Consonanti: T.

Racconto di Altrove preso dalla raccolta “Consonanti”

 

T.

Insomma, tornavamo dal mare. Io e Ti. Ero arrivato qualche giorno prima con degli amici che poi erano andati via, quindi la chiamai e mi raggiunse. Una giornata in spiaggia, un paio di birre, qualche spinello e di nuovo sul furgone per tornare a casa. Avevamo giusto quelle sei o sette sigarette per il viaggio, un’unica cassetta di musica con scritto sopra “John Lennon” e una doppio malto da 33 cl.  Avevo i miei occhiali da sole con le lenti viola, comprati poco prima da un venditore ambulante, una camicia a mezze maniche color ghiaccio e dei pantaloncini blu un po’ scoloriti. Ti invece aveva solo questo vestitino bianco cortissimo con sotto il costume, o meglio quei cordoncini di stoffa  che le ragazze di oggi chiamano costume. Beh, era davvero una fica paurosa, specie con quel vestitino e i capelli ricci sciolti. Quindi, dicevo, sono in autostrada, mentre il sole comincia a calare, iniziando a dipingere le nuvole di arancio e il mare di scaglie dorate. Il motore faceva un gran casino e non era facile parlare con Ti che mi era accanto. Ogni volta si doveva ripetere quello che si era detto ed è dura mandare avanti una conversazione in questo modo. Ma infondo non ci interessava molto parlare. Di cosa poi? Iniziava il tramonto, ero stato tutto il giorno al mare in totale relax con una gnocca incredibile a prendere il sole e bere birra, c’era pure John Lennon di sottofondo, che cosa avrei potuto aggiungere a questo momento con le parole? Assolutamente niente! Quindi rimanemmo in silenzio, ascoltando i pistoni fondersi con i bassi della musica, e godendosi i giochi di luce del sole sul paesaggio. Non c’era molto traffico, anzi, pareva che in viaggio ci fossimo solo noi.. L’asfalto scorreva sotto i piedi, e via via le sigarette diminuivano di numero. Ogni tanto Ti mi dava un bacio sulla guancia, accarezzandomi la mano che stava sul cambio, sorridendomi con quelle labbra spesse e morbide. Mi sentivo felice, mi sentivo di stare cavalcando il caos nel modo giusto. Sentivo che quel momento era così perché così doveva essere. Il tramonto si fece più intenso, colorando in questo modo anche le punte degli alberi ai lati della strada. Era il rosa adesso a regnare sulla terra, quel rosa che introduce il blu della sera, che lo stuzzica come un’amante annoiata per farlo destare.. Guardavo la strada mentre fugacemente scrutavo le gambe di Ti che si allungavano da quel vestitino verso di me. Mi facevano ribollire la mente di pensieri ossessivi. Non avrei resistito a lungo.. Così cominciai a stringere con la mia mano una di quelle cosce perfettamente curate. Ne sentivo il calore, erano lisce da far impazzire! Continuai a stringere con più insistenza, e a quel punto Ti mi afferrò la mano e la spinse delicatamente tra le sue gambe, continuando a fissare il tramonto. Il cervello mi stava esplodendo, mentre le nostre mani si incrociavano tra le pieghe del costume di lei. Poi se lo tolse e lo gettò nel retro del furgone, riposizionando con cura la mia mano dove doveva stare e si accese la terz’ultima sigaretta. Adesso al motore e a John Lennon si erano aggiunti i gemiti di Ti, quei lamenti che non sai mai se sono veramente sentiti o solo forzati per farti uscire di testa. Era stupenda, con la bocca semiaperta e la sigaretta in mano. Sapevo che voleva tormentarmi, quasi sfidarmi, e infatti dopo un po’ riposizionò la mia mano  sul cambio e si allontanò. Appoggiò la sua schiena al finestrino di destra e allargò le gambe nella mia direzione. Con una mano fumava, con l’altra prese a darsi piacere da sola, ed io dovevo per forza guidare, tentando di guardarla ogni volta che potevo. Pensai di accostare, strappargli quel vestitino del cazzo e scoparla come una bestia.. Ma non lo feci. Ero curioso di vedere dove voleva arrivare, in quale dimensione volesse portarmi.. Passò ancora qualche minuto prima che questo spettacolino finisse, poi Ti si sporse verso di me e cominciò a baciarmi il collo come per dire – Vediamo se fai l’indifferente adesso – Oddio, iniziai a stringere il volante con più forza mentre lasciavo che tutto il resto del corpo si abbandonasse a lei. Mi sbottonò i pantaloni, e come se fosse il suo ultimo atto su questa terra, cominciò a farmi un pompino impressionante. Ormai era già buio, e i fari delle macchine nello specchietto si facevano sempre più fastidiosi. Ne avevo una dietro e mi pareva che ci fosse da almeno dieci minuti. Insomma, l’autostrada era vuota, perché doveva stare dietro di me, ti rompe avere uno attaccato dietro, ancor di più se ti stanno facendo un pompino. Mi accesi allora la penultima sigaretta, mentre Ti continuava imperterrita ad affondare la sua faccia ritmicamente sul mio bacino. Quindi mi ritrovo sul mio furgone che fumo una sigaretta, con il motore che fa un casino insopportabile e John Lennon a tutto volume mentre Ti mi succhia via anche l’anima e con i fari del tizio dietro sparati negli occhi.. Non è facilissimo abbandonarsi a tutto questo, stavo quasi per svenire. Finalmente arrivarono gli spasmi dell’orgasmo a rassicurarmi da quella situazione, e riempiendo in questo modo l’esofago di Ti col mio dna. Tutto bene, pensai. La sigaretta stava finendo e cominciai a cercare il posacenere sul cruscotto. Ma non vedevo niente a causa di quei fari, e nel frattempo Ti stava continuando a fare quello che stava facendo. Allora mi partirono degli scatti addominali, quelli che partono a volte dopo un orgasmo. E più mi venivano, più Ti si impegnava. E mi stavo bruciando le dita col tizzone. E perché quel cazzone continuava a starmi dietro? Cosa avrebbe fatto John Lennon in questa situazione.. Dissi a Ti di stare ferma un attimo, ma non mi ascoltava, e gli scatti mi facevano affondare il piede sull’accelleratore, e quindi il motore faceva ancora più casino! Fanculo, getto la sigaretta a terra, inchiodo di brutto e accosto, spengo il motore, spingo via Ti e spengo la musica. Silenzio. Un gran silenzio. Forse il silenzio più bello che abbia mai ascoltato..

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