Distruzione

“Guarda che bello il tramonto.”
No, non togliere gli occhi dalla strada. No, aggiungo, questo non è un bel tramonto, non lo è mai un bel tramonto mentre sono con te. Non lo è mai con te un bel tramonto, li guardo da solo i tramonti, con Funk al massimo. Non sto guidando io, almeno scrivo. Scrivo di come non sto guidando io. Scrivo di come guidi te. So già che vorrai leggere tutto, ti dirò di no, e poi ti farò sicuramente leggere. Ma scrivo male e te sputi e voglio solo arrivare da Funk che è troppo tempo che è solo e gli stanno dando della merda sotto forma di pasticche.
E io adesso non guido e non mi farai guidare mai.
Cambio persona.
Non mi farà guidare mai ed è un peccato perchè io guido bene. Preso a schiaffi, con delle scuse, come se avessi sentito male, come se non si ricordasse di quando prendevo cazzotti in bocca facendomi aprire il labbro e mi permettevano, per soli 80 euro a servizio, di sputargli in faccia sangue e yagermaister in faccia a quei buttafuori.
Mi chiede scusa per uno schiaffo, come se mi avesse fatto male davvero e male, infondo, non me lo fa mai. E di certo non così.
Sono avanti anni luce, ma non rispetto a lei. Rispetto al mio essere. E non va bene perchè sono indietro anni luce rispetto al sapere. Mi devo fermare un attimo e portarmi avanti, a portare avanti il mio sapere.
Vorrei portarla un pò avanti con me. Sia nel sapere che nell’essere. Vorrei non farla rimanere indietro da sola, indietro con me. E infatti non lo farò, la bandiera bianca continua a sventolare e l’Arcobaleno rimane intoccabile.
Vi farò capire come possiamo evolverci, come arrivare almeno ad insegnare ai nostri figli ad insegnare ai loro a divenire o almeno ad anelare al Superuomo.
Ho fatto vedere un paio di bimbi indaco a due ragazze che erano curiose. Gli ho detto con uno sguardo sicuro e sincero “Così saranno i nostri figli” e loro capivano e la cosa importante non era che capissero. La cosa importante era, che infondo, non capissero e che si rendessero conto di non capire.
Ma va a finire che quello che non capisce sono io.
E invece cancello ora questa quarantina di lettere, perchè io capisco, sono connesso e vedo e parlo con chi si connette, uomo o bestia che sia. Vado dal Funk e spesso me lo porto in giro e spesso ve lo porto a voi.
E ringraziatemi perchè non vi parlo dei vari tipi di ragni che esistono e non ve lo vendo a 8 euro a.. non saprei come aggiungere la parola, a libro?
No, non sono qui per fare soldi con l’inchiostro e mi dispiace quando infondo credono che la missione è quella. La roba che scrivo è profonda e verticale, ho una pancia da alcoolizzato e tutto il lato del mignolo sporco di inchiostro nero o blu, dipende.
Cambio discorso e alzo di nuovo, come sempre, il livello, non voglio stringere: voglio allargare.
E allora lo faccio. E allora tolgo l’inchiostro e spalanco con una pedata quella porta chiusa. Vi dico quale porta. Ma prima vi dico con che cazzo di scarpe, se vogliamo chiamarle così, spalanco quella porta.
Contro tutti.
Insieme a tutti.
Mi levo i sandali Bikkerstock trovati per terra da 80 euro e chiedo di prestarmi quegli anfibi neri da tre chili che fanno male solo a portarli ai piedi per camminare. Metto gli anfibi neri da tre chili l’uno e spalanco quella porta, da solo. In due o tre. Credo in due, ma anche da solo. O in cento. Rialzo il livello e lo dico per sottolinearlo e per non farvi smettere di leggere, che non si sa mai che andiate a sfogliare uno di quei libri mentre cacate in bagno.
La tavola rotonda. Chiusa dentro una porta.
La tavola rotonda della letteratura. In due rimaniamo mi sa, ma forse in tre.
La generazione dei demoni alle spalle.
La generazione dopo.
La nostra generazione.
Quella cattiva.
Quella che scrive per poche persone.
Spalanco quella porta con un calcio. Sì, che frase scontata indegna di tutto quello che voglio esprimere. Per questo il mio livello è superiore perche non ti vendo niente e non do calcetti alle porte. E non me ne frega un cazzo di scalare la piramide della letteratura per essere riconosciuto in quel pub.
In quel pub io me la gioco da solo, al massimo col Funk.
Torno indietro e quella porta la sfondo e spero che nessuno vada lì a vederla solo per dirmi di rimetterla in piedi. L’ho già fatto una volta, all’Università, non sfondai una porta, disegnai su di un muro e il giorno dopo mi fecero cancellare, tornai a casa ubriaco e scrissi una lettera per me e per il mio sdegno, se la vuoi leggere la aggiungere qui, in questo scritto, in fondo. Abbasso il livello perchè appoggio i piedi sul cruscotto e adesso vi vendo una storia ad un euro. Lo dovete portare direttamente a casa della madre di mia madre. Ne sto spolpando i risparmi e lei continua a mettere le briciole, del pane che taglia, nel latte per fare colazione alla mattina.
Improvviso. Senza idee. Per questo ho successo, perchè succede e adesso vi sfondo quella cazzo di porta e ve la sfondo a piedi nudi.
Leggi pure te che hai studiato letteratura comparata o filosofia.
Io non studio, io scrivo.

