Pioggia di Settembre

Settembre è tornato, mi accendo una Malboro rossa perchè è domenica 2 Settembre e sono ospite in camera della mia migliore amica. Ho comprato nel bar qui sotto il miglior ruhm che avevano. Otto euro a bicchiere. Il mio cellulare è rimasto nella macchina che mi ha riaccompagnato a casa, almeno ricordassi chi è che l’ha fatto. Lei non si presenta, dopo tutto, dopo il ponte, dopo le storie non-costruite, dopo l’amore fatto in camera oscura, dopo tutto, pare che siamo arrivati al capolinea. Lei non ha capito che il capolinea serve, che il capolinea sta lì apposta per riposarsi e per far studiare ai principianti com’è che si arriva laggiù, di nuovo e di nuovo. Volevo smettere di parlare di me e infatti smetto e parlo di un laccio. La storia di un laccio. Urlo yo, ci sono mi connetto con chi è connesso e cerco frequenze che lo rappresentino.

Il laccio si strappò dal polso di quel signore e cadde per terra lì, a dieci metri dalla strada che l’amore non rappresentava. Finita la scenetta degna di nota, quella bianca biandera, che sventolava sopra un ponte della sua città, non era solo simbolica. Quella bandiera reggeva l’anima coi denti, un k-way portò a proteggere quella libertà di espressione.
Un bambino, se possiamo chiamare così un ragazzetto di dodici anni, durante gli spostamenti nel paese che, un pò, avrebbe, in un certo senso, conquistato mi trattò da signore, no. Trovò il laccio, ma questo lo continuo su un altro quaderno dove iniziai questa storia del laccio.

Mi sono già perso cambio argomento e stile. Lo stile.
Cosa diavolo è lo stile che porti in giro, come si ottiene e lo si manifesta? Le scarpe della Nike che muovono passi più sicuri, niente di più triste. Lo stile, quello con la maglietta anonima e le scarpe da sfigato che, con consapevolezza, porta di proposito il suo non farci caso allo stile. Soprattutto mentre gli altri sono lì che sfoggiano quella maglia che gli rappresenta quello che in verticale non si vede, quello che in verticale non conta, quello che in verticale l’animo proprio crede di gonfiare. Palloncini.

I palloncini che volano in alto e tendono a scoppiare appena si avvicinano al sole. I palloncini sgonfi che sono sempre pronti. Magari riempiti di acqua a raffrescare calde giornate. Gavettoni. Ricambio argomento e parlo di alcool.

Una bottiglia di vino bianco d’estate bevuta in quattro cinque persone. Inutile così. Due bottiglie, tre, quattro.. ci siamo. Può andare. Bottiglie di vetro vuote per terra in un posto pieno di persone, si ferma quel ragazzo che è rimasto un attimo da solo, raccoglie una bottiglia non del tutto finita da terra, la finisce e la lancia in mezzo a quel centinaio di persone. Speriamo abbia spaccato la testa di quell’unico che non beve. E infondo se l’è cercata con la legge di attrazione. Non si va intorno ad una struttura che vende droga liquida legalizzata dallo stato per non usarla, si va al cinema altrimenti, a comprare pop corn e coca cola. L’amaro va comprato il pomeriggio in un mercato, intero. Salutando una vecchia signora con il gesto di alzare il braccio e innalzare così la bottiglia. “Salute.”
La signora che ha avuto problemi con il marito alcolizzato sicuramente incontrerai con quel saluto. E lei si renderà conto che se lo fanno, gli uomini, fin da giovani, ci sarà un motivo e allora tornerà a casa e dirà a suo marito che non c’è niente di male, basta che non ne abusi, basta che non sia il mezzo per la violenza domestica, basta che ogni tanto ci rinunci per tenere alto il livello in quelle serate dove la rinuncia si trasformerà in un colpo vincente. L’alito pulito e una forma smagliante, con la sensazione allo specchio di avere una pancia meno gonfia.

Cambio ancora argomento, non voglio dare troppa importanza all’alcool in questo periodo che consiglio di diminuirne l’abuso.

Chi non ha la stoffa prima o poi fa festa. Far festa vuol dire farla finita. Far festa vuol dire anche anche continuarla fino all’estremo del divertimento, ma anche fermarsi prima dell’estremo. Niente c’entra questo, stavo solo ascoltando una canzone di un essere che fa rap e diceva questo: ” Mò solo the best  – mò fuck the rest – come chi non ha la stoffa prima o poi fa fest – ma il problema è quest – ne prima ne poi solamente adess – mò basta con le chiacchere it’s time to go – quando non capisci se partire o no – accelerazione fino a che si può…”

Cambio di nuovo corsia non si parla di rap nei racconti, nei trattati e nei libri, forse in un blog ci può anche stare, ma non è un blog che tratta di musica.

I demoni che ti alitano sulle spalle.

Questi demoni che non esistono ma che significano qualcosa quando ne fai la.. non trovo la parola, volevo dire quando gli evochi con le parole, quando li crei perchè ne usi semplicemente il nome che li lega al concetto.
Dàimon, essere divino, dal greco. Wikimerda dice a metà tra ciò che è divino e ciò che è umano. Non ci avevo mai pensato e invece, a quanto pare, è così. Pare che non sia niente di così malvagio avere i demoni alle spalle. Anzi pare che avere dei demoni alle spalle sia cosa buona, sia un pò come avvicinarsi al mescal. Certo che non ci si può avvicinare al mescalito in situazioni di ordinaria burocrazia, durante il lavorare giornalmente in un bar, in una banca, alle poste o in un ufficio di grafica pubblicitaria. Bisogna essere spiriti liberi per avvicinarsi al mescalito e avere una nonna che ha risparmiato tutta la vita solo per lasciare dell’orizzontale monetario al proprio nipote, e dato che io lo spirito non lo incateno mai e ho una nonna che le briciole del pane che taglia la sera le mette nel latte la mattina, visto che ho i requisiti aspetto a braccia aperte che il mescalito mi venga a prendere. Aspetto di pisciare sopra un cane, e di farmi pisciare sopra da un cane. E lo aspetto perchè quando accadrà non verrà raccontato così, verrà raccontato come se io avessi giocato con un entità superiore che trascenderà nel presente del mio giorno, direttamente dallo stesso mondo, ma dal livello verticale dello stesso mio mondo.

Cambio argomento vai.

La luna in Salento sembrava non esserci e invece poi è arrivata, così, il primo piccolo spicchio è spuntato dopo giorni che non si vedeva e che creava addirittura il pensiero che in quella zona di mondo non si manifestasse. Che cosa stupida, come se, quando la Luna nera, nera solo perchè non è illuminata, come se la Luna non esistesse solo perchè tu non la vedi. E’ chiaro, direbbe il mio fratello di sei anni, che la Luna anche quando non si vede c’è. E’ chiaro. E’ allora che gli insegno a battere il cinque alto.
E poi invece arriva la Luna e quando arriva arriva tutta insieme, che sia pallida o blu arriva la Luna. Tutta insieme arriva. Ed è meglio che spesso si ritiri per deliberare nell’oscurità che tutto cieca. Molto meglio così. Lo urlo che è meglio così, perchè poi torna e torna tutta insieme e smuove le maree e smuove i tuoi liquidi e i suoi liquidi e la Luna è lei quando arriva e si spoglia e muove i liquidi. Le maree si alzano e gli rendono onore, le lacrime scendono più gravi e quella madre seduta da sola in camera a guardare la tv distoglie lo sguardo per fare un sorriso incosciente.

Bentornato Settembre.
Ad majora.

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