Parole in pensieri

Alzo una carta a caso dal mazzo sul tavolino. 
So già quale sarà. 
Alla prima non mi sbaglio mai. 
Ormai ci conosciamo. Ci riconosciamo. 
Eccola li. Sempre quella.

Un bicchiere di amaro con ghiaccio.

La seconda volta invece non esce mai. 
Il motivo a questo punto l'ho capito, e non insisto più. 
E stasera la luna è piena. Molto piena. 
E assomiglia al ghiaccio immerso in questo liquido scuro.
Come un occhio spalancato della notte 
che mi scruta con luce tenua. 
Fanculo Gurdjieff..

Un altro bicchiere di amaro, senza ghiaccio.

Stasera non vale la pena preservarsi, 
conservarsi per quello che si pensa di essere. 
Che si rovescino allora le candele al chiar di luna, 
e che la fiamma bruci 
via il buio da questi occhi troppo stanchi. 
Rivelazioni, che non hanno credibilità se 
estrapolate dalle proprie torture. 
Ed è solo per piacere che ci si concede alla tortura. 
Era meglio col ghiaccio. 
Ma anche chi se ne frega..

Qualche tiro di canna.

Meglio condividere quell'insopportabile senso di colpa. 
Colpa di stato, di istituzione. 
Difficile disfarsene, forse impossibile. 
Ma una vocina mi ricorda che non c'è colpa per chi 
non ha necessità di dover sopportare. 
Un po' complicato. 
Basta però rammentarsi che non vi è alcuno nell'universo 
che abbia un forte interesse nel come conduco 
la mia vita, nella mia morale. 
Troppa importanza di uno sull'infinito.

Un colpo di md.

Troppo facile sarebbe trovarsi sempre d'accordo con sè stessi. 
Apro una porta e mi ricordo di me. 
Questo è solo aggirare il problema. 
Il proprio governo autoeletto. 
Cazzo come brucia.. 
Non è possibile coltivare un orto senza sporcarsi le mani. 
E intanto il figlio del panettiere ha già comprato casa. 
Allora aspetto l'ascensore. Quinto piano grazie..

Una botta di chetamina.

Nemmeno fossimo in India, 
dove anche le erbacce hanno attecchito, inghiottendo 
le chiacchere di vecchi uomini silenti. 
Cercherò di non sbavare. 
E cos'è quest'orgoglio per l'eterno riciclo, 
utile come allo zoppo il bastone? 
Io volevo solo setacciare il confine tra acceso e spento, 
e non vivere meglio. 
Perchè le mie gambe funzionano bene, 
e non sono bravo con la borghesia.

Mezzo trip.

Il gioco si fa interessante. O forse lo è sempre stato. 
Ma hanno scambiato soldi per libertà, 
come lucciole per lanterne. 
Hanno chiamato ordine l'amore. 
Io ho preferito rifugiarmi negli sguardi dei cani 
che ho sciolto intorno a me. 
Loro non si sono mai addormentati in questo sogno. 
Vibrano perchè non hanno cose migliori da poter fare. 
Migliori che stare a far finta di conoscersi. 
E perchè non dovrei colorare queste nuvole di verde? 
Quale modo migliore della delicatezza? 
Nessuno dice mai ciò che realmente funziona. 
E non posso biasimare alcunchè, 
infondo in pochi ascoltano il meccanico
quando ti pulisce il filtro. 
E pochi ridono mentre avviene. Grave errore.

Quattro dita di vodka.

Brindo alla mia futura dipartita, dato che il biglietto 
me lo hanno dato all'entrata, gratis. 
E questo mi basta. 
Il resto è solo una conseguenza 
di questa modesta accettazione. Vita. 
E adesso si che le mie viscere si ribellano alla 
dittatura della mia volontà assente. 
Vomito accanto ad un cespuglio di rose, 
e mi pulisco la bocca con l'alcol. 
Ma ho sempre l'impressione di rivivere il mio passato 
in una chiave moderna. 
Una roboante spirale. 

Una pallina d'oppio.

Mi accascio qui, qualunque cosa sia questo “qui”. 
Non ho paura. Non ne sento più il bisogno. 
Mi abbandono a me stesso. 
Speriamo bene, anche questa volta. 
Fin qui tutto bene..

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