Un colpo di pistola pt.1

Un colpo di pistola, dritto in mezzo agli occhi. Un colpo di pistola, di fronte allo specchio, dritto in mezzo agli occhi. Contro lo specchio.

Così decise di farla finita.

“Chi sono adesso?” si domandò tagliandosi con un frammento di vetro.
“Bene esisto ancora.”

Questa storia non ha un continuo.

Il ragazzo rimase a fissarsi riflesso nei frammenti sparsi sul pavimento e finalmente si decise, con un movimento netto e deciso, a incidersi per sempre un bel sorriso da orecchio a orecchio.
Aveva il telefono spento da giorni e nessuno ancora era andato a bussare alla sua porta. Aveva pagato l’affitto e tutte le ultime bollette.

Non era questione di soldi. Anzi.

Probabilmente era proprio dopo aver ereditato quella grossa cifra che iniziò la sua decadenza.

Sì, non si trattava di una nobiltà decaduta. O almeno non nel senso in cui si intende il decadimento di una famiglia di Conti. O forse era proprio quello?

Un conte ricco caduto in miseria. No.

Un uomo tanto nobile da cadere in miseria per l’accesso al potere tramite il vil denaro.

Niente di peggio.

Il potere sugli altri.

Il potere di acquisto.

Un orafo, che dopo anni di studi e tagli di unghie per forgiare l’anello da regalare all’Amore, al suo Amore, lo vende, per soldi, al più goffo degli uomini, a quel Conte che compra, l’opera completa, infangando una nobile estetica forgiata insieme a quell’anello, infangando quel lavoro e il suo amore con l’ausilio dei soldi.

Costruire in una verde prateria, un bel recinto, per accontentare il proprio cavallo.

Niente di peggio.

Odio pieno cantavano. Tutto in vendita.

I bimbi indaco, lontano, continuavano a tenersi per mano. Lontano da baracche, torri e caserme. Lontano da mani che indossavano anelli di altre persone. Lontano dalla nobiltà e dal decadimento.
Vicini, per mano.

Sbatté un attimo gli occhi, guardava lo specchio con sguardo assente, nel vuoto, scosse la testa, si sciacquò la faccia per riprendersi e sputò acqua, dentifricio e sangue.
“Sarà una giornata faticosa” pensò mentre finiva di lavarsi i denti.

Lo specchio era ancora integro.
Ripose lo spazzolino al suo posto e si osservò l’anello: ”Devo smetterla di fare questi pensieri alla mattina.”

Una grande storia, altro che senza continuo, era appena cominciata.

Fece colazione e poi tornò a letto per proseguire il sogno che aveva lasciato a mezzo.

‘Chi era lui? Non lo avevo mai visto.
E che cosa mi ha sussurrato all’orecchio il momento prima che mi assalisse quella sensazione così intensa?
Ricordo un divanetto sul verde scuro che poggiava per terra, poggiava al livello del pavimento, senza i sostegni, su di un tappeto.
Ricordo che ero in una posizione comoda come se mi trovassi in una vecchia e scura fumeria d’oppio.
Ricordo una terza persona a cui ho dato relativa importanza, giusto la sua presenza era nell’aria, forse una ragazza.

Ma lui..

..lui chi era?

Non lo avevo mai visto prima. Parlavamo insieme di qualcosa d’interessante, aveva i capelli lunghi raccolti a coda di cavallo e degli occhialini.
Ero molto rilassato e a mio agio, l’ambiente era un po’ scuro o, forse, ero io concentrato soltanto nei particolari che ho già detto, era come se mi trovassi su di un’isola collocata al centro del buio, da cui distinguevo il divanetto sul tappeto, il tipo con gli occhialini e la presenza di quella terza figura.

Il momento di svolta è stato quando mi sono accorto di qualcosa.  E’ strano. Mi sono proprio accorto che c’era qualcosa che mi tornava bene o che non mi tornava affatto. Ma cosa diavolo era?
Come se fossi dentro a un luogo lontano o aldilà di esso, come se mi fossi accorto di stare sognando o di venire studiato o di essere in un posto alieno ai soliti posti che frequento. Una sorta di camera nel cyber-spazio; sapeva di una cantina al piano interrato, dove si ritrovavano degli hacker per stare al riparo, ma non c’era tecnologia nell’aria.

Nel momento in cui mi sono reso conto di questo ha iniziato ad arrivare quel buio verso di me, ma non è descritto bene così.
Nel momento in cui mi sono reso conto che c’era qualcosa di alieno, lo spazio ha iniziato a restringersi inghiottito dal buio, e il momento prima che mi assalisse con quella sensazione che mi ha accompagnato fino al risveglio, il tipo, a me sconosciuto, è riuscito (perché sembrava proprio che ci fosse riuscito) a sussurrarmi qualcosa nell’orecchio. Tre parole, anzi due parole come:”Conquista la collina.” o un altro comando in questa modalità diretta. Mi era sembrato di aver intuito la prima, ma quando lo spazio si è chiuso, è arrivato fin dentro il mio orecchio, facendo un suono che rimandava a un luogo colmo di vibrazioni a una bassa frequenza, intenso.’

Al che ho aperto gli occhi, ancora qualche secondo con quella sensazione e quella prima parola oramai perduta. Eccoci qui ho pensato. Ora sono di nuovo a letto. In bagno ho appena avuto una semi-allucinazione. Voglio smettere di pensare, riprendere quel sogno e sentire cosa voleva da me quel tipo smilzo. Adesso mi concentro sul respiro. Adesso. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro. Ancora. Vuoto, libero, mi stacco.

Un leggero cambio di sensibilità, una trasparenza impercettibile nell’aria.

Si era riaddormentato, era andato a finire il sogno che aveva cominciato. Questa volta col senno di poi.

“Chi sei?“
“O, dovrei chiederti, chi sono?” aggiunse rigirandosi l’anello che nel frattempo era passato in un altro dito.

Conquista la collina.

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