Elogio ai lettori

Bello è: quando dall’alto di quel palazzo, mentre il tuo amico sta cuocendo la rosticciana e pollo e melanzane, e mente l’altro urla ‘Festa’ disteso su di una di quelle panchine di plastica da esterno, e non c’è Sole ma sai che da dopo Mercoledì, se lo vorrai, la potrai incontrare, il tutto mentre la tua migliore amica capisce cosa vuol dire la ragnatela per te, e poi arriva lei…

“E che volevi vedere?”
“Il mare”

Buio.

E mentre Marghot era lontana e iniziava a capire tutto, la Juve vince, a caso, e a caso ho tenuto il mio accendino con la regina di cuori. Marghot?

Cos’era bello?
Bello è scrivere su un cornicione al settimo piano avendo la possibilità di usare gli occhi per vedere cosa hai fuori dal bianco sul nero.
Do un sorso di birra.
Funk è scomparso ma non mi interessa dov’è.
Anche se in un certo senso sono qui per dirvi cosa è bello.

I demoni che ti seguono alle spalle.

Troppo peso. Sto scherzando.
Cosa è bello?
Il mio compagno di scrittura, è bello, perché sa cosa è il bello. Non so quell’altro ma non ci interessa.

“Vieni a mangiare?”
“Ancora?”

Posso dirvi quindi cosa non è bello, adesso.
Un diavolo di niente, in realtà, è bello. Uso diavolo per non usare cazzo, non volevo denobilitare, ma oramai. Comunque tengo alto il livello. Nel mio piccolo.
Cosa non è bello?
Che Marghot sia lontanissima una delle poche volte in cui Lupen gliel’avrebbe fatta, e io, non sono Lupen. Finire i discorsi che per te sono lettura in un foglio.. è importante che non ricordi?

Psicopatico. Aspetta, fa più paura: Psycopatico.

Questo non è bello.
Arriva Funk, camminando piano piano, mi guarda, ma se la tira, e io lo rispetto perchè mentre passa accanto a me, dopo un bel pò che sapevo Essilo al sicuro ma disperso, mi ricorda cosa è davvero bello. E io Opere Complete ho provato ad esprimertelo con l’inchiostro che rappresenta simboli. A te Altrove, niente ha da dirti la mia penna. Niente. Siamo noi. Se no chi?
Andrebbe riunito tutto ma siamo ancora lontani.
Forzato.
Volevo sperimentare, che scelta del cazzo, a scrivere in una determinata situazione… ce l’avevo meglio detto in testa mentre venivo qui a scriverlo.

Non so se sentite le pause. Questa è stata almeno di mezza ora. Sono ancora indeciso se rifermarmi per cercare l’accendino e accendere questo drum che tengo nell’altra mano, la sinistra. Scrivo con la destra, come lo zampino che, come dici te Altrove, ogni tanto, ci mette qualcuno. Confido nelle virgole messe bene.
Se hai capito. Continua.
Insomma, volevo vedere se l’architettura del paesaggio che hai di fronte a te, intorno a te, influisce su quello che scrivi. O meglio, sulla qualità di quello che scrivi. Ma qualità è un parolone, mi pare, e quindi usiamo spessore. ‘Sullo spessore di quello che scrivi.’
Insomma pare che determinato spessore, nuova rinominazione di qualità, abbia riempito le pagine di questo quaderno. Esagero.
Sono qui. E sono connesso.
Lo vedo. Lo sappiamo noi.
Non sono le fiche che trombi.
Parolacce.
Non sono le donne con cui.
Una bella ancora di salvataggio, e poi critichi me se sventolo troppo in alto quella bandiera. Se non sai di che bandiera parlo..
Interrompo di netto.
“Scusate le spalle”
Ho capito ora cosa vuol dire, però poi quell’altro dice…
“Non si danno le spalle”, giustissimo.
Bello è: poter scrivere queste cose volendo avere dei lettori. Perchè sì. E adesso vi faccio l’elogio, come il titolo che darò a questa Soluzione.
Elogio. Quasi da poterla scrivere a se.
Elogio.
Io scrivo. Non: io penso, io sono, io non sono, no, io scrivo.

Grazie.

Fino a adesso ho cercato di unire virtuosismi, che possono risultare anche noiosi,  a una sorta di contenuto-anima; che bello segnare sul foglio con la penna il trattino -, con un occhio chiuso. Perchè?
Insomma, non sono qui a dirvi niente di nuovo, ma io voglio lettori sennò non ha senso quello che sto facendo. E se sei mio lettore allora capirai, e se solo inizi a capire allora sarai mio lettore. Troppo. Che poi è buffo che faccio tutto solo per voi, per voi che mi leggete. Black-out.
Non mi ricordo dove stavo andando.

Un bambino urla più in alto di me.

Buio.

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