C’era una volta un ragno. Un ragno che si muoveva solo tra le pagine bianche di quaderni lontani. Lontani da tutti. Le sue ragnatele invisibili tenevano insieme centinaia e centinaia di racconti senza senso. Senza un senso apparente le sue ragnatele tenevano insieme quegli scritti lontani da tutti.
Un signore, ma non il domatore di ragni, no, un signore che rallenta senza fretta quando tutti corrono, intendo un signore con un cappello e con parti di barba bruciata, senza fretta, si soffermava ad osservare tutto. Quel signore, lontano, girava sempre con una penna, sul cappello. Voleva farsi riconoscere, strappava le pagine che leggeva e che non gli piacevano.
Si avvicinò ad un topo morto che si trovava a prendere il sole da giorni. Gli si avvicinò e provò a dargli dei colpetti con l’unghia lasciata incolta del mignolo. Il topo non fece una smorfia e il signore lo scarnificò all’altezza del cuore con quel mignolo. Ne osservò minuziosamente i battiti che continuavano a pompare sangue in quel corpo morto. Quel topo morto pompava sangue al suo corpo come se fosse ancora vivo. Attese qualche minuto con gli occhi che brillavano per non so quale dannato motivo. Poi si alzò. Andò a casa si levò il cappello aprendo la finestra e lasciandolo volare di sotto. Aveva una collezione di cappelli nella quale quel cappello non voleva riporre.

E in realtà, come te, ignorante lettore comune, che pensi che il protagonista sia il signore col cappello, ti spiego che questa storia non costa 8 euro, costa un euro ed è regalata ed è a questo punto che ti dico che l’euro lo devi dare alla prima persona accanto a te per leggere chi è che sfonda una porta che contiene una tavola rotonda. Ho interrotto il flow e l’ho fatto per te. Non per te, ma per quella parte che rimane e interpreta, e nemmeno te ne accorgi, almeno che non sei proprio connesso.

Chiedo perdono perchè ho abbassato il livello, che avevo portato oltre tutto, oltre Nietzsche, oltre, aspetto un ringraziamento in un libro da 12 euro e adesso per la citazione ancora di più.. cosa?
Sorridi, scrittore.
Dostoevskij.
Ignorante scrivo, Coehlo, ignorante, non sono un lettore sono uno che scrive e sono della generazione dei demoni che ti pungono alle spalle, io faccio parte anche di quella generazione che studia il motivo per non crederci. Un opera completa io l’ho scritta.
Amore si chiama.
Rileggetela perchè adesso metto a capo e fino adesso ho scherzato per quanto riguarda il mettere lettere in fila che formano parole che si uniscono in frasi ad un livello profondo, ma servono occhi, riesci prima a smettere di guardare l’inchiostro sulle pagine?
Merita bere un Rum raro che ho pagato molto, solo perchè credo nella Qualità. Chiedo di mettere tra parentesi questo excursus. Ma adesso arriva l’Amore che scrive male però scrive.

“Guarda che bel tramonto”…
Io dico..
Sono adirata, ma non con te. La strada mi fa arrabbiare.. un fiume di pensieri e asfalto.. pensieri e asfalto.. io guido.. guido sempre, sempre guido.. questa dedica è fatta a te che guidi, vivi la tua vita..
(Non riesco a ricopiare  bene dalle pagine, non riesco a capire la calligrafia di quello che ha scritto.)
Fattosta che sei qui, qui.. Io scrivo che ti amo, tu mi guardi forse, sì! Mi guardi e hai l’Universo in bocca per non dire in.. non è per te.. il blocco. Dobbiamo andare dal cane nero Funk.. in realtà lui ci guida.

Non leggo nemmeno cosa scrive l’Amore, mi fido, metto a capo e continuo.
E ci sono e ve lo devo ricordare, perchè sono il primo che lo fa, leggere è importante, leggere la Potenza è importante e aspetto delle Opere Complete che lo dimostrino e mi tengano alto il livello perchè da solo sto scrivendo, e ci sta scrivendo almeno Altrove dove il livello è più profondo ma molto meno degno di un inchiostro su pagine bianche. Ho già visto i tuoi disegni… Ma smetto perchè adesso chiudo la parentesi. Scrivo come se dovessi continuare; l’unico che merita di essere pagato.

Il gusto di lanciare il cappello da quell’ultimo piano rimase personale. Il topo, tremando, si rese conto che infondo poteva valere molto di più da vivo che tremando.
Parole sacre.
La spirale che esce dalla bocca di chi avvolge la sua vita nella noia urla, non chiede, arriva.
Verso l’esterno quell’uomo lanciava i suoi cappelli, aveva smesso di collezionarli.

Niente opera completa, non so come continuare.

Arrivò una sofisticata donna che oltrepassò il topo. Gli donò giusto uno sguardo. Quel topo era vivo. Si alzò, e la seguì. Giusto per quello si rianimò nel corpo quel topo. L’Amore che tutto muove. Un topo che dopo anni trema e non smette, ma smette di vivere un corpo morto. Un nome che tutto rappresenta. Un topo che porta il suo spirito in giro, e che lascia lì per te.. no. Lo lascia lì per quel signore che collezione cappelli.

Storia noiosa.
Il sottofondo vince, la storia ve la pago io, il signore che annusa i topi morenti lo levo dalla storia. Ma solo perchè anch’io ve ne voglio vendere una. In cambio del rispetto e.. che parola si unisce al rispetto?

Il signore cambiò il cappello. Lungo quel marciapiede sapeva che avrebbe trovato cosa, quel martedì di Agosto, avrebbe potuto fare.
Un grande incrocio, dove un migliaio, in numero, di persone, perdendosi, lo avrebbero scambiato per uno qualunque.
Game Over, scritto sopra un muro di una città vicina messa in un contesto lontano. Game Over. Il cappello da Game Over sarebbe stato sempre quello. Il corpo del topo si alzò per comunicare. Il nuovo cappello adesso portava. Aggiungo uno scarafaggio che, dietro l’orecchio del topo, riposava, osservando ogni tanto una stella cometa.

Nulla di utile per questa storia. Il livello alto per cinque righe. Ma va bene così.
Lettere in fila per dare vita ad una nuova cultura. Creare quello che vuoi con ‘il gesto più alto che puoi fare.’ Dieci righe. Adesso cambio progetto, programma e stile.
Quello che voglio posso imprimere. Poche persone continueranno a leggere, apprezzando la scrittura e rinunciando all’orgoglio in cui urlo ‘Siete fermi!’ Volevo dire inutili, ma fermi rende meglio l’idea. Si parlava di Magia e di Signori con la coscienza sporca tanto quanto la barba bruciata che se, ne sarai capace, porterai con te.
Mi inserirò da solo come nessuno che scriveva come me ha mai fatto. Spazio tra i mondi. Ma non per forza tra le geometrie sacre, basta spaziare fra varie sfere sociali e riuscire a ricreare un equilibrio come se, almeno, fossi migliore di un alga.
Niente di nuovo, come quando, per caso leggi una teoria che dici “Mi rappresenta” e poi non hai modo di cavalcarla. L’esempio pratico è questo; non so farlo.
Un passo indietro nel caos per non essere invitato tra i capi della scrittura che hanno pagine bianche lunghissime, che non sanno che in realtà il ‘della’ è fuori luogo come ‘lunghissime’; intendo fra sillabe degne di un libro.
L’Amore non arriva, non arriva mai quando lo aspetto, ma metto a capo.

Quel topo alzò gli occhi. Guardò gli occhi del signore risalendo dall’unghia del mignolo lungo il braccio. Il signore col cappello interpretò male la risposta. Non vide la strada infinita, il topo già la percorreva da tempo, tutt’altro che morto.
Al massimo il topo tremava, i racconti lontani del ragno erano riuniti dentro il suo cuore che pompava sangue.
Spunta la luna.
Nella penultima pagina di un quaderno di cui il colore giallo non conta, per tutti. E parlerò della Luna in maniera comune. Dopo l’Amore come Opera Completa che riconosco, adesso, scriverò la Luna. Gli scrittori non ci sono, i lettori ci sono. Ma non siete voi. Sono i vostri figli e i miei fratelli, che credono nel Cristo. E io credo solo nel Funk, un cane nero.

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3 thoughts on “Distruzione

  1. Lettera Aperta. Facoltà Chiusa
    A Voi, sì, io parlo.
    A Voi che parlate e giudicate.
    A Voi che volete fare la rivoluzione e avete paura di una scritta su un muro.
    A Voi che provate a cambiare le cose e le cose probabilmente non cambierete.
    A Voi del collettivo(importante) e a Voi del collettivo cyloom(molto meglio) perchè è così che vi chiamano.
    Voi che in fondo siete importanti e in fondo non cambierete un cazzo.
    A Voi che pensate che l’occupazione sia una cosa d’elité.
    A Voi che siete così belli visti da lontano.
    A Voi che pensate bene di bloccare il traffico credendola una cosa coinvolgente mentre vi intromettete nelle vite altrui, e che ne sapete Voi degli altri!
    A Voi che in trasferta a Firenze trovate nell’Ideale un appiglio per sopravvivere, pensate di cambiare le cose. Siete inutili.
    Vi nutrite della popolarità che scaturisce dal collettivo forse per una forma della vostra seduzione popolare. Come la ragazza col berrettino originale e il mascara sugl’occhi.
    A Voi che in realtà non accettate una scritta sul muro. Perchè?
    A Voi che mi avete fatto sprecare tempo a cancellarla, e scritte più influenti non le avete fatte! Attacca nella bachechina i fogli tutti ordinati che sembrano pagine di un libro. Come questo. Sai che palle leggere tutto. La mia scritta – faceva da stimolo. Lì – per – Tutti Il Vostro – un impedimento, a tutti.
    A te che fai filosofia e sei stupido perchè la poca conoscenza (perchè lo sappiamo che sarà sempre poca la conoscenza e poi ho capito che puoi cercare tutto e alla fine troverai tutto e nulla, ma tu continua a cercare comunque) che hai appreso dai libri ti rende per non so quale motivo superiore agli altri.
    A te fottuta fighetta presunta e a te fottuto fighetto col cappellino. A Te
    A Voi, il mio e con me il pensiero di altre persone non voluti rivolgiamo la mia attenzione. A Voi che dite “detestiamo il potere” e non assomigliate per niente ai vostri simili perchè ormai gonfi di una minima parte di quel potere! E poi, avete le chiavi di lettere che non cedete se non per raccomandazione.
    A Voi che dall’impegno universitario traete profitto per stare ormai aldilà della tavola rotonda, su quella quadrata da dove lo puoi fare capolino. Perchè fate l’università, ancora non lo sapete ma siete già persi.
    A Voi che non chiedete ma comandate. A Voi uniti nella vostra minuscola cerchia, che sentite ma non ascoltate le parole altrui. A Voi tutti che vi reputate “Voi” e non “tutti”, a voi io mando il mio dissenso e il mio essere a disagio con Voi. A Voi che vi sentite a posto perchè partecipate all’assemblea aperta a tutti e urlate ’fascisti a morte!’ a un ragazzo che proponeva festa a lettere. A Voi che occupate lettere e meno male ci sono quelli che dite “si fanno i cyloom”. Già.. ma delle vite altrui, Voi. A Voi urlo il mio disagio e il mio minimo apprezzamento verso di Voi. Minimo in quantità e qualità ma è pur sempre un apprezzamento. A voi urlo vaffanculo Viva il degrado, Viva la gente povera, Viva chi sta male, Viva chi sopravvive. A Voi tutti da Urbino, dal Trento, da Sassari e da Bologna urlo il mio disprezzo per una causa che sostenete per “comprarvi il paradiso”. A Voi tutti spero di stare sul cazzo. Sai che vi dico? Spero di essere odiato e giudicato male. A Voi tutti che volete cancellare una scritta sul muro ma comunque cambiare la società. Non cambi le persone figurati la società. A Voi che fate l’elité con le chiavi di lettere e pensate al bene dei futuri universitari. A Voi tutti spero di iffondere rabbia come membro della società, ma so già che dall’alto della Vostra inutile cultura questo nero su bianco vi sembrerà stupido e fuoriluogo. E lì riderò, come un pazzo, per compassione, paragonando il mio tempo buttato a dormire identico al vostro sprecato a lettere a comandare di cancellare una scritta. A Voi tutti da anonimo pensante rimprovero il fatto che occupare, a parte Toto forse e forse un altro non sà nessuno cosa vuol dire. Continuate a rifiutare le proposte della gente. Continuate a urlare ‘Fascista a morte!’ per “comprarvi il paradiso”. Ma intanto, VOI IDIOTI, perdete il filo del discorso, perdete il fatto che, per citare, “L’importante non è di che colore è il gatto(rosso/nero), l’importante è che acchiappi il topo”, e perdete il fatto che le leggi passano e voi cancellate scritte sui muri, cancellate serate e promuovete astio verso di voi, A Voi bischeri che siete rimasti chiusi nel ’68 e i tempi sono cambiati. Sono quaranta anni. Provate, Voi, a scriverlo: quaranta anni fa. Poi alza la testa non guardare niente e pensaci.. magari mi sbaglio. Vai a Berlino, te, che ridi, del collettivo. Poi invece di bloccare il traffico e invadere la povera gente inizierai a impegnarti seriamente. OCCUPA I LOCALI. OCCUPA SERIAMENTE. DOVE NON CI SONO “VOI” MA “TUTTI”. Cambiala la società invece di “comprarti il paradiso”! Vi ci vedo a dire ai vostri figli di non andare alla manifestazione ma a scuola, perchè tanto non serve. Pischelli Ma te intanto vacci a Roma a manifestare così lo puoi dire ai tuoi amici:’Io c’ero!!’ “comprati il paradiso” Viva la libertà Viva le singole iniziative Abbasso il collettivo Abbasso le maggioranze Vaffanculo .

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