Urti, vomito ergo sum.

Ai minimi storici del mio personale degrado, ai massimi livelli del provare con l’esperienza quello che si trova oltre. Ai massimi livelli miei, sono andato dritto con la testa contro le istituzioni senza danneggiare nessuno se non la mia persona. Non ho ancora capito perché gli urti di vomito continuano a tormentarmi tutti i giorni in ogni spazio che percorro, a piedi o meno, mi trattengo sempre, è vero, ma faccio sempre molta fatica a trattenermi. Vorrei vomitare su quella macchina, su quel simbolo disegnato sul muro e sopra quelle gelaterie che vendono latte e sapore a prezzi troppo alti, vorrei vomitare su quelle camice che devo indossare quando devo incontrare persone con le quali devo passar esteticamente in un certo modo, vorrei vomitare in camera mia, sul mio letto, sui miei vestiti sporchi buttati per terra, vorrei vomitare su questo computer, sopra il cellulare che mi segue e davanti gli ingressi di ogni squola, con la q, vorrei vomitare sopra la psichiatria, litri di vomito e litri di merda, rimangiare tutto insieme e rivomitarci sopra, vorrei vomitare sopra i manuali e i libretti di istruzioni, sopra i benzinai e le banche vorrei, smetto di mettere le virgole, vomitare sopra la salvezza sopra le aree cani sopra le telecamere che controllano le piazze mentre dietro quegli occhi si nascondono storie che nessuno osserva vorrei vomitar sopra le brutte stagioni sopra i macelli che sgozzano gli animali e sopra i vegetariani che ti fanno la predica per elevarsi nella loro piccola presa di coscienza vorrei vomitare sopra il rap fatto male sopra le mie mani e i miei piedi e di nuovo sopra chi permette che i sintomi vengano curati a discapito delle cause vorrei vomitare sopra a quella donna sul treno che insegna i colori a sua figlia tramite le sue carte di credito colorate “E questo è il giallo” vorrei vomitare sopra il cancro che portiamo negli altri paesi comprando il sesso e facendo scraccare ragazzini di 12 anni nei cassonetti vorrei vomitare sopra quegli intellettuali che non sanno neanche di che pasta, alla fine, sia fatta la vita, sopra i libri che hanno letto solo per parlarti da quel gradino sopra elevato su cui già avevo vomitato, vorrei vomitare sopra a chi alza il dito indice, che sia legittimato o meno a farlo, mi vomito addosso, ti vomito nelle buste della spesa, vomito sopra le eredità sopra i giochi dazzardo sopra l’imene sacro di tua figlia che rimarrà bloccata nelle emozioni solo perché te avrai voluta tenerla protetta dal tuo vomito, mi rivomito addosso, vomito sopra gli allenatori che coltivano solo i bambini prodigio, vomito sopra a chi sfotte, sopra satana e sopra il suo nemico, sopra il papa con i suoi gioielli nel cassetto e sopra il barbone con i suoi gioielli lasciati nel cassetto, sopra il sistema che hai creato che lasciamo creato e che ci hanno imposto, sopra te che continui a leggere dove io voglio vomitare, sopra quell’altro con gli occhiali da sole firmati da chi il sole neanche lontanamente si immagina cosa possa voler dire, vomito sopra gli orologi e il calendario, sopra i club i pub i bar e tutto ciò che vende droga liquida a vari prezzi, vomito sopra di loro aspettando il proibizionismo per poterla spacciare, sopra la musica che serve a vendere questa droga legale e vomito sopra il vomito che ho vomitato. Mi fermo un attimo, mi trattengo sempre non vomito mai alla fine, qualche volta, ma non così tanto, voglio mangiar di più vomitar di più o non vomitare per niente, basta che non abbia più questi urti e che sia costretto a trattenerli, vomito addosso ai genitori che fumano coca di nascosto e sopra anche alle siringhe e alle medicine, ma cambiate alimentazione e ritmo vitale e posizione geografica invece di imbottirvi di vomito che poi, io, dovrò vomitare.

Pausa, rileggo e domani continuo.

