Consonanti: Q.

Racconto di Altrove preso dalla raccolta “Consonanti”

 

Q.

Era ormai Iniziata l’estate, e con lei il caldo soffocante che ti brucia i polmoni. E trovarsi all’una di pomeriggio, in mezzo all’asfalto, senza un po’ d’acqua a portata di mano, sarebbe stato fatale per molti. Ma Qu, delle fatalità se ne sbatteva, così come di tante altre cose.. Era in bicicletta, a fare un giro per le vie del centro, con la musica nelle orecchie a tutto volume. Portava un berretto tirato giù fino agli occhi per coprirsi dai raggi del sole, e si era appena fatto uno spinello per poter sopportare meglio il fastidio di dover incrociare tutte quelle persone che hanno come unico motivo di vita lo shopping. Quelli che fanno le file agli outlet, ai centri commerciali, Il mondo è pieno di questi esseri sempre pronti a tirare fuori carte di credito. Non erano più umani, ma consumatori a cui piaceva esserlo. Perché consumatori lo si è più o meno tutti, ma a non tutti piace esserlo. Consumatori di cosa poi? Che cosa stavano effettivamente consumando?  A questo pensava Qu,  mentre pedalava evitando di mettere sotto queste figure incantate davanti alle vetrine, che nemmeno si spostano se avvertono un pericolo incombente. Si chiedeva – Ma da quando la parola consumare è diventata un termine positivo? Una cosa, una volta consumata, non c’è più. Puff… Scomparsa. Che c’è di buono in questo? Sul vocabolario, alla voce consumare c’è scritto “ridurre a nulla”. Un consumatore è uno che fa finire di esistere le cose!  – Questo pensiero lo fece incazzare di brutto. Pensò a tutte le volte che lo avevano chiamato parassita della società. Io un parassita? – Pensò Qu – Ma i parassiti sono questa gente! Lo dice anche il nome! – La rabbia cominciava a salirgli al cervello, e iniziò quindi a pedalare ancora più veloce – Adesso non mi sposto. Se ci tengono alla vita, dovranno imparare a scansarsi loro, a disincantarsi – Pensava Qu spingendo sempre di più con le gambe.. Il caldo era terrificante, ed il berretto era ormai zuppo di sudore. Allora cominciò a viaggiare con la testa tra le cose che non sopportava, che lo infastidivano – Vendono anche sigarette col filtro! Ma quanta sicurezza mettiamo in ciò che ci fa male! Poi le sigarette non ammazzano nessuno – Pensava – La gente muore, con o senza sigarette, da sempre. Dovrebbero mettere la stessa avvertenza che c’è sui pacchetti anche sugli orologi: Il tempo nuoce gravemente alla salute.. – Qu si fermò ad una fontana per bere, rimuginando sull’insensatezza di quella società di cui faceva parte – Questa è una dittatura della carta! – Sbraitava dentro di sé – Senza degli stupidi pezzi di carta, qui non esisti, non puoi fare nulla, non puoi scegliere diversamente. Se una cosa la sai fare, non serve un foglio per attestarlo, anche perché poi diventa il foglio la cosa necessaria per poterlo fare, e non che tu la sappia fare o meno! Come per la patente! – Ma mentre sbraitava, si accorse che l’acqua che stava bevendo, non lo dissetava.. Stupito continuò a bere, ma niente, proprio non placava la sua sete.. Come per quella di conoscenza.. Non si può placare, poiché la mente vuole principalmente solo una cosa: Di più.. Smise allora di bere, rendendosi conto improvvisamente di essersi fino ad ora abbeverato dalla fontana sbagliata. Sentiva adesso la necessità di una conoscenza più profonda   E non intendo la conoscenza  intellettuale, il sapere, coi suoi nomi e i suoi concetti.. Quella non è altro che un separare e organizzare la realtà in apposite scaffalature, già pronte li da quando sei nato. No, quella roba li è solo un gran catalogo.. Qu sentiva la sete della conoscenza diretta, la bramosia di immergersi