Consonanti: R.

Racconto di Altrove preso dalla raccolta “Consonanti”

 

R.

Una sera di settembre, Erre, se ne stava sul divano a fantasticare sul mondo, a viaggiare con la fantasia, quando qualcuno bussò alla sua porta. Sorpreso, Erre, si alzò per andare a vedere chi si celasse dietro l’uscio di casa. Chi lo stava cercando a quell’ora della notte? Nessuno veniva mai a trovarlo.. C’era un giovane, ben vestito, con un gran sorriso ritagliato sul volto e gli occhi neri come il buio di un sottoscala. Chi sei tu? – Chiese Erre, sicuro di non aver mai visto prima quella persona elegante. Io sono  il diavolo – Rispose lui, con tono deciso e rassicurante. Erre si fermò un secondo. Rimase in silenzio ad osservare quel diavolo, dai bei lineamenti, con la sua giacca nera e il suo pizzetto caprino molto ben curato. Poi disse – Ti immaginavo diverso – Lo so. I tempi dei forconi sono ormai lontani.. L’estetica è semiotica mio caro, e nel vostro mondo, è molto importante – Rispose il diavolo. Che cosa vuoi da me? – Domandò Erre – Che domande! – disse il diavolo – Sono qui per il patto! Per cosa sennò? – Ci fu un lungo silenzio, mentre il diavolo, con passi felpati, si faceva strada nell’atrio, avvicinandosi a Erre col solito sorriso e i soliti occhi tutti neri, facendo apprezzamenti sullo stile dell’arredamento. Vedi, io non sono quello che pensi – Disse – Io, da te, non voglio nulla.. Sei tu a volere qualcosa da me! O preferisci forse rimanere sul tuo divano, a fantasticare su quello e quell’altro, senza che si realizzi mai? Quindi dimmi, che cosa vuoi tu da me? – Erre si mise a pensare, e nella sua testa cominciarono ad apparirgli una serie di immagini evocative. Soldi, fama, donne, droga, bellezza, status sociale.. O in una parola sola, potere! – Voglio il potere! Il potere di poter realizzare tutto quello che mi va, come mi va, quando mi va. Dammi questo potere ed io ti darò qualsiasi cosa in cambio! – Disse Erre ad alta voce. Il diavolo sorrise, e poi cominciò a ridere, sempre più forte, esclamando con voce imponente – Sciocco, ma tu questo potere lo hai già! – e continuava a ridere. E con lui, rideva anche la stanza – Non è questo quello che ti serve. No, quello che vuoi è una scorciatoia. Tu vuoi solo che qualcuno ti indichi la strada più breve perchè non sei capace di vederla da solo. E per questa indicazione sei disposto a dare tutto a qualcuno che non vuole nulla! Voi uomini siete così strani. Non dareste mai niente a qualcuno che ne ha bisogno e a me che ho tutto dareste qualsiasi cosa! – Si fermò il diavolo, ridendo sempre più forte, insieme a mille risate riecheggianti per la casa. Erre rimase perplesso e replicò – Non mi importa di quello che dici, rendimi onnipotente, dammi il potere! Dammi il potere! – Il diavolo allora smise di ridere e si ricompose. Tirò fuori un sigaro stretto e lungo dal taschino sella giacca. Lo accese con un fiammifero, riempiendo così la stanza con un forte odore di zolfo.. E infine, guardando Erre negli occhi, attraverso strisciate di fumo bianco, disse – E sia! Ma sappi una cosa. Potere e felicità non hanno nessun collegamento. Al contrario, ogni abbandono di potere è abbandono di sofferenza. Tu non capisci una cosa elementare. Non si può avere tutto se per averlo, ogni volta, si dovrà cedere qualcosa. Solo nell’abbandono, nel ceder tutto, si può ottenere il potere, poichè in realtà non vi è nessun potere e quindi niente da ottenere. Solo chi depone l’amore e la spada della volontà, diventa tutto, sarà tutto! E il tutto, mio caro, può fare tutto! Adesso addio, anche se non è la parola più adatta, e buon inferno, dato che con la tua scorciatoia, ci arriverai prima degli altri.. – E detto questo scomparve, attraverso un grande specchio appoggiato al muro, vicino al divano. Erre lo aveva trovato per strada qualche sera prima e non lo aveva ancora sistemato. Si affacciò allo specchio, guardandosi, ancora incredulo di quello a cui aveva assistito. E in quel momento si accorse di una cosa di cui non si era mai accorto prima.. Si accorse che quello che si era specchiato in tutti questi anni, quel tizio che appariva nello specchio, non era lui, non era Erre.. Ma da adesso in poi lo sarebbe stato fino al giorno della sua morte..

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