Vomito sopra i marciapiedi quando non mi trattengo dal farlo, sopra le vetrine sopra quelli che hanno le scarpe pulite e lo sguardo pure. Non che vada di pari passo ma vomito addosso a chi ha anche le scarpe sporche. Mi vomito addosso quindi, indosso scarpe pulite e scarpe sporche. E’ tardi, vomito addosso al tempo e addosso a quel tipo che durante la mia prima lezione di filosofia mi disse che il tempo non esiste, come risposta alla domanda, “che ore sono?” Non vomiterò mai su mia nonna , e alla fine di tutto potrebbe essere l’elogio a lei solo per questa frase, insomma, volevo solo andare a pranzo da mia nonna, ci avevo fissato d’altronde, alle una e un quarto, e il tipo mi risponde il tempo non esiste. Vomito sopra ai marciapiedi di nuovo, a chi a cancellato tutto quello che avevo scritto prima, vomito addosso alle banconote, alla filigrana, alla carta con cui viene rappresentata oggi la potenza, vomito addosso alla potenza e vomito sul fatto che la potenza va chiamata potere, vomito addosso a questo sbaglio, e vomito addosso alla parola addosso, vomito sopra le banconote, di nuovo, e le banche che continuano a tagliare quei pochi alberi per fare queste banconote insieme alla carta igienica, avrei voluto vomitare su quegli alberi che prima erano sani, prima di diventare banconote o carta igienica, avrei risparmiato almeno un migliaio di vomitate e invece, adesso vomito davvero sulle banconote e ci caco sopra mentre rimangio tutto e rivomito tutto sopra quelli che usano il potere invece della potenza, vomito sopra quelli a cui da noia quello che scrivo e vomito vicino a quelli che non ricordo… vomito sopra il vomito degli altri e poi aspetto, vomito sul mio cane, non lo farei mai, ma nel caso ci vomito sopra, aspetto, sbaglio il tempo della frase e rendo apposta la frase incomprensibile come d’inverno quando fa caldo.. sul mio cane non ci vomito.