nella realtà con le sue mani, senza una guida, senza seguire i consigli di altri che li avevano letti in un libro, scritto da qualcuno che li aveva copiati da un altro libro. Era stufo di tutto questo. Di bere dalla fontana sbagliata. Riprese allora a pedalare senza una meta, irato e insoddisfatto. Si chiedeva – Dove stiamo sbagliando? Perché dopo millenni siamo sempre allo stesso punto? – mentre la musica nelle orecchie semplicemente scompariva dietro i suoi pensieri. La struttura del mondo di Qu veniva ora messa in discussione da sé stesso, fino alle fondamenta, iniziando così a delirare su concetti assoluti – 2+2 fa 4, ma anche 1+3 fa quattro, e allora perché 4/2 fa sempre 2? E soprattutto se il 4 si forma sommando dei numeri, come si può risalire a quei numeri conoscendo solo il risultato? Questo è il mondo – Pensò – Il tentativo di scomporre una unità senza poter sapere mai come si è formata! – Più pensava e più pedalava, e più pedalava e più aveva sete di acqua e di conoscenza. Ma dove trovarla? Dove dissetarsi? – La natura! – Pensò – la natura è qui dall’inizio, da sempre, di sicuro saprà qualcosa.. – Si ritrovò così in un parco. Di quelli che ci sono in città, con le panchine, i chioschi, e i bambini che giocano coi loro nonni. E qui Qu rallentò, soffermandosi sugli alberi, cercando tra le foglie un barlume di saggezza,  godendosi un po’ di fresco portato dal vento. Ma la natura non disse nulla, o forse Qu non sapeva come ascoltarla.. Ma ci fu solo silenzio. Un silenzio fatto di risate di bambini e del frusciare delle foglie.. C’era un vecchio su una panchina, con la sua coppola in testa e le mani incrociate. Si guardava intorno, con l’aria assente e un po’ terrorizzato, come se non riconoscesse più ciò che gli stava intorno. Qu gli passò davanti, cogliendo il suo sguardo e suoi occhi chiari, profondi, bellissimi. Per una frazione di secondo si guardarono dentro, scoprendosi più simili di quanto avrebbero mai immaginato. Perché in quegli occhi chiari, c’era la rabbia, la paura, i ricordi della sua amata, il realizzare che il proprio mondo è cambiato e che non ti ci vedi più, l’inutilità in quel momento di tutta la conoscenza acquisita.. In due parole, la sofferenza di chi è qui da molto tempo. Poi i loro occhi si staccarono, ritornando alla loro funzione primaria, permettendo così a Qu di proseguire il suo irato girovagare – Che ne sarà di loro? Che ne sarà di noi? – pensava con malinconia – Così ci riduce tutto questo. A dei rimpianti su una panchina..  Uomini nello spazio e anche in fondo al mare, ma non riusciamo a rendere felice un povero vecchio. Gli è stato tolto tutto, persino l’anima, e forse anche il ricordo di averla avuta – Il fresco degli alberi finì, facendo strada  all’asfalto, al caldo, e alle file delle macchine. La rabbia ormai si era trasformata in tristezza, perché niente era cambiato.. poi, col tempo, divenne rassegnazione, realizzando che probabilmente niente cambierà mai. Ma mai e sempre sono solo invenzioni della mente, astrazioni sull’inconoscibile. Potrebbe essere già cambiato, e tu non te ne sei accorto – Gli disse una vocina nella testa – O forse nessuno se n’è accorto – Continuò Qu. Ormai era nella strada principale, con i gas di scarico tra i peli delle narici, infastidito dai clacson e dai cartelloni pubblicitari. Pedalava senza più speranze, seguendo solo la strada, cercando di non pensare. Rallentò per via di un semaforo e si fermò davanti alle strisce per attraversare, continuando a fissare quella luce rossa.. E fermo, a cospetto del rosso, disse, dentro di sé – Cosa mai potrà cambiare se ci fermiamo di fronte a un colore..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...