattarmi, e con una freddezza tale la chiudo qui, tant’è che anche lei, giustamente, andando a fare pipì nel bosco si tolse le mutandine e si accovacciò lentamente strusciato ‘l’origine du monde’ proprio sull’ortica.

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