Un addio che suona di arrivederci

Lorem ipsum è un progetto che non è mai stato chiamato così. Un progetto ha un fine, una missione, un obbiettivo. Ricordo il Berna quando, acerrimo nemico, quando passò di fronte a quel negozio di pesca e  si fermò per sussurargli che l’obiettivo dell’insegna che disegnava ‘Obiettivo pesca’, si scriveva con due b. L’obbiettivo del Berna. Qualcuno aveva ragione, Obiettivo in un modo o nell’altro va scritto e non si è mai capito come si scrive. Non si capirà mai come si deve scrivere. E io continuo a scrivere invece perché non solo non ho paura, che sappiamo che non è quello, ma continuo a scrivere perché stiamo acquistando uno spazio dove, senza soldi, possiamo mettere quello che ci esce dalla testa, dove possiamo pubblicare, nel senso di rendere pubblico, quello che Nietzsche avrebbe fatto se avesse avuto infernet sotto mano. E invece gli è toccato impazzire da solo senza che nessuno gli dicesse “Ciccio ho capito cosa vuoi dire, stai tranquillo, i preti che dicono che non hai capito Gesù Cristo sono dei ricchioni”. E invece gli toccava annotare tutto sui fogli e poi buttarli nell’angolo della sua cameretta, no, sto per scrivere che aveva paura di bagnarli dopo aver fatto la doccia, ma la doccia lui la faceva di rado, l’odore dell’uomo, l’odore di un super uomo.. ma scherzo perché lui la teoria la aveva bella, piena, esauriente, senza apostrofi la aveva, in testa, ma poi andava al bar e non riusciva a non parlare di Hegel senza dirgli che era un animale da bar e allora? Mi perdo e voglio essere superiore a tutti almeno nello scrivere e quindi adesso prendo il peyote e vi spiego l’effetto che fà. Scherzo. Anelo al superuomo, connetto la magia con il superomismo e ricordo quando ero un campione di Iss Pro Evolution e quindi sorrido perché scrivo in un blog e questo è l’ultimo post che dedico ad Opere Complete, ma solo in cronologia di tempo perché altre cose le ho scritte anche per lui, e quindi poi le pubblicherò, quando ci saranno quei lunedì che non saprò cosa pubblicare, quando sfonderò a modo quella porta che ho descritto in Distruzione. Sei mio lettore? E allora tieni il filo, altrimenti goditi semplicemente qualche agevolazione artistica della scrittura, che nel 2012 mi permetto di prendere al di sopra di una marea di gente. Marea lo scriverei tutto maiuscolo se non sapessi che nel web è sinonimo di maleducazione. E invece mantengo il mio stile un pò pretenzioso, un pò da blog, un pò sfigato e un pò da oltre uomo, un pò da Bukowsky incallito, ma solo per citare perché se nascevo prima io glielo spiegavo dove sbagliava a scrivere e gli avrei spiegato che quando vuoi scrivere da sbronzo devi bere alcool di qualità e che quindi ti tocca investire nella scrittura per investire le pagine. Un Ruhm da otto euro chiamato Demerara, non il tavernello. Avrei dovuto conoscerlo prima. Dal vivo. E invece chi ha la stoffa va a finire che ha paura. Che ha paura di non essere in grado di reggere uno strumento che nel 2012 viene chiamato blog. Chi ha la stoffa, d’altronde la usa male. Io la stoffa ce l’ho. La uso male ma cerco di fare degli abiti che puoi mettere sotto il nome ‘estetica’ ma non solo, sotto ‘demoni alle spalle’. Questo è l’addio. La generazione dei demoni alle spalle che hai paura di rappresentare, storci la bocca lo so. Non è giusto scrivere paura. E’ giusto scrivere la generazione dei demoni alle spalle che non rappresenti per niente. Quali demoni. Ok una bella allegoria forse.

‘Ma quale allegoria? Non scherziamo. I demoni alle spalle? In che storia vi state infilando? Su quale diavolo di montagna vi state arrampicando ragazzi? Basta dai.. state esagerando.. Perché poi?’

