Quello che ti pare

Bene, adesso che ho scritto l’Amore posso fermarmi un attimo su questa panchina a pensare. Non so bene a cosa pensare ma adesso sono fermo e ci provo, continuerò a scrivere penso.
Le contraddizioni dietro l’angolo mi stanno attendendo con un fucile carico e io starò attento a non percorrere quella strada che si chiama Abitudine della quale conosco ogni singolo angolo.
I cani sciolti corrono felici e di specchio io corro felice. Neuroni specchio. I fenomeni relativi al tuo cane fanno da specchio ai tuoi, come fanno da specchio al contenuto di quello che scrivi. Forse la devo smettere con questa storia, forse sto esagerando o forse è tutto vero, solo che ho aperto più porte di quante erano necessarie tramite lsd. Come quando pensavo di essere al centro di un complotto, come quando leggevo, arrivando, sopra fogli attaccati sui muri per le strade di Torino, “Gesù sta arrivando”.
Continuerò a scrivere.
Deciderò poi se continuare a indagare intorno alla Magia, ovvero i fenomeni connessi tra di loro, se avvicinarmi agli insegnamenti di Gesù o se, continuando sulla mia frequenza, far interessare Gesù alla Magia, per vedere quanto in là riuscirà ad arrivare questa penna. Nel frattempo mi vivrò questo Amore e cercherò di non scriverne più intorno a esso, per vivermelo davvero e per evitare che lo faccia solo per poterlo mettere ancora nero su bianco. Altri ‘Fiori del male’ aggiungerò cambiandone la traduzione del titolo in varie lingue, approfondirò ‘La soluzione di Settembre’, scriverò su fogli a protocollo il tema ‘Fold’ per me richiesto da un amico, allargherò insieme alla regina di quadri il colloquio con il demone, parteciperò a qualche concorso, cercherò una casa nuova per Settembre e magari ne trarrò spunto per il sesto paragrafo della Soluzione, andrò a un po’ di feste, mi riavvicinerò alla famiglia, porterò avanti l’impresa che costruisce zaini con amplificatori per liberare la musica nello spazio, tenterò di recuperare il mio rapporto con il bastone a cui dare fuoco, inizierò a fare cappelli e mi vivrò quest’Amore finchè durerà e finchè sarà vivo, i cani giocano, aspetto che finiscano per alzarmi da questa panchina dove sto aspettando niente, dove mi sono fermato a pensare. Bene, chiudo il quaderno, mio vecchio compagno, a poche pagine dalla sua fine, comprerò un altro quaderno, lascio giusto qualche pagina bianca di scorta, non si sa mai, ma adesso mi alzo e vado da lei a cominciare quello che ho detto che farò, quello che voglio fare, sempre sotto la guida dell’Amore.
Buon sonno.
No. Cambio notte.