Vomito su me stesso di nuovo, sulle ragazze a cui piaccio e sulle ragazze a cui piacerò, a quelle che già ho amato. Anche se non gli ho vomitato addosso, almeno uno sputo gliel’ho regalato, vomito sopra i miei amici quando si scordano cos’è il rispetto e vomito sopra il rispetto quando si scorda che con i miei veri amici deve solo smettere di cercare di farsi spazio, rispetto cosa? Vomito.. vomito sopra i concetti che ti vanno a costruire un sistema di emozioni, vomito di nuovo su me stesso che cerco di esprimere me stesso con addosso il vomito, vomito sopra il serpente che si mangia la coda e non se ne accorge e vomito anche sopra i cani che si mordono la coda credendola un serpente, vomito sopra il non senso perché non è coerente con il resto, il sole continua a sorgere e a risorgere e il cane non si mangia la coda come il serpente, il sole sorge, il serpente si mangia la coda e il cane se non lo fai uscire si morde il culo dal nervoso piuttosto, vomito sulla caduta del ritmo, vomito sugli avvocati accoltellati sul petto, e vomito su chi crede che la vita senza legge sia chiara e limpida, vomito su chi mi chiede scusa? No vomito su chi non me lo chiede, scrivo vomito su chi scrive, già mi sono vomitato addosso, sono pieno di vomito, infatti, ho scritto abbastanza ma proprio ne sono pieno addosso ed ho ancora bisogno di vomitare, vorrei solo che questo film non finisse e non smettessi di vomitare, un film di classe, un trip di classe, vomito. Appunto, vomito addosso agli anonimi robosi, vomito addosso alle merde e a chi da’ di merda, a chi non se lo merita e anche a chi da’ di merda in generale senza sapere nemmeno cosa vuol dire, aggiungo troppi vomito, fanne otto su nove di questi vomiti va’.. li lascio alla tua sensibilità.. Vomito sopra il rum dopo che ho bevuto vodka, ma soprattutto vomito sopra il vino dopo che ho bevuto tequila tutta la sera, mi sono rotto l’intelletto, quello minore, diciamo, tranquilli. Sul maggiore già vomitai anni addietro, e quindi vomito sopra il numero venti tre che non abbiamo mai capito per bene cosa vuol dire, gli arcani maggiori sono ventidue, dopo non vi è nulla, o tutto, come dicevano in quel film: “Tutto o nulla.” In realtà vomito perché ormai ho gli urti, e voglio che il mio vomito sia lungo come la muraglia cinese, su cui, sicuramente, vomiterò, se riuscirò ad andarci con il mio nero cane Funk su cui non vomiterò. Se queste lettere messe in fila verranno mai pubblicate allora farò un’altra vomitata su me stesso per continuare il discorso di vomitare sugli alberi, insomma, sulla carta, per vomitare non sulle banconote o sulla carta igienica, dirai tu ‘la stessa cosa’, ti do un imput.. su queste pagine che se mai saranno fatte di carta saranno degne di vomito come quando vomito su tutte queste persone che dormono mentre Al Pacino rappresenta, yo, uno dei suoi ruoli migliori, chi? Carlito? Vomito per il duemila dodici e per l’anno prossimo, anticipo il vomito mangiando tutto quello che per quest’anno sono riuscito a vomitare, vomito sui film che finiscono e su quelli appena cominciati. A volte criptico, vomito sul cripto come genesi delle parole, in senso ampio e non sottile, capiscim’ a me, nel mezzo aspetto, e nel caso.. continuo a vomitarmi addosso, mai smettere prima regola, vomito sulle regole, vomito su quella che scrissi a penna, ‘abbandonare i porti sicuri prima regola’, non vedo l’ora di trovarlo, un porto sicuro, per vomitarci sopra e non rispettare le regole, le odio, ci vomito sopra, anche quando me le detto da solo, vomito sopra il vomito è troppo facile non c’è bisogno nemmeno di uno stimolo vomito sopra il tuo di vomito come i cani che marchiano il territorio io voglio vomitare, servivano più virgole. Vomito sopra la punteggiatura e sopra gli intellettuali e sopra i tossici e sopra i negri che vengono a rubarci le donne e sopra chi lo dice e sopra gli spirituali che non parlano con quell’altro mentre non rifiutano un caffè al bar Giulia, vomito sopra i relativisti quando giustificano il fatto che sono stato violentato, e io lo ero un relativista, mi rivomito addosso. Vomito sopra le fiche, quelle pazzesche, e ci vomito tanto sopra di loro, perché non hanno alcun merito per quello che sono, non ci vomito quando crescono e le conosco perché pare che alcune forme, poi, siano belle perché esprimono qualcosa d’altro, ma quelle sono scelte che fanno gli angeli quando non vengono basati e non vengono sfruttati. Io divento bello come forma quando esprimo qualcosa di bello, ma continuo a vomitarmi addosso, ho perso il filo perché ci ho vomitato sopra. Smetto di vomitare per prendere respiro, fare un colpo di speed, di mdma, di coca, farmi un cannone di ganja, prendere un quartino di Shiva, un colpo veramente leso di ketamina, un altro quartino di Hoffmann, aspettare che mi scenda e farmi una fumata di dmt per finire con la classe che si addice ad un capotreno, di nuovo criptico. Vomito sui passi avanti che ancora ho da fare, vomito su tutti questi che mi danno le spalle, il bello è che gli vomito sulle spalle, poi pesto tutto con le mie scarpe regalatemi dalla tipa addosso a cui sputai. Prende bene, vomito sui questa espressione moderna, vomito sul moderno e sul vintage, vomito su Sara per dargli importanza e vomito su Sole e su Veronica e su Sonia e su Caterina e su Eleonora e su Flaminia perchè è mia amica e su Martina e su Vanni così, perchè sarebbe pieno di nomi da consigliarmi, mi scordavo di Costanza che è la preferita su quale vomiterei, ma smetto perchè così sembra che se vomito su una cosa in realtà è perchè mi piace e invece ci vomito perchè ‘al cuor non si comanda’, no. Ci vomito sopra perchè tutti i giorni ho gli urti e spero che scrivendo tutto mi passino, è una terapia e ci vomito sopra. Dovrei soprattutto ora, vomitare, se solo potessi scrivere per bene e invece scrivo al buio quello che zero mi rappresentano, il Rivotril, il Lorezepam, il Seroquel 400g, vomito addosso a loro e a chi li prende, ma prima li prendo e poi li vomito addosso a chi li prescrive.

Ah, scordavo, non vomito

Mai

sull’amore.

 

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