Tanto di cappello

 

Vorrei tanto togliermi questa pioggerellina dagli occhi. Vorrei non aver sbirciato dietro alcune di quelle porte. Ma che cazzo dico. Per niente al mondo me ne tornerei indietro. Le ho spalancate a calci, perché dovrei pentirmene? Perché l’incomprensione è una brutta bestia. L’impressione di esser solo nonostante i sorrisi e le pacche sulle spalle. Maledetta pioggerellina, credo di aver capito di cosa sei rappresentazione. La frequenza limite di campionamento. Oltre quella, l’improbabile, il troppo fitto.

Non ho mai smesso quei sogni sai? Ho solo smesso di chiamarli sogni..

E odio sempre di più quella vocina di bambina che innocentemente mi parla prima di ogni partenza, e prima di ogni rientro. Decisamente poco innocente.

Non ho ancora trovato il posto dove appendere il cappello, e perciò continuo a portarlo sulla testa, mentre quella bambina mi riempie di brividi, ma non riempie il cappello.

Non posso più chiamarli sogni. Perché la terra vista da Marte fa davvero schifo..

Qualcuno si è intromesso in questi sogni, tanto tempo fa. Forse questo è un po’ pesante.

Una casa vicino a un fiume, un grande uomo brizzolato con occhi azzurri. Non conosco il motivo, ma credo che ce l’abbia con me. Mi si avvicina spavaldo, e penso che con me non ha alcuna possibilità. Povero illuso. Ma dietro di lui, un’ombra nera, lunga, col cappello, si manifesta. Alta, scura, potente. E’ qui solo per me, con gli altri bastava il brizzolato. Io rido. Poi sento una forte scossa al centro della testa. Non lo scorderò mai. Una sorta di inizio.

Qualcuno non era d’accordo su ciò che stavo facendo. Ma chi?

Che domanda stupida. Ma poi cosa stavo facendo di male? Adesso mi dispiego.

Perché adesso sono in campagna, di notte, con amici. Tutto bello. Ma poi la stanza mi spinge fuori coi suoi soliti trucchetti. Allora rubo un cappello per uscire. Ciò che vidi mi fermò il respiro.

A sinistra il fiume, e il suo scorrere veloce, a destra, il portico di quella casa, impossibile sbagliarsi. Davanti a me, un’ombra nera, lunga, col cappello. La mia..

E dopo cos’è successo?

Quante possibilità ci sono di trovare in mezzo al nulla il proprio ricordo più caro? La stessa per qualsiasi altra cosa, puoi starne certo. Ancora tutto intero, tutto come era. Ancora tangibile, il ricordo. Adesso capisco perché non ho appeso il cappello. Allora lo restituisco e rimango ancora attento. Come quando mi addormento en on so se sto salendo o sprofondando. La sensazione è identica. Comunque sia, mi espando.

Senza attenzione, si nasce ogni mattina e si muore alla sera. Senza cappello non ci si può accorgere che il tempo è illusione di luce che riflette e rimbalza su scaglie di ottone. Mi ricordo di essere sempre stato qui. E continua a piovere nei miei occhi.

 

 

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3 thoughts on “Tanto di cappello

  1. Buffo. Io mi sarei fermato prima: In realtà, i sogni.
    Spero di riuscire a scrivere presto di questo. Se ti interessa cosa intendo, un pò ne parla il racconto “Consonante C” sul blog. Grazie di aver detto la tua..

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