L’allegra allegoria

–  Non lo so – Risposi a chi mi aveva chiesto perché non scrivo cose allegre o positive.

Poi ci pensai  un attimo.

A mio parere non ci sono propriamente cose positive o negative. Ci sono per te, per me, per  quel signore laggiù o quell’altro senza braccia e gambe. Come se ciò che si scrive su una bella storia d’amore possa essere positiva verso chi avrà carezze ma non potrà più darne. Positiva verso quel signore che ha perso la sua amata troppo presto perché qualcuno andava troppo forte.

E’ positivo per te e qualcun’altro.

Malinconia?

Forse.

Ma quando mi fermo a scrivere, mi sembra di prendere una pausa dal circostante. Prendo pausa dalla gioia per un po’ di gioia.

 

Gioia. Non felicità. Gioia.

 

Come quella che potrà provare il ragazzo senza più braccia e gambe quando qualcuno gli presterà le sue.

Come quella che proverà il signore senza più sposa nel rivederla negli occhi di sua figlia.

Immagino che non vedano l’ora di ascoltare una bella storia allegra di amore. Penso che la loro vita sia già il loro romanzo.

E io vorrei leggerlo, perché son sicuro che non mi renderà allegro, ma forse, allegramente, piangerò.

E non sarà pietà, compassione.

Amicizia.

 

Siamo tutti sulla stessa barca.

Un immenso galeone, guidato da un marinaio cieco, troppo stupido per ricordarsi come si aprono gli occhi, e il capitano è un tronco di cemento e ferro sostenuto da una gamba di legno.

Io vorrei un’altra nave.

 Vorrei  un ragazzo senza arti al timone, stretto ai suoi denti. E un signore che ha perso l’amore come capitano, così che non possa dirigersi semplicemente all’orizzonte.

Stessa barca. Stessa direzione.

 

Ciò che ognuno ha di bello da scrivere è meglio che se lo tenga per sé, che tanto si è gli unici destinatari.

Non mi interessa lo speciale all’interno del tuo normale, ma il tuo normale qualora dovesse essere speciale.

Sennò son solo modelli borghesi, e il vano tentativo di uscirne che li rende ancora più borghesi, poiché se non puoi parlare senza stupire di un qualsiasi giorno, allora non si è che giornalisti che scrivono di fatti accaduti.

Ma cosa scriverai quando smetterà di accaderti qualcosa? Darai fuoco alle case per raccontare di incendi? Ti lusserai un’anca per ovviare alla quotidianità?

E intanto il romanzo del ragazzo senza braccia e gambe e del signore senza più moglie continua.

 

Andava forte si, ma come fanno più o meno tutti sulle strade dove rispettare il limite sembra una idiozia. Lei voleva attraversare prima della curva sotto casa sua. Luci blu intermittenti. Un corpo a terra scortato da uomini in divisa che ti proteggono solo da morti da occhi indiscreti.

Lascio a te scrivere l’articolo, Ti do solo il titolo:

 

Giovane sposa muore investita. L’autista perde braccia e gambe.

 

– Non lo so – Risposi..

 

 

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