Sunday Night Desperados: Tre. Se poi si volesse tornare.

Se poi si volesse tornare

Tra il mare e la strada hanno costruito un giardino. Ma questo è successo tanto tempo fa. In quel giardino tra il mare e la strada. Se esistesse una sorta di imprinting  al contrario qui allora non ci verrebbe mai nessuno, non ci starebbe nessuno, perché qui non
c’era niente, prima della strada e prima del giardino tra il mare e la strada, solo chissà alcuni gatti e alcuni uomini che si distendevano sulle pietre a prendere il sole. Ma l’imprinting al contrario è un concetto che non esiste, perché esiste l’imprinting. Così raccontava il padre, dei caprioli che tornavano a quel prato che non era più un prato ma un complesso di villette dove il padre viveva e dove di mattina i caprioli tornavano per l’imprinting e l’abitudine che sono poi la stessa cosa.

Nel giardino tra il mare e la strada. Ci va ogni giorno una ragazza orientale che dà da mangiare ai gatti. Nessuno sa chi sia, a nessuno interessa, del resto. Dura finché dura e non un giorno in più, ma ad ogni modo la comunità felina è venerata come la Madonna e i Santi, anzi le pratiche convivono nello stesso spazio di culto, che è appunto il giardino. Alcuni vecchi sono devoti alla Madonna, altri ai gatti e tutti vivono benissimo e vivono finché vivono, non un giorno in più.

Quando la ragazza orientale non verrà più a dare venerazione ai gatti, che ad ogni modo non chiedono niente e non chiedono in generale, quando lei non verrà più, cosa che del resto non rappresenta una vera preoccupazione quanto un semplice riflesso, un pensiero derivato, ebbene quando sparirà dal giardino non cambierà niente, tutto continuerà come se niente fosse mai stato, nel giardino tra il mare e la strada. In parte perché la popolazione locale, senza bisogno di spiegare dicasi gente dell’Europa del Sud, continuerà a venerare la comunità felina e la Madonna e se anche dovesse interrompere il culto non cambierà mai niente, si tratterà solo di rinunciare a qualcosa, qualcosa che è comunque superfluo, come le piccole costruzioni e le coperte e le vaschette con l’acqua e il cibo sofisticato o esotico. Tutto un di più che non cambia niente e quando sarà passato non verrà mai più ricordato.

Tutta la prima parte del giardino appartiene al gatto nero, cosa che del resto non stupisce nessuno. La donna orientale lo venera, come primo è il primo a ricevere il cibo e i fiori. I petali. Tutta la terrazza che affaccia sul mare gli appartiene, la gente che si siede o che passa di lì non può non notarlo e lui riceve da essi amore e venerazione, in forma diffusa, ma tende a non creare legami con nessuno. No emotional attachment. Mai creati. Quella parte del giardino è la prima cosa che si nota del giardino in senso ampio, è il primitivismo e conserva tutto quanto le origini continuano a trasmettere già una volta che si è passati oltre. Una fontana, dei parasole colorati di rosso e il gatto nero. Niente altro.

La seconda parte è la parte autonoma del giardino, ma l’autonomia è qualcosa che non può essere rappresentata, come lo era prima, in un singolo gatto, il gatto nero, che pure era autonomo, ma comunque singolarizzato in questa autonomia e quindi la cosa non stupiva. La seconda parte del giardino manifesta le sue regole di autonomia, ma in maniera estrinseca. Ci sarà l’uomo che protegge i bagni pubblici, che però sarà indescrivibile, per il suo non darsi mai in una visione frontale, sempre differita, sempre così timido o forse non timido, ma semplicemente autonomo, per il suo essere lì a difendere i bagni e spazzare quei tre gradini. E poi la comunità felina, che vive sotto i parasole, dentro case donate loro dai devoti e che vivono senza alcun contatto diretto con gli uomini, solo il cibo della ragazza orientale e quello dei devoti che però si presentano ad orari improponibili. E poi il culto della Madonna, sempre lì, ma più verso la strada, dove uomini anziani si recano a portare mazzi di fiori, perché poi i fiori chissà. Nessuno li vede o deve vederli in questi loro atti di devozione, eppure a volte capita di vederli, rapidi, passando dalla strada, anziani signori che lasciano là il loro tributo.

Infine la terza parte del giardino, è la parte ibrida, dove l’umanità e i felini convivono e provano anche a confrontarsi. Ancora altre costruzioni e coperte, e gatti distesi e inoperosi, così come umanità varia che si reca al bar e lì rimane le ore, a parlare di niente, quindi diciamo a prendere il sole. I gatti  si avvicinano agli uomini, non per ricevere cibo, o tantomeno affetto che già hanno, ma per una intrinseca capacità di quel punto del giardino, dove tutto tende ad avvicinarsi e a contaminarsi. Ma contaminarsi suona negativo e allora si dica solo osservarsi e tutto ciò che una osservazione comporta. La terza parte è quella dove è più facile tornare, se poi si volesse tornare. La prima respinge, perché dovrebbe essere conquistata con tutta la forza individuale e sarebbe del resto una battaglia persa in partenza, perché l’individualità con cui ci si confronterebbe sarebbe pur sempre quella di un gatto nero. E sarà lui a sopravviverci. La seconda parte invece richiederebbe una totale spogliazione e fusione con l’elemento cultuale, insomma una rinuncia che a parte un devoto o un gatto vorrebbero rifiutare per sé. La terza allora accoglie per le sue dinamiche di compenetrazione reciproca, che non chiedono niente, tranne la semplice presenza e osservazione. E certo, la consumazione al bar.

6:12:2011

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