Questo è l’altro stile che se avessi mantenuto io avresti sopportato e portato avanti con me:
L’altra mattina sono sceso al bar, c’era aria di festa e di tempesta, entrando ho quasi gridato a bassa voce, “Solo goal di testa quest’anno”. Un simpatico vecchio mi ha sorriso e mi ha risposto che la testa non serve a fare goal e allora gli dicevo “Ma come? Non sai che torna Luca Toni”. E lui non lo sapeva, lui non aveva internet e io sì. e Allora gli ho detto: “Ciccio torna Luca Toni”. E lui si è arrabbiato e mi ha detto:”Stai cercando di coglionarmi ragazzino?” “No, non mi permetterei mai, ho internet.” Continuo col mio stile da demone che punzecchia alle spalle perché mi piace l’idea della scrittura messa tra il terreno e il divino. Interrompo questo flusso poco creativo e lo metto in un altro creativo che, infondo, creativo era pure questo.
Mi tocca anche scrivere yo.
Insomma il vecchio che stava lì si è scosso quando gli ho tirato in mezzo infernet e io non avrei mai voluto dire quella parola di fronte a lui. Mi è toccato bere per penitenza. Certe cose sono venute fuori solo per le parole lanciate nel vento. Un altro mondo c’era, un altro mondo ci sarà. I ragazzi che non vanno più in bici ma che usano dei pulsanti sopra un centimetro dalle pile che alimentano il pulsante che devi premere per far andare in un videogioco(altra parolaccia) una bicicletta aldilà degli ostacoli. Senza obbiettivo.

L’obbiettivo è questo. L’obietivo è questo anche. Non ci interessa di una lettera. La missione è solo scrivere con il cuore che ti esce dalla penna, al massimo dalla pressione su queste nuove tastiere di merda. Non si scrive ‘di merda’. Ma ci sto prendendo gusto al fatto che scrivo su di un blog e mi sto prendendo qualche libertà che su dei fogli bianchi pronti per il grande pubblico mai mi prenderei. Se dovessi scrivere un bel libro avrei la stoffa per fare i ricami e fare i ricami sopra i ricami e infine colorarli e disegnarci sopra altri ricami facendo anche in modo che il tutto non stoni in un accozzaglia di colori e ricami di ricami, facendo sì che nessuno si accorga che sono solo aggiunte di ricami su ricami, facendo sì che sembri un ricamo unico, infinto.

Metto a capo perché alzo il livello e l’ultimo post che dedico a te lo voglio fare figo, neanche figo sai che userei in un ricamo no?
Ricamo. E allora ricamiamo adesso. Scrivo con la tastiera, mi pare anche giusto.
Mi dispiace, mi sento disperso, mi dispiace perché so che è un gesto che fai per qualcos’altro so che c’entra il caffè di notte e so che comunque hai smesso di fumare le sigarette quindi ricamo lo sforzo che fai con il mio gusto di giustificarti e in realtà vado a perdermi, ricomincio dal ricamo che questo l’ho sbagliato.

Smetti di fumare, smetti di scrivere in un blog da sfigati. Ad majora. Io continuo a fumare e a scrivere e l’importante non è avere cose in comune, l’importante è che non ci vediamo tutti i giorni e che poi dopo mesi barra anni ti chiamo per primo alle una di notte che mi vieni in mente come un essere ‘unico in grado di’, e quindi ti chiamo e tu mi rispondi e mi accompagni per mano, e io le cose non le dico a caso e quindi mi hai accompagnato e con quella persona vedrai che costruirò altri ricami che aggiungerò ai tuoi per fare un bel pezzo di tessuto degno della mia stoffa. Yo.

Sono contento, aspetta.. felice, hai fatto bene a mollare, poi tornerai, all’improvviso ma non volevo dirlo a nessuno questo, ormai l’ho scritto. Comunque. Metto a capo un attimo.

Sono felice che hai mollato che molli perché hai la stoffa, ma diversa dalla mia. Hai la stoffa ma abbiamo un altro prezzo, hai la stoffa ma completamente trovata in altri luoghi più puliti. La mia stoffa è grezza, la tua raffinata, la mia stoffa è sporca e spessa, la tua vola in alto tra le foglie che in pochi vedono per bene. Capirà chi di dovere. Camilla? Sono felice che lasci perché già il primo giorno ti scrissi in risposta alla definizione di Opere Complete che se tu avessi trovato una missione compiuta all’interno di questo blog per me sarebbe stata una tua perdita. Nessun filosofo degno di tale nomea avrebbe portato avanti un pensiero concreto in un blog. Blog. Ma che parola è blog? Cosa ci rappresenta? il pensiero, in stile spam, o che ne so, skeep, no mi perdo metto un punto inutile solo per riprendere un discorso decente. Dicevo che tanto di cappello se tu fossi riuscito a ribaltare il concetto di blog come se divenisse il cyber-trattato. Questo sarebbe stato figo. Ecco invece di skeep, prima, sostituisci la parola figo. Parlo come mangio. E se voglio mangiare bene mangio come segue il mangiare bene.

