Consonanti: B.

Racconto di Altrove preso dalla raccolta “Consonanti”

B.

Dovevano fare questo passa mano per conto di un amico. Non sapevano cosa stessero andando a prendere, conoscevano solo la via e il numero civico. E ormai mancava poco all’ora dell’appuntamento, quindi era il momento di sbrigarsi.. Erano stati scelti loro perché erano affidabili, anche se molto giovani. I migliori per questo genere di lavoretti. Si vestirono a modo , presero i soldi, e si diressero verso il luogo prestabilito. Il meteo dava pioggia, ma sembrava che non sarebbe mai piovuto, e questo non era un dettaglio da poco. La pioggia fa sempre molto comodo in queste occasioni. Lungo il tragitto c’era un bar, dove ci lavorava una loro amica. Si fermarono un momento dentro per prendere un caffè e scambiare due parole con lei. Per loro era come una sorella, una di quelle persone che se può ti aiuta sempre. Che state combinando voi due vestiti in quel modo – Chiese lei – Ci serve un favore.. Ci serve che, se vedi movimento per questa strada, ci chiami – risposero – Ma certo.. Però poi mi trovate un omaggio per la serata di venerdì? – Disse lei con quella vocina da gattina, e i due risposero – Affare fatto.. e perché non porti pure quelle tue amiche dell’altra volta? –  E lei disse – Allora facciamo tre omaggi! – Allora.. Faremo del nostro meglio – dissero loro pagando i caffè. Uscirono dal bar, dopo aver salutato la loro amica, e si recarono all’indirizzo dell’incontro.  Era una casetta a due piani, con un cancelletto e un piccolo giardino. Sul campanello non c’era scritto nulla, solo l’incisione di uno scarabeo alato. Suonarono, e quando la voce chiese – Chi è? – loro risposero – Ci manda Bi – e il cancello si aprì. Bi era un pezzo grosso, uno di quelli che faceva girare i soldi, anche se in realtà, i soldi, non fossero mai stati il suo obbiettivo. Il giardino era carino, c’era anche un piccolo albero di mele, e una di quelle sdraio a dondolo, tutta in legno. Sulla porta di casa c’era questo tizio, una classica persona qualunque: Occhiali da vista quadrati, camicia e maglioncino. Dal piano di sopra si sentiva nell’aria un forte odore di ammoniaca, ma probabilmente, quell’odore,  aveva a che fare col perché fossero li. Il tizio li fece accomodare un secondo, offrendogli dei dolcetti e dicendo che ci avrebbe messo un paio di minuti. Così andò al piano di sopra.  I dolcetti non erano male, erano come fatti in casa, tipo cacao e mandorle. C’era un gatto, tutto spelacchiato, che dormiva sul divano, e che ogni tanto lanciava loro qualche occhiata, come per dire – Non provate a rompermi le palle o ve ne pentirete – e infatti lo lasciarono stare. Il tizio qualunque ritornò, con una di quelle confezioni da sei di acqua minerale. Pensarono che l’avesse presa per offrirgli un bicchiere d’acqua,  invece la poggiò sul tavolo dicendo – Ecco qua! – facendo rimanere i due un attimo perplessi. Dite a Bi di non scherzare con questa roba.. Adesso i miei soldi – Disse il tizio con gli occhiali quadrati – Tieni, contali – Rispose il più alto dei due. Il gatto si alzò, e si mise a miagolare fortissimo, come se stesse morendo – Smettila Orione, sennò non mangi dopo – Gridò il tizio. In quel momento a uno dei due arrivò un messaggio sul cellulare. Era la loro amica del bar, li stava avvertendo che c’era del movimento – Tre uomini, mai visti da queste parti, troppo sicuri della direzione che stanno percorrendo – lesse ad alta voce il più basso agli altri. Non c’era tempo da perdere, dovevano volare via e scomparire per la strada. Così presero la cassa di bottiglie d’acqua, s’infilarono i cappucci,  gli occhiali, e uscirono scavalcando il muretto sul retro. Appena in tempo. Li videro arrivare al cancelletto.. E vedendoli capirono tutto. Capirono di avere qualcosa di grosso fra le mani. Quei tizi infatti non appartenevano a reparti governativi. No, erano stati assoldati da privati, dal potere stesso, forse. Si capiva dal fatto che non stessero cercando un luogo, ma seguendo un segnale.. Il loro! – Ci serve il generatore di frequenze ELF che abbiamo lasciato in macchina, ci stanno rintracciando via etere! – Disse il più basso.  