Rondini

Sono tornate le rondini o forse sono solo io che sono tornato. Sono tornato all’Elba, certo, un anno dopo, nella stessa casa a Rio. E di nuovo giornate di mare e poi la doccia a casa, alla sera. Diana prepara una cena, io sul divano scrivo delle rondini, che son tornate, ma forse son tornato io. Lo dicevo l’altra giorno, all’Orticoltura, e lo collegavo ad Harrp, per ironizzare, che se il complotto è reale, se è evidente, le cose si collegheranno pure e allora parliamo di queste rondini che pure c’entreranno, perché ci sono. Ho letto Frenzen, a capo fitto, fino all’ultimo respiro e allora ecco i picchi e gli uccelli e le rondini, e tutto è collegato, ma son sempre io, e le rondini c’erano già prima.

Il giorno della partenza ero nervoso per la storia dei portuali. Era un timore tutt’altro che irrazionale. I portuali l’anno passato mi avevano traumatizzato, alla ora di imbarcare. Il portuale in questione, napoletano, mi aveva costretto a tentare una complessa manovra di geometria, in retromarcia, ed ero andato nel panico, così. I rumori delle ruote e delle sterzate nelle pance delle navi. E niente, dunque. Ad un anno, sudavo freddo all’idea della difficile comunicativa con questa gente di mare, affatto interessata alle mie insicurezze generiche e nei parcheggi nello specifico. Non ho mai imparato a guidare, questa è la verità, e adesso, caro vecchio portuale, prenda le chiavi e faccia lei la manovra, sù, la prego, venga lei al volante. Allora si andava, quest’anno, verso la bella Piombino, e io pensavo a queste cazzate, che poi mi avrebbero fatto entrar di muso e tutto sgonfiato, come spesso accade.

Si mangiava a Cecina, che per noi gente di Firenze, è così prossima, ma per quelli di Cecina non vale il contrario, come qui all’Elba. Da dove venite, mi aveva chiesto la cecinese peruviana che faceva la cameriera al ristorante sulla spiaggia abusiva. E io le avevo risposto aggiungendo dove eravamo diretti, qua. Lei dal Perù a Cecina, e le sembrava lontano tutto, e c’aveva anche ragione.

Prima di partire, quasi lo dimentico -opporsi alla dimenticanza, a volte, è bene, che è come dire scrivere- prima di partire per l’Elba, ho assistito ad una certa litigata, di cui non dirò niente. E non dirò niente in merito, ma solo qualcosa ad esso collegato, non tanto per non prender posizione, che non prendo comunque, ma per contrastare il gossip. Ero spettatore anche là, dal Tiburon, ché le parti avevan cose loro, di cui so poco o niente, i recessi di un’amicizia che mi era semplicemente sconosciuta. E si era conclusa così, come era cominciata, con me e Silvia che ci se n’era andati senza un commento che non fosse che queste dinamiche e questa specifica, non la si sapeva, perché si era sempre un passettino indietro, dall’essere così dentro Firenze, che era come dire il cosmo. Ne parlavo il giorno dopo, domenica, con mio padre, per fare del gossip ché lui non c’entra nulla e perché non sapevo bene che raccontare, in senso ampio. Lui se ne usciva con energia che esce, e andava tutto bene così. Ma davvero.

Annunci

One thought on “Rondini

  1. Pingback: Settimana di ponte « Lorem Ipsum

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...