Pensavi fosse finito, vero? E invece continuo perché ormai ci ho preso gusto e a casa ho più di dieci penne piene. Qui con me ho solo tre fogli e spezzoni di fogli non finiti di scrivere, ma sono sempre a descrivere il mio presente, mentre questa volta provo a parlare del vostro, del loro.
Sì, perché sennò sembra che sia sempre qui a scrivere di come la realtà diventa mito. Ma continuerò su questa linea, adesso non so bene dove mettere la virgola, volevo aggiungere la parola infondo, più o meno seguita da un punto.
Continuerò su questa linea infondo.
Continuerò su questa linea, infondo è parlare della stessa dannata cosa.
L’Arcobaleno è inattaccabile avevo detto, e riconfermo che è così. Lo riconfermerò tutte le volte che proveranno ad attaccarlo e non ce la faranno. Vorrei capire cosa ci provano a fare? A quali pro? E come gli salta in mente solo di provarci?
Vorrei usare il termine spruzza, prima di continuare, vorrei fosse inserito in un Dizionario dei termini comuni’, spero di non scordarmi perché dopo la pausa di venti minuti che ho fatto dopo le domande sopra, ho ricominciato così. Parlavo dell’Arcobaleno che era inattaccabile, ringhiano dei cani e una ragazza dice che ha paura, Funk è a casa e uno di questi cani è uno di quelli che ha già dominato su di lui, ma Funk è a casa che si ricarica ed è superiore al tutto in questo momento.
Grazie Funk, faremo il Cammino insieme, sai quale, quello senza tekno, senza dub o dubstep, senza punk, rock, rap, soul, latino-americano, reggae o drum’n’bass, senza musica dal vivo, senza tango, capoeira e samba, senza hip-hop a malincuore, senza goa e psytrance a malincuore, di nuovo senza la tekno, la house, la minimal e la techno-minimal, ma non volevo mettere sullo stesso piano questi generi. Il Cammino di Santiago.
E’importante rendersi conto anche di quanto puoi stare lì a far vedere che l’Arcobaleno è inattaccabile. Una trentina di persone urlano lontano come se Antognoni avesse fatto gol. ‘Ora è la temperatura perfetta del giorno perfetto’ dice un altro qui sotto, ‘E’ l’alba di un nuovo giorno’, ‘Mi ero perso, ma adesso’.
Insomma l’Arcobaleno è inattaccabile ma comunque può essere coperto, è per quello che si vede così poco spesso, è colpa nostra.
Tanti meno colori ci sono, tanto meno visibile è l’Arcobaleno. A volte non ci sono gli amici che bucano le tasche di quelli che portano il bianco, il nero e il grigio e basta. A volte gli muore la nonna. Ringhia un altro cane, quello che dominava Funk. ‘Controllano eventi’ dicono in un altro contesto che io però riapplico al mio. Vorrei dirgli che gli abbiamo fatti vincere prima a calcetto, al mio amico. Che andava bene che avessero vinto loro, perché gli serviva. Ma non che mi sono fatto autogol di proposito, ma che, infondo, ci stava che vincessero loro quel match, per l’equilibrio comune, per fare uno a testa, per non essere ingombranti e per donare un po’ di quella potenza a chi infondo non ne vuole. Se la riconosci nell’aria puoi lasciarne un po’, per il bene di tutti, agli altri, ‘Non portare il cane’, che non va sfruttata per trasformarla in potere, va lasciata potenza e lasciarla è volontà di potenza.
Ci penso io Friederich a fare il figlio del figlio aspettando il mio, il Superuomo. Non ho marlboro rosse adesso per rappresentare questa potenza, sono sopra un cesso staccato e non voglio cacare sui fiori, caduta di stile. ‘La quantità non batterà la qualità’, devo capire se mi piace questa affermazione.
L’Arcobaleno spazia tra infiniti mondi e gli piace anche non farlo. Se viene attaccato non si muove, se viene coperto si fa coprire ma comunque ricompare in uno degli infiniti mondi, il pagliaccio è preso in giro e ride di tutti sempre.
Quanto mi piace piacermi mentre scrivo, ma mi fa perdere l’obiettivo o me lo tramuta nell’adulazione, sbagliato parola, me lo tramuta in una sorta di perdita di senso mentre scrivo, perché scrivo?
Dicono ‘Premio Nobel per la fisica, Matta che suona’.
Arrivano due tipi innocui e riprovano, ma non loro, ad attaccare l’Arcobaleno, ad attaccarlo dal basso, fortuna che stavolta ci sono amici che bucano quelle tasche e il bianco e il nero si disperde nel niente, ma non nel niente che è tutto, non il nulla, no, il niente, e niente quindi, non voglio lasciare quelle figure da sole nel niente, da Sole, vorrei che lo gnomo le portasse con se, che i suoi amici gli bucassero quelle tasche prima, andrà tutto bene. Non si capisce perché si deve nascondere lo gnomo, un cane inizia ad abbaiare insistente e io mi giro una sigaretta per non fare confusione e ci vorrebbe un caffè che non c’è per dargli anche un senso.

Che bello essere un pallino nell’universo, ci vuole coraggio per farlo, dei cani non rispondono. Ma comunque quello che conta davvero infondo è che l’Arcobaleno rimanga intoccabile. E a quanto pare lo è, mi tolgo dalla storia ma non so se posso farlo. Parte il caos, seguo, la musica io. Non ho sbagliato virgole. Scriverei a penna, ma sto comunicando qualcosa d’altro. Io sono un cane, non c’è niente da aggiungere. Non vorrei spingermi oltre per vedere quanto sia vero che l’Arcobaleno sia intoccabile. Insomma no, voglio aiutarlo, insomma, ci sto correndo sopra. Cosa vuoi?

Andrò fino in fondo a questa storia. Comunque vada, andrò fino in fondo.

La prossima volta cambio argomento. Parlerò del sindaco di un paese, se lo merita tutto.

Pagine bianche per tutti.

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