Si misero a correre verso la macchina, che si trovava a pochi isolati da li. I tre tizi continuavano a cercarli, e gli stavano continuamente addosso, ma ancora non li avevano visti. Passa per quel vicolo – disse uno dei due – facciamo prima – e così fecero. Era un vicolo stretto, dove di solito non passa nessuno, che finiva proprio accanto alla loro macchina. Il cuore gli batteva forte, quella non era gente che scherza. Arrivarono alla fine del vicolo, e una volta usciti, si ritrovarono i tre tizi davanti, che gli davano le spalle, guardando un aggeggio che avevano in mano, dicendo fra di loro – Sono qui vicino! – I due rimasero immobili – Siamo spacciati – pensarono. Fra loro e i tizi, a rendere tutto più grottesco, c’era una vecchina appariscente, con il suo carrello della spesa e un ombrello nero in mano. Non sapevano cosa fare, erano nel panico.. Tra qualche attimo i tizi si sarebbero girati verso di loro, scovando i loro volti terrorizzati. Ma improvvisamente cominciò a piovere. Una pioggia fittissima e scrosciante. Una pioggia mai vista. Fu un istante.. Mentre i tre tizi stavano per girarsi, la vecchietta, ritrovatasi in mezzo al diluvio, aprì il suo enorme ombrello nero, coprendo in questo modo la visuale ai tre inseguitori. Allora i due approfittarono per lanciarsi dentro la macchina e attivare il generatore di frequenze ELF, annullando così la ricezione di tutte le frequenze di qualsiasi apparecchio elettronico nel giro di trecento metri. Si sentì un – Merda! Li abbiamo persi! – riecheggiare per tutta la strada. I due non persero altro tempo, misero in moto e partirono. Continuava a piovere, e l’odore della pioggia riempì le strade e le narici dei passanti. Un odore sgradevole per chi correva qua e la in cerca di riparo. Ma per loro, in quel momento, quell’odore divenne invece il più dolce che avessero mai sentito. Un odore che, con un po’ di fortuna, sarebbe rimasto stampato nella loro testa per il resto della loro vita. Si diressero a casa di Bi, il più velocemente possibile, senza dare nell’occhio. Arrivarono alla sua villa, ancora con l’adrenalina nel cervello. Bi li portò subito in questa stanza buia, una specie di cantina, dove c’erano vari apparecchi elettronici. Prese una delle bottiglie d’acqua e versò in una provetta un po’ di liquido. Poi ci infilò dentro qualcosa, che poteva sembrare un elettrodo. Accese un’altra macchina e aspettò un pò. Poi il suo viso si illuminò – Allora è vero – disse Bi – E’ fatta – La pioggia batteva sulla finestra in alto, facendo un gran rumore. Cos’è questa roba Bi? Cosa ci hai mandato a prendere? – Chiese il più alto – Qui c’è quello che abbiamo sempre aspettato!! La chiave, il messia, il giardino dell’ Eden.. Una goccia di questa sostanza sconnette il lobo sinistro del cervello per 48 ore! E noi, ora, per 48 ore, sconnetteremo il mondo.. – Rispose, quasi con le lacrime agli occhi, Bi. Adesso  realizzarono cosa stava succedendo.. Il mondo, di li a poco, non sarebbe stato più lo stesso. Come sarà? – Si chiedevano nella loro testa, ma sapevano che nessuno potrebbe mai rispondere a questa domanda, nessuno. I due si guardarono negli occhi un secondo, cercando forse un reciproco consenso. Allora uno di loro si avvicinò a Bi, e gli disse – Senti Bi, ci servirebbero tre omaggi per la serata di venerdì..

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