Viaggio in bus

Lo sguardo fuori dal finestrino. Il cartello Firenze indica la strada all’autiere anche se credo non ne abbia bisogno.
Vi è mai capitato di sentirvi stranieri? A me quasi mai, ma ultimamente mi capita sempre più spesso. Fa strano sentirsi straniero nel proprio paese. Mi è sempre piaciuto definirmi cittadino del mondo e adesso mi ritrovo straniero nel mio paese. Sono molto calmo, molto zen.
Ci saranno una trentina di persone su questo bus notturno, io siedo quasi in fondo, come sempre, dove si concentra l’odore di veterani calzini. Credo di essere l’unico italiano su questo bus della tratta Pisa-Firenze. Accanto a me, dietro e nell’ultima fila adesso dormono delle ragazze dell’Africa nera, credo siano puttane che vanno a lavoro. Sembra che dormano con un occhio aperto e uno chiuso, forse esperienza, o forse gli dà semplicemente noia l’unica luce del bus accesa sopra la mia testa.
Sparso tra queste prostitute dormicchia un signore tunisino con una faccia bonaria, un cappello nero e lanoso e baffi grigi che gli danno ulteriore spessore oltre la stazza. Ci ho parlato prima, mi ha detto che siamo ospitali come loro e io ci sono rimasto un pò male, chissà perchè.. sembra in gamba.
Davanti a me e nei paraggi poco avanti sedeva un gruppo rumeno o albanese, sono scesi da poco. Credo stessero facendo storie, li avevo visti alla stazione a contrattare e a lasicare numeri di telefono, la ragazza profumata in modo invadente che doveva stare con uno di loro, e a cui donava un certo rispetto, era stupenda.
Ancora più avanti spunta una mano con dei tatuaggi floreali che si ederano intorno alle dita, mi incuriosisco e vedo spuntare il viso femminile di questa dea. Penso di alzarmi, penso che Dio c’è come l’alternativa al maleodore di piedi, penso che sono sempre a scrivere quando sono ispirato e che magari potrei adoperarmi per avvicinarmi a una musa, penso che poi vedo spuntare una testa col cappuccio accanto a lei che le dà un bacio e allora penso di rinchiudermi di nuovo nell’inchiostro che scorre. Alzo il mio di cappuccio, do volume a Kaos e a Ghemon in cuffia e mi rimetto a guardare fuori dal finestrino. Sono sempre calmo e non mi sento più uno straniero su questo fottuto autobus.
yo

27102010

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