Declino il fatto che tu sia mellifluo. Sorridi questo è solo per te.

Sono felice dicevo perché continuo a scrivere Fold, continuo a scrivere in un blog, penso ogni tanto alla soluzione di Settembre, che potremmo, alla fine, pubblicare qui come storia di un tentativo. Che dici? Potrebbe quasi essere il suo il fatto di essere pubblicata in un blog. Blog. Blog. Per il resto sogno una casa in campagna senza bollette da pagare il giorno dopo, dove posso svegliarmi senza la sveglia, andare in giardino, giocare con i maiali, fare il bagno nel ruscello, nudo e scrivere un pò della storia di quell’albero che ha passato un centinaio di anni in quella casa per fargli raccontare a lui cosa ha visto e come l’ha vissuta, lo annaffierei di più degli altri e un giorno ubriaco lo prenderei a picconate, nudo probabilmente ci farei anche l’amore o ci piscerei sopra non ricordando se la pipì agli alberi fa bene o male. Forse troppa fa male e poca fa bene, non ricordo i cartelli in inglese in quel festival ecologic-moviment.

E insomma io ti immagino lì con la dea della caccia che, non scrivo tutto, e ti immagino sopra di un ramo d’oro in un labirinto, ma che lo guardi dall’alto, il labirinto, non che lo percorri, lo guardi dall’alto di quel ramo d’oro, il labirinto, e lo guardi come se si stesse per tuffare un cigno bianco e di fatto lo sei e il labirinto sta li sotto e, la strada, meglio, le strade le hai già viste tutte ma non le hai mai percorse e questo lo scrivo senza pensarci e lo scrivo veloce almeno non posso fermarmi per rileggere e continuo, la storia della foresta era simile; il cigno bianco sopra il ramo d’oro ci sta bene ma il libirinto aspetta almeno una sua entrata trionfante, chi sta nel labirinto aspetta un cigno che scenda dal ramo, non dico per spiegargli tutta la strada, ma almeno per indicargli la prima direzione, e allora smetti di scrivere in un blog e scrivi su carte nascosto in un bosco o in camera dei tuoi, di tua madre, in camera di lei, o in macchina verso Londa, scrivi almeno che la direzione c’è o inventatela o scrivi che qualcuno la conosceva, ma fa sì che non smetti inutilmente di scrivere in un, parolaccia di nuovo, in un blog, non fare sì che sei andato alle sagre delle sagre solo per mangiare il pollo. Io sono ancora qui, dopo il tuo passaggio ho portato avanti il mio. Non c’entra niente. Scusa è che so che lei mi legge e ogni tanto gli faccio vedere che la tengo a mente. Grazie per lo spazio. Ciao Katara. Dai ne approfitto per dirti oramai un pò tutto. l’ultimo post per te lo faccio a modo, più che a modo lo faccio completo.

Università. Le fondamenta con cui ho lasciato la università hanno fatto sì che vincessi contro di te e che perdessi contro di te, non so c’è sempre stata quest’aria di complicità mista a sfida lo sai, in paragone come l’aver perso e vinto con l’università. Il Cerutti. L’aver vinto e perso in un blog.  Che finale di merda.. riprendo un altra volta.. lascio la fine così, non bella e non finita la lascio incompleta, non chiudo per bene perché questo non è un vero Addio e non mi piacciono i finali, è un Addio che sa di arrivederci, ed ecco il titolo che arriva in fondo, e in fondo arriverà anche l’Addio, ma non adesso che siamo all’inizio, l’Addio arriva infondo. Ringrazia l’Amore, Arrivederci mone.

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3 thoughts on “Un addio che suona di arrivederci

  1. Ciao matta, ci vedremo stasera, ti chiederò un orzo e un decaffeinato, mi dirai che son diventato buho, prenderò la grappa barriccata, ciao matta, ci vedremo stasera. ad majora.

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