Lettera a una amica

Mi sento solo.
Mi sto perdendo, forse in un bicchier d’acqua, forse in un oceano più grande di quanto pensavo. Forse sono andato troppo affondo o forse sono diventato paranoico. Forse non ho capito bene come si gioca da grandi o forse non voglio giocare più.
Non ho più la sicurezza che avevo prima me lo ha detto anche mia madre.

Non ho il coraggio di poter contare troppo,
ho paura di non contare niente.

Mi piaceva quando vedevo tutti come pallini nell’universo, dispersi, insieme, incondizionatamente, senza fili.

Sono un cavallo bianco. Non vorrei diventare un topo di periferia. Non vorrei proprio. Ma mi sta accadendo.

Mi fermo ad accendere il drum e mi viene in mente che magari questa lettera è di troppo. Ma ormai continuo a scrivere.
Anzi adesso ricopio un po’.
Ci sono quei giorni. Quei giorni storti dove ti sembra che tutti parlano di te. E male. Anche degli sconosciuti su un autobus. Per esempio un gruppo di amici che parlano di scarpe. Non sono le tue ma quanto maledettamente stanno bene quei discorsi aderiti a te. E’ come se ci fossi finito lì nel mezzo, attirato da non so quale forza di gravità. Masse eteree che si attraggono. Spirito e pensiero, materia.
Serviva andare oltre no?
Ripetersi che andrà tutto bene. Una preghiera: vibrazioni positive. I buddisti ripetono una cosa, le preghiere ripetono una cosa. Ma non è questo il punto.
Sono al limite del non senso, ma forse mi capisci, vediamo.
Mi sono infatuato, mi sono innamorato non ricordo più dove sta la differenza. Non possono vincere loro, non posso farli vincere. Non posso smettere di lottare, non posso avere paura.

Che sistema è? Come ha fatto a crearsi un sistema? Servono grandi occhi.
E’ possibile essere controllati da nessuno?

“Una volta la paura bussò alla mia porta, si alzò il coraggio e quando andò ad aprire vide che non c’era nessuno”.

Serve un occhio che guardi da lontano e serve un occhio che osservi da vicino, poi devono comunicare.
Smetto di ricopiare.
Vorrei sapere cosa sono le coincidenze. Era tanto non ti scrivevo cara amica mia.
Tutto denobilitato, la penna e l’inchiostro.

Buio.

27/03/2011

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2 thoughts on “Lettera a una amica

  1. E quegli occhi hanno comunicato. E tanto ancora avranno da comunicare, a chi si sta trovando ora, nel loro 2011, a noi così caro e terrificante, quei bagliori di buio che hanno bisogno di altri occhiali per essere visti. E dietro la porta, nessuno più..

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