Lucertole e sciamani

1. Morale della lucertola

Qui sulle rocce accanto al mare una lucertola come me. Esce un pò dalla caverna e si ferma al sole di Marzo e il suo corpo palpitante. Ieri sera nella caverna pensavo ancora al mio credo, riflesso di riflesso Herman Hessiano, più Herman che Hesse. Pensavo nella grotta che se una cosa è chiara allora è certamente falsa. Questo il mio credo di lucertola. Quindi nella non-chiarezza starebbe la verità delle cose vere. Ma poi pensavo, disperdendo il calore incamerato sulle rocce vicino al mare, che il concetto così espresso era tragicamente chiaro e quindi si annullava da solo.

Cosa nutre la lucertola, oltre al sole, mi chiedo. E questo dubbio alimentare, riflesso di riflesso kafkiano, mi riporta ancora ad altre notti in altre grotte e poi affacciarmi all’imboccatura in questo sole di marzo che è alimento e forse basta. Ora solo  incamerare, tutto un incrementare, ma incrementare nulla e siamo così vicini, anche se forse direbbe Camilla che ciò che mi allontana dalla lucertola sono nuovamente io e le mie superga nere poste tra me e la grotta. Per una morale delle lucertole e della loro rarefatta alimentazione. Guardiamo ai lati e non vediamo davanti, o meglio lei, la lucertola, che quindi non mi guarda se io la guardo, ma mi guarda solo quando non mi guarda. E io allora non la guardo.

***

2. Sciamano sull’autobus.

Ieri o forse l’altro ieri era il mio compleanno e andavo in autobus. Forse ieri o l’altro ieri ero un pò triste per quella storia del compleanno, ma non so spiegarne la ragione. C’ho pensato anche, perché me l’hanno chiesto e mi succede ogni anno, alla ragione vera, ma non ne sono venuto a capo neanche quest’anno. Mi sono detto che è perché, malgrado tutto, vi è un investimento di senso, in quel giorno, che io lo voglia o meno, e siccome c’è investimento c’è aspettativa di senso e quindi necessariamente disincanto e disillusione. Non importa, ci riproviamo l’anno prossimo a non investire di senso.

Ma non è questo che volevo dire. Andavo in autobus e c’era davanti a me a sedere un signore di colore, si sarebbe potuto pensare del Benin, che mi guardava, ma non come si guarda in autobus, ovvero come si guarda sempre, mi guardava in un altro modo. E questo signore sembrava uno sciamano, ma vestito come uno normale, quindi non per l’abbigliamento, ma per la sua faccia espressiva e segnata e per il suo modo di guardare. Guardava tutto molto attentamente e dopo un pò che mi fissava io mi sono convinto che potesse leggermi nella mente, non solo a me, ma a tutti. Non immaginavo un vocìo caotico che doveva sentire lo sciamano, ma ritenevo piuttosto che fosse in grado di isolare i pensieri, non prenderli tutti insieme caotici. Allora lui mi guardava e mi stava leggendo la mente e quello che io pensavo e che lui sapeva era che io stavo pensando a lui e alla sua capacità di leggere i pensieri e il mio in quello specifico momento.

Quindi la mia teoria non tornava, perché se io sapevo che lui sapeva, avrebbe dovuto stupirsi un poco o farmi un segno d’intesa, qualsiasi cosa, ma invece niente. Eppure, pur di continuare a credere che lo sciamano potesse leggere le menti mi sono convinto che fosse preparato da anni a quella eventualità smascherante, che fosse preparato a quella eventualità e dissimulasse. O in alternativa che leggesse sì i pensieri, ma non quelli superficiali, non quella stronzata di io che pensavo che lui leggesse le menti, ma quelli più profondi, quei pensieri che si pensano quando si pensa a qualcos’altro di più immediato. In ogni caso lo sciamano sull’autobus mi capiva, capiva la mia tristezza che io pure non capivo interamente e poi al capolinea siamo scesi tutti e l’ho rivisto, lo sciamano, al gate della città, che si girava indietro come se qualcuno lo seguisse o avesse dimenticato qualcosa sull’autobus e poi l’ho semplicemente perso di vista.

***

3. Progetti per il futuro.

I fragilisti di domani andranno in giro con tatuaggi di Icaro in caduta libera, o forse solo l’idea di tatuarselo, e lucertole al guinzaglio, o forse solo l’idea. Parleranno con sciamani sull’autobus, anzi non ci parleranno che non c’è proprio nulla che questi non sappiano già.

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