Passione

Un profumo a volte è difficile da scordare. Soprattutto se è uno di quei profumi che non ti rimane attaccato addosso. Suona strano ma è così. Quelli che ti rimangono addosso sono falsi.

Mi spiego.

Intendo uno di quei profumi in cui ti ci ritrovi immerso. Non so.

Si tratta di una fusione diversa. Non di diverse fusioni. Solo una.

Rara.

E’ uno di quei profumi che hai sempre sentito, che riconosci, che ti torna a rappresentare il tuo vecchio amico o nemico o amante o compagno nei tempi in cui eri un samurai.

Si parla di odori più che di profumi.

Il ricordo non può svanire perchè quel momento è stato eterno.

Ma credo di non dire nulla a nessuno.

Forse urlò ad orecchie già sveglie.

O forse parlo sottovoce con me stesso.

Non saprei.

Ma quanto è bello non sapere?

Libero. E vero.

Come un cavallo che mentre… basta parlare di cavalli. Troppo facile con questo titolo.

Non si scrive così.

Cercherò di abbandonare i coorrelativi oggettivi. Cercherò di abbandonare un periodo dove non voglio collocarmi. Meglio detto: cercherò di collocarmi nel mio periodo.

Passione.

Dal greco: non ricordo. Mai studiato abbastanza, è questa la mia fortuna.

Gioco.

Dal greco: non ricordo davvero.. pensavo di giocare.

Abbandonare i binari sicuri del treno che conosce la direzione.

Passione.

Spaccare tutto. Un sottomarino che non accetta il limite della terra, un falco che, ad occhi chiusi, sorvola su millenarie ed immobili prede ricercando qualcos’altro.

Passione.

E’ guardarsi allo specchio, negli occhi, e odiarsi e amarsi e picchiarsi e riamarsi e strapparsi i capelli e fare l’amore ma giusto per riodiarsi con più verve.

Passione.

Forse è anche unirsi, come dicono… il mio periodo, abbandonare porti sicuri per costruire missili per l’infinito, senza odio, con amore, o entrambi.

Abbandonare sempre i porti sicuri, prima regola.

“Che ci fai qui?”

“Ti aspettavo”

Era la prima volta che si incontravano. Lui la aveva già vista all’università, in giro per le piazze, nella scorsa vita… esageriamo.

Lui non era bellissimo ma era unico. Voglio dire: sono tutti unici, ma lui anche esteticamente. Non era il più colto anche se poteva parlare con tutti, non era il più bello ma riusciva a valorizzare i suoi difetti, era pieno di problemi e li innalzava…. era un periodo in cui i tipi problematici avevano il suo fascino. Storie di crescita. Bei tempi..

“E tu chi sei?”

“C.”

“Sì ma chi sei?”

“Un attrice”

Un attrice. Cosa mai poteva chiedere di meglio una persona che non riusciva a scegliere il gusto di un gelato. Il pistacchio  di convenzione. Un bel seno anche. Anche un bel seno per convenzione? O era per quella storia che studiano della mancanza di allattamento. Cazzate. Che importanza aveva?

“Pistacchio e.. C. scegli te”

“Mi piace il pistacchio” a caso rompeva il ghiaccio “Non sono mai stato fidanzato.”

“Siamo già fidanzati” pensava C. Lei già lo sapeva.

“Non sono mai stato amato” continuava a caso “Non credo che mi amerai”

Un sapore di sfida. Sfidare un attrice è come credere che un cubo immerso nell’acqua non riesca a trovare il suo spazio.

Non volevo collocarmi in un periodo ma lo farò. Nel mille e seicento c’erano i kebab in giro per la città? Comunque.

Una delle dichiarazioni d’amore più squallide della storia, come la storia che ne venne fuori, forse era per quello che andò così. Ma lei era un attrice e lui la voleva. Meglio detto: lui sentiva di chi poteva innamorarsi.

“Guarda che ti puoi innamorare di qualunque ragazza, anche di una bionda, di una obesa, di una secca, di una con il seno piccolo, si tratta di trovare un accordo con la propria estetica” quello che voleva dire quell’anonimo ragazzo era che l’amore è universale quando smetti di guardare con gli occhi. Come guardare un finestrino dal terzo piano: c’è chi vede la finestra e c’è chi, con occhi sfuocati vede il vetro ma mira il paesaggio, ma questo è un luogo comune.

“Puoi amare chiunque” anima bisessuale.

“Ma smettila” rispose il suo migliore amico

Entrò in quel kebab. C’era un vetro crettato.

“Il fatto è che di te mi potrei innamorare”

Si misero a ridere tutti, quei due ragazzi col camicino, il kebabbaro e il cane che per l’emozione fece un paio di gocce di pipì.

“Non me ne frega un cazzo della gente che qui sta ridendo. Hai capito? Io di te mi potrei innamorare”

Forse avrebbe solo voluto scoparci ma andò così. Non che la prassi vada così. Ma lì per lì andò così. Vodka?

