Sagra del Rifugiato a Girone

Il titolo potrebbe offendere qualcuno, ma se avessi scritto “Serata di sensibilizzazione alla problematica dei rifugiati avente luogo a Girone”, oltre che cacofonico, sarei suonato eccessivamente sensibilizzato a cose di cui non so niente. Quindi. Con questo titolo faccio pari e dal punto di vista della morale possiamo andare avanti. Allora ieri sera ero alla sagra del Rifugiato a Girone. L’ho già detto. Ero lì, lo dico, perché proiettavano Kaurismaki, e lo proiettavano aggratis. Inoltre, ora che ci penso, credo che Girone mi evocasse ricordi letterari non miei, di una costa catalana dove visse Bolano e Vila-Matas, che ancora vive, e dove insieme mangiarono gelati al sole di primavera. Ma questo ieri non lo sapevo, o non ci pensavo e solo tutto suonava, suonava un pò, ed era abbastanza. Eravamo andati preparandoci: ci eravamo preparati al clima andando a mangiare la pizza da san jacopino che fa sempre Girone, rifugiati e anche Kaurismaki. Poi in macchina con Cami fino a Girone e io ero alienato, dovrei poi dire estraniato, e allora diciamolo. Stavo lì sui sedili di dietro e volevo vomitare o dormire o emigrare. Poi siamo arrivati lì e non c’era nessuno, alla casa del popolo l’Unione, di Girone. Tranne i vecchini insomma, che c’era la finale di Europa League, che passavano aggratis anche quella nella stanza accanto alla nostra. Finale che avrebbe vinto l’Atletico e anche Marias ieri sera era contento. Ad ogni modo poi sono arrivati i rifugiati con Andrea che li aveva portati in furgone e si sono messi là ad aspettare che cominciasse la sagra come si aspettava noi. Diana e Cami parlavano della futura scoperta dell’io profondo da parte di Cami in conseguenza al suo silenzio in comunità adibita al silenzio che si sarebbe svolto di lì a poco in località Marradi. Io ero estraniato, l’ho già detto e lo ripeto. Perché quando si è estraniati si è più esposti e infatti sono stato intercettato da una donna di cinquant’anni che non capivo cosa mi volesse vendere e di cui ho deciso che non dirò niente. Poi è cominciata la sagra perché sono arrivati i  politici che dovevano parlare alla sagra del rifugiato. E’ stato una merda, i politici giovani parenti di Renzi hanno parlato con lingua sicura di niente, presentandosi come vecchi e bravi e come nuovi allo stesso tempo. Come unica alternativa e quanto erano stati bravi bravissimi e quanto invece quelli di lotta per la casa erano cattivi e “fuori dalla legalità”, vabbè. Cami era nervosa, lo vedevo, io non sentivo niente perché ero estraniato, l’ho già detto, lo ripeto. I politici hanno parlato troppo, la parola che mi viene in mente, ma che non so che vuol dire, è sicumera. Niente, poi ha parlato Joshua e ha detto che era della Naigiria, e non Nigeria come dicevo io, e che era andato in Libia a fare il muratore nel 2011 con una tempistica che rasentava quasi la sfiga a cui noi tutti non crediamo. E niente, poi a Lampedusa e poi a Fiesole dove penso abbia incontrato anche gente in gamba, anche se non lo ha detto esplicitamente, ma l’ho intuito. Poi basta, c’è stato il film e percepivo ancora Cami nervosa, o forse la titillomachia era dovuta alle future giornate vacanziere nell’eremo in silenzio. Il film è piaciuto, forse un pò meno dei precedenti, e benché semplicissimo alla fine, tornando a casa, l’avevamo capito tutti diverso. Abbiamo salutato i rifugiati dalla rotonda del Girone e alcuni ci hanno salutati di rimando, dai finestrini, o forse me lo sono immaginato.

10:5:2012

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