Passione.

Litigare, togliersi la maglietta in mezzo a degli sconosciuti e lanciare il portafoglio contro un muro. Non è quello l’importante.

Mordersi, aprire lo sportello della macchina in corsa e fare finta di lanciarsi per strada.

Uccidere, prendere per il collo uno dei tuoi migliori amici per la colpa di avergli sfiorato i fianchi o il seno?

Il limite della realtà confondendosi con le paranoie iniziava ad essere pesante.

“Ma va così o sono paranoico? E’ accaduto davvero?”

“Cos’è la fiducia?”

Osessioni, possessioni, gelosie, confessioni, tradimenti, tenerezza, fare l’amore, l’orgasmo, progammare… passione e fiducia.

L’amore libero: non esistono tradimenti, amare, fare ciò che vuoi, niente da confessare, nessuno è di nessuno, regna il momento, poche domande, tenerezza, fare l’amore, l’orgasmo, progammare cosa? Un viaggio al massimo. Ma programmare cosa.

Dawson’creek. Sono ricaduto nella nostra generazione. Vorrei non contestualizzare ma siamo nel 2011 e dowson creek lo abbiamo visto. Tradimenti, gelosie, possessioni, confessioni. Dowson creek e kebab. Che storia.

Sto sminuendo.

Un attrice potente, perchè c’è chi recita e chi invece è un’attrice. Non è facile essere un attrice. Voglio dire che puoi essere chiunque, tutti possono essere chiunque penserete voi, ma un attrice può comportarsi di conseguenza. Anch’io sono un attore ma..

L’attrice più passionale che potesse essere, un bel seno e molto decisa. Volontà da vendere.

Lo prese di forza. E’ che lui non voleva essere un numero.

Fra, non sò, venti anni?.. ci presenteremo come: “Ciao sono 3289043111” “Piacere, sei carino”

Voleva essere l’unico. Grosso sbaglio. Era già stata con un sacco di numeri.

“Però magari io…”pensava di essere speciale, grosso sbaglio, anzi, piccolo sbaglio.

Fù speciale. ne rimase convinto tanto che non accettò il fatto di salutarla: “Ciao 3334396515” era finito tutto. Ma come? La storia del figlio?

Altra storia lontana almeno seimila numeri o quattro o cinque non esageriamo.

Nutrì quella attrice come una di quelle nonne che danno da mangiare ai nipoti. Una di quelle nonne che non fanno solo la pasta al pesto, la pizza e le polpette. Una di quelle nonne che hanno fatto le cuoche e sanno cucinare di tutto. Anzi come una di quelle nonne che fanno solo le polpette, la pasta al pesto e la pizza, ma che sanno anche come si curano una ventina di specie di piante, sanno cucire, riadattare una camicia al corpo più piccolo del nipote, sanno prendere decisioni economiche, non buttano via le briciole del pane tagliato e messo a congelare perchè nel latte la mattina dopo hanno il sapore di risparmio. Un sapore che senti negli anni che passano, non tutte le mattine.

“Buone quelle briciole nonna” avrebbe dovuto dirgli il nipote smettendo di buttare il pane.

Passione.

Alcool graffi, pianti, una scritta sul muro prima del tradimento “Je t’aime petite prince”. Un attrice che ci credeva davvero.

Cerco un centro di gravità permanente, cantavano. E’ Battiato, ormai ho parlato di kebab e dowson creek quindi posso contestualizzare.

Almeno dieci personalità. Non una C. Dieci C. Che bello stare in un harem.

Peccato per l’amore libero.

Pausa, tabacco.

Cosa diavolo ho scritto.

Amore libero e dawson creeck? Dare vita ad un tunnel di vuoto, come dicevo l’altra volta. Avere la coscienza di non guardare la televisione e guardarla proprio per questo? Ma che storia era? Così orgoglioso di aver capito da rimanerci incastrato dentro? Ecco il controllo mentale.

Ma stavo parlando di passione non di cazzate.

Si rincontrarono anni dopo, quando il fiore appassito che infuocava l’animo di quei giovani cercava un pò d’acqua.
Alla fine tutto era cambiato, era cambiato davvero, a scapito di quelli pronti a salpare. Un ancora pesantissima si era trascinata nel profondo fondo dell’oceano. Incastrata in macigni che nemmeno le braccia di un Dio avrebbero saputo spostare.

“Ti piace il kebab?” chiese lui.

“No, non lo mangio oramai da anni.”

Le delusioni della vita. In ritardo. Le storie sovrapposte di due persone che non combaciano, come il gioco del bambino che prova a inserire un quadrato in un buco triangolare.

Passione. Quell’odore.

La pausa della passione.

Con zingare venute dall’ovest avrebbe ritrovato